Marionette per una Querelle

Al Verdi di Pisa un piacevole dittico napoletano rispolvera il repertorio “intorno a Pergolesi” che fece il successo degli italiani a Parigi nel 1752

 Il Maestro di Musica
 Il Maestro di Musica
Recensione
classica
Teatro Verdi di Pisa
Dittico napoletano
09 Dicembre 2018

Al Teatro Verdi di Pisa era in scena domenica un piacevole dittico buffo napoletano che poi finiva per condurci nel cuore della grande Querelle des Bouffons, agitata a Parigi a partire dal 1752 dal trionfo della Serva Padrona di Pergolesi, presentata, insieme ad altri pezzi del repertorio napoletano,  dalla troupe capeggiata dal compositore-impresario Eustachio Bambini. Si dava infatti  La vedova ingegnosa ossia Drusillae Strabone, intermezzo in due parti di Tommaso Mariani per la musica di Giuseppe Sellitti che nel 1735, al Teatro San Bartolomeo, inframezzava un Demofoonte che era un  pasticcio a più mani (Mancini, Sarro e Leo), e come sempre sopravvisse all’opera seria per cui era nato. Ed eccoci in piena Querelle con la seconda proposta del dittico, Il Maestro di Musica. Questo però altro non è che una redazione in forma di intermezzo, realizzata dal Bambini, di una fortunata commedia per musica di argomento metateatrale di Pietro Auletta,L’Orazio, che aveva già girato in molti teatri europei, e di cui Bambini riprese la trama principale a tre personaggi, aggiungendo qualcosa pescato dalla partitura del Sellitti, e presentando il tutto,ça va sans dire, come opera di Pergolesi, a cui infatti il lavoro restò a lungo attribuito. L’editore e esecutore odierno, Carlo Ipata, ha poi reintrodotto di suo alcune belle pagine dell’Orazio (un’aria in eco, un’aria per una lezione di musica, una scena di prova d’orchestra) tagliate da Bambini, e si è prestato al gioco del pasticcio usando altra musica, come l’ouverture del Geloso Schernito, un altro pseudo Pergolesi oggi ascritto a Pietro Chiarini, e, tra le due parti della Vedova di  Sellitti, una bella sinfonia d’opera adespota ma attribuita a Pergolesi nel fondo pisano che la conserva. Riascoltando queste musiche che suscitarono gli entusiasmi dei parigini a metà Settecento, si capisce (ce lo racconta anche Diderot nel Nipote di Rameau) che vennero accolte come una boccata d’aria fresca da un pubblico avvezzo ai pennacchi, ai cori trionfali e alle danze compassate della tragédie lyrique,  e che era soprattutto l’agile gioco scenico proposto e anzi imposto da queste stringate e briose formule musicali – o viceversa – a creare qualcosa di nuovo. Perché, come spesso capita di osservare riascoltando il repertorio napoletano, maggiore o minore che sia, anche se le storie in sé, a base dei soliti travestimenti, strategie matrimoniali, metateatralità e quant’altro, e le musiche che le raccontano, hanno un notevole grado di stereotipia, è comunque qui, in questa sorta di autore collettivo a lungo noto come Pergolesi ma a cui appartengono musiche di tanti altri (ben lo sappiamo dal Pulcinella di Stravinskij) che nascono comportamenti di musica comica che poi troveranno altri esiti nel maturo Settecento e oltre.  

Operazioni del genere si prestano ad un arguto lavoro di messinscena che qui trovava il suo  elemento migliore nelle belle scene di Alejandro Contreras  arricchite dalle illustrazioni dell’Imaginarium Creative Studio e con i costumi di Cristina Ricci, il tutto a evocare un teatrino domestico di marionette   (e ciò era evidente soprattutto nei personaggi-marionette-cartoons del secondo intermezzo), arricchito di spunti fumettistici e pop, motivato fin dall’inizio come parte dei ricordi d’infanzia di un “sognatore”, che era il simpatico giovane attore Giovanni Toscano lanciato da Notti magiche di Virzì.  Regìa piacevole (Marco Castagnoli), un cast giovane, Martina Barreca, Alberto Allegrezza, Niccolò Casi, esecuzione sciolta e accurata da parte del complesso Auser Musici diretto da Carlo Ipata.  Teatro pieno nonostante la rarità della proposta e molto successo. 

 

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