A Liegi un nuovo Simon Boccanegra

Ottimi interpreti dal maestro Scappucci a Petean e Lombardi

Simon Boccanegra (Opéra Royal de Wallonie, Liegi)
"Simon Boccanegra" (Opéra Royal de Wallonie, Liegi)
Recensione
classica
Liegi, Opéra Royal de Wallonie
Simon Boccanegra
17 Giugno 2022 - 25 Giugno 2022

La prima impressione, a scena chiusa, è promettente perché sul sipario è dipinto il mare, tanto importante in quest’opera che lo evoca spesso, ma che non è sovente evidenziato. Il mare dunque,  sovrastato giustamente da un cielo plumbeo di nuvole che annunciano le tempeste della vita di Simon Boccanegra, corsaro divenuto doge. Ma appena il sipario si apre cominciano i primi dubbi sull’allestimento: campeggiano due leoni, che nell’immaginario collettivo richiamo più Venezia che Genova (che pure ha i suoli leoni, come quelli ai lati della Cattedrale di San Lorenzo, ma certamente meno identificativi della città) e complessivamente le scene, firmate da Gary Mc Cann, fanno venire in mente piuttosto certa architettura razionalista del primo Novecento, come quella di Roma, che Genova. Aggiunge confusione la regia dell’inglese Laurence Dale, già tenore, non si capisce più bene quando si è dentro o fuori i palazzi ruotanti, ed in una storia complessa come quella del Boccanegra un po’ di chiarezza in più nei movimenti delle masse e dei protagonisti non avrebbe certo guastato. Anche le luci, soprattutto quando passano la rosso, non convincono. Molto commovente però il finale con la scelta di fare apparire Maria, la donna morta amata da Simone, e fare incamminare quest’ultimo con lei verso il mare per l’ultimo viaggio.

Simon Boccanegra (Opéra Royal de Wallonie, Liegi)
"Simon Boccanegra" (Opéra Royal de Wallonie, Liegi)

Delusi dall’allestimento, che avrebbe dovuto essere l’ultimo di Stefano Mazzonis Di Pralafera, se la malattia non l’avesse vinto prima del previsto, ci si rifà con la direzione di Speranza Scappucci e un cast di livello dominato da baritono rumeno George Petean non a caso considerato uno dei migliori, se non il migliore, interprete del ruolo oggi, dizione perfetta e parole ben scandite e cariche di senso, con al suo fianco la brava Federica Lombardi, perfetta per la parte che debutta, bel timbro, melodiosa, intensa ma sempre misurata, anche nelle scene più appassionate e tragiche, con il risultato di disegnare un’Amelia altera, assai elegante. Molti gli applausi a scena aperta, già dal prologo dopo l’aria di Jacopo Fiesco “Il lacerato spirito”, interpretato dal bravo Riccardo Zanellato,  con il miserere del coro ben preparato da Denis Segond. Il resto del cast è per la maggior parte belga: dal tenore Marc Laho che interpreta un Gabriele Adorno corretto, ma a cui manca un po’ ormai la brillantezza giovanile per la parte; al solido baritono Lionel Lhote come il cattivo Paolo Albiani che il regista fa restare a terra, bizzarramente, a vista sotto il sipario, tra due atti. Tantissimi applausi poi per Speranza Scappucci che dirige dimostrando  la sua sottile conoscenza della partitura con la musica che fluisce raffinata e precisa, con le giuste sottolineature più forti dove la drammaticità lo esige. E’ la sua ultima opera come direttore musicale stabile a Liegi, il pubblico lo sa e le dimostra tutto il suo affetto e ringraziamento per il lavoro fatto con l’orchestra e per avere portato il nome di Liegi nel mondo. Da citare infine la bella scelta di palette di colori dal grigio azzurrino al rosso ciclamino, dei costumi firmati da Fernand Ruiz, ma con mescolanza di stili dal medioevo ad oggi un po’ grossolana e con alcuni tessuti inutilmente spessi, da evitare in un’opera come il Simon Boccanegra che ha fama di opera “pesante” di cui andrebbe del tutto liberata perché, se sicuramente ha una forte vena malinconica, è anche un meraviglioso invito all’amore e alla pace tra le fazioni, invito più che mai oggi attuale.

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