Messe, mottetti e chanson a conclusione del festival di musica antica di Anversa

A Laus Polyphoniae i concerti di Huelgas Ensemble, Micrologus, Contrapunctus...

Micrologus (Foto Johan Beckers)
Micrologus (Foto Johan Beckers)
Recensione
classica
Anversa
Laus Polyphoniae
16 Agosto 2019 - 25 Agosto 2019

Nelle note di presentazione dei concerti di questa edizione di Laus Polyphoniae  dedicata a Maria di Borgogna è stato spesso citato il libro di coro della cappella musicale borgognone conservato nella Biblioteca Reale di Bruxelles, il codice 5557, che oltre a musiche dei più importanti compositori franco-fiamminghi contiene anche le messe degli inglesi Richard Cox, Walter  Frye, e John Plummer. Lo Huelgas Ensemble diretto da Paul Van Nevel, una presenza stabile nella programmazione del Festival, ha tenuto un breve ma intenso concerto collocandosi come d’abitudine al centro della navata della Chiesa di San Paolo, che con le sue belle statue lignee e i dipinti di alcuni pittori, tra i quali spicca il nome di Rubens, è un luogo importante nella storia di questa manifestazione. Nel programma oltre a un movimento di una messa di Cox e di Plummer, figurava anche l’unica composizione attribuita a Cornelius Heyns, la Missa pour quelque paine, che a metà Quattrocento era cantore nella Chiesa di San Donaziano a Bruges. Van Nevel è noto per la sua capacità di scovare musiche interessanti e talora sorprendenti e anche stavolta queste non sono mancate, perché la messa di Heyns è apparsa molto variegata dal punto ritmico con la presenza di diversi salti melodici all’interno delle sue parti. Anche The Binchois Consort diretto da Andrew Kirkman ha creato il suo programma attingendo allo stesso manoscritto, sia per la Missa Flor regalis di Walter Frye che per tre splendidi motteti di Busnois eseguiti nella Chiesa di Sant’Andrea, la cui acustica ha ulteriormente valorizzato l’eufonia della scrittura del compositore inglese e la movimentata e variegata condotta delle parti del musico franco-fiammingo.

Nello stesso periodo di Heyns, attorno alla Chiesa di San Donaziano di Bruges ha gravitato anche un altro cantore, ma di tutt’altra pasta, chiamato Gilles Joye, di cui si conoscono solo un pugno di chanson e la Missa super O rosa bella che sono state eseguite dall’ensemble ClubMediéval diretto da Thomas Baeté. L’idea di dedicargli  un concerto è nata dal ritratto eseguito da Hans Memling, nel quale appare  l’immagine di un uomo austero e devoto, ma al contrario il musico era un attaccabrighe frequentatore di bordelli che viveva con la sua concubina Rosabelle. Questo non gli impedì di entrare nella cerchia dei musicisti di corte e di divenire canonico di San Donaziano, e come è detto nella sua divertente chanson dal contenuto scabroso, Ce qu’on fait a catimini, ciò che si fa di nascosto e in segreto sarà perdonato…

Tra i molti concerti dedicati esplicitamente alla figura di Maria di Borgogna c’è stato anche quello dell’ensemble Contrapunctus diretto da Owen Rees, con composizioni sacre dedicate alla Vergine di Ockeghem, Desprez e Busnois, il quale fu al servizio della corte di Carlo il Temerario e di sua figlia Maria, mentre  il concerto dell’Ensemble Leones diretto da Marc Lewon è stato dedicato alla figura del consorte della duchessa, l’imperatore Massimiliano e alla musica della sua corte di Innsbruck. Nel programma composto quasi esclusivamente da canti in tedesco, figuravano anche diverse composizioni monodiche di epoca precedente, giustificate dal fatto che i lieder del minnesang Neidhart sono presenti anche in manoscritti della prima metà del Quattrocento, e che presumibilmente erano ancora intonate insieme a quelle del musico e poeta tirolese del primo Quattrocento Oswald von Wolkenstein.

Tra i concerti più apprezzati dal pubblico che riempie quotidianamente e più volte al giorno le sale dove si svolge il festival, a cominciare dalla Chiesa sconsacrata di Sant’Agostino che è l’auditorium di Amuz, l’istituzione organizzatrice della manifestazione, va segnalato quello dell’ensemble Le Miroir de musique diretto da Baptiste Romain, che era dedicato prevalentemente a Johannes Tinctoris, il grande teorico franco fiammingo la cui produzione musicale è poco nota ai giorni nostri  perché si è data più enfasi  ai suoi trattati ma anche a causa della maggiore fama dei suoi colleghi. Lo stesso vale per Micrologus, il gruppo diretto da Patrizia Bovi, che con il programma intitolato “Il falò delle vanità” ha entusiasmato il pubblico con un affresco sulla musica fiorentina della seconda metà del Quattrocento dal quale è emerso il contrasto tra le musiche edonistiche carnascialesche patrocinate da Lorenzo il Magnifico e quelle penitenziali promosse da Savonarola. Durante il concerto, la  lettura dei passaggi delle prediche del frate domenicano nei quali venivano  condannati  i “canti figurati”, ossia le musiche polifoniche, e più in generale le pratiche musicali profane ha contraddistinto le diverse parti del programma che comprendeva anche alcuni travestimenti spirituali di canti bruciati insieme a strumenti, libri e oggetti voluttuari nella furia del rogo acceso dai Piagnoni seguaci del castigatore dei costumi fiorentini, ma sopravvissuti grazie alla tradizione del “cantasi come”.

Dulcis in fundo i Gothic Voices che in una formazione vocale e strumentale hanno celebrato il genio di Dufay con uno splendido concerto alternando alcuni tra i mottetti più interessanti scritti dal cantore e compositore a lungo attivo in Italia, come O sancte Sebastiane, probabilmente scritto come supplica per scongiurare la diffusione di una epidemia di peste, e un florilegio di chanson tra le quali hanno brillato Vergene bella, sui versi di Petrarca, e Mon bien, m’amour. Non poteva esserci conclusione migliore per una edizione che ancora una volta ha rivelato la straordinaria bellezza e ricchezza del patrimonio musicale franco-fiammingo.

Ma secondo il direttore artistico Bart Demuyt, che ha scelto e commissionato ai diversi gruppi musicali alcune opere raramente eseguite, c’è ancora molto da scoprire e forse solo tra una decina d’anni continuando a fare ricerca, che è alla base di questo festival, e ad eseguire musiche inedite si potrà avere un quadro più completo che potrebbe anche modificare la percezione che abbiamo dell’arte polifonica degli oltremontani e aggiungere altri nomi a quelli già consacrati. Certamente la fedeltà del pubblico che segue sempre con molto interesse e partecipazione tutti gli eventi di  questa manifestazione è lo specchio della sua eccellente qualità.

La summerschool dedicata al canto della polifonia con la notazione originale

Da diversi anni oltre alle conferenze, e agli eventuali convegni, si svolge un corso dedicato alla prassi della polifonia franco-fiamminga intonata direttamente dalle fonti della notazione originale, che si conclude con un concerto aperto al pubblico dei suoi partecipanti che si svolge nella cappella del Campus Carolus della sede anversana  dell’Università di Lovanio. La summerschool attrae sia amatori, di anno in anno sempre di miglior livello, che musicisti professionisti che vogliono condividere l’esperienza del canto con i libri di coro posti sul badalone, il grande leggio girevole, evitando le trascrizioni moderne. Il corso è curato dai cantori dell’ensemble Cappella Pratensis, a cominciare dal suo direttore Stratton Bull, e da Pieter De Moor, Andrew Hallock e Pieter Stas, coadiuvati da Valerie Horst che ha guidato i corsisti alla scoperta della notazione antica. Questa generalmente è contenuta in splendidi manoscritti miniati ed è stata giustamente e argutamente definita da una partecipante della summerschool una “visual poetry”. Il concerto finale del corso che si è svolto nella mattinata dell’ultimo giorno del festival, il 25 agosto, si è concluso con una esecuzione del canone a 36 parti Deo gratias attribuito a Ockeghem, con i cantanti disposti in un ampio cerchio che abbracciava tutta la sala e che hanno creato una spirale sonora sorprendendo gli ascoltatori e avvolgendoli in un gioioso saluto di ringraziamento che riassume simbolicamente il dono musicale che i maestri oltremontani del Quattrocento hanno fatto all’Europa.

 

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Al Parco della Musica di Roma un ‘ritratto’ non perfettamente a fuoco

classica

Allo Staatstheater di Mainz porta in scena l’opera di Johann Christian Bach

classica

Successo per laReverdie, l'Ensemble Arte Musica e il Coro e Orchestra Ghislieri