A Liegi il Turco di Rossini gira un film

Un set con ottime voci e la regia di Fabrice Murgia

Turco in Italia
Turco in Italia
Recensione
classica
Opéra Royal de Wallonie-Liège
Turco in Italia
21 Ottobre 2022 - 29 Ottobre 2022

La prima impressione lascia un po’ perplessi perché il bel contesto napoletano è qui sostituito da uno spoglio set cinematografico in cui circolano comparse travestite in tutti i modi possibili, e tra i primi protagonisti in scena, a parte il poeta Prosdocimo, ci sono gli zingari Zaida e Albazar abbigliati con stivali militari e cresta punk. Prosdocimo è diventato un regista cinematografico in cerca d’ispirazione e la nave del Turco un grande Tir che si aggiunge a quello già piazzato che contiene salottino dell’attore principale, Don Geronio  che vi gioca a golf, e sala trucco per gli attori. Se l’idea, immaginare di girare un film sull’intreccio non è nuova, comunque funziona e non toglie nulla alla godibilità dell’opera di Rossini, anzi con le riprese in scena si consente al pubblico di vedere meglio i particolari dei visi e delle situazioni buffe proiettate sulle pareti scorrevoli dei grandi tir, e quindi di coinvolgere lo spettatore da più punti di vista.  L’Opéra Royal de Wallonie-Liège ha affidato al regista belga Fabrice Murgia la sua prima messa in scena nel teatro vallone del Turco in Italia che, come si sa, è un titolo a lungo sottovalutato non soltanto in Italia. Murgia viene dal teatro e si vede, fa muovere i cantanti come dei veri attori ed ha la fortuna che tutto il cast è dotato in questo senso, oltre che ottimamente dal punto di vista vocale. L’intenzione generale è stata di non fare riferimento ad un’epoca precisa e di confondere i piani di narrazione, anche con numerose citazioni di film celebri. Il grande baritono Bruno De Simone è un Don Geronio semplicemente perfetto, ogni sillaba, ogni nota, ogni espressione facciale, gesto o attitudine corporale sono l’evidente frutto felice di anni di studio ed esperienza. Al suo fianco brilla sin dalla famosa cavatina “Non si dà follia maggiore” la capricciosa Fiorilla del soprano russo Elena Galitskaya che infine fa anche commuovere con la sua aria di pentimento “Squallida veste bruna”, dimostrando di non essere solo brava ad essere spumeggiante. Visivamente perfetto per la parte del principe turco Selim, il basso baritono Guido Loconsolo è elegantissimo, sensuale, nel suo completo bianco e a suo agio con le agilità. Il poeta/regista Prosdocimo è reso in modo puntuale e assai credibile dal baritono Biagio Pizzuti; invece il mezzosoprano belga Julie Bailly è una Zaida poco accattivante,  penalizzata dal rozzo costume. Completano il cast i due tenori: Don Narciso è affidato alla bella voce belcantista del turco Mert Süngü, mentre il giovane polacco Alexander Marev disegna un buon Albazar. Sul podio il maestro Giuseppe Finzi garantisce un corretto accompagnamento musicale, con una piacevole sinfonia iniziale. Le scene di Vincent Lemaire non convincono del tutto, sopratutto quando si ricorre solo a tristi fondali neri, e non convincono i costumi di Marie-Hélène Balau nella grande festa, proposta con maschere grottesche, per un coro che comunque ha fatto bene.

 

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