A Liegi Figaro arriva in vespa

Sul podio Giampaolo Bisanti

Il Barbiere di Siviglia (Foto © ORW-Liège/J.Berger)
Il Barbiere di Siviglia (Foto © ORW-Liège/J.Berger)
Recensione
classica
Opéra Royal de Wallonie-Liège
Il Barbiere di Siviglia
18 Ottobre 2023 - 04 Novembre 2023

Il Barbiere di Siviglia mancava da Liegi dal 2015 ed è stato finalmente riproposto in un nuovo allestimento semplice ma funzionale con la regia del belga Vincent Dujardin che, anche grazie ad un cast di interpreti interessante, ha saputo costruire uno spettacolo che diverte tanto il pubblico, anche se qualche problema c’è, qui e là. I punti forti: Figaro innanzitutto, interpretato dal bravo Vittorio Prato, che arriva in vespa e giubbotto di pelle marrone, è un barbiere di oggi, giovane e un po’ scanzonato, piacevolmente diverso dai soliti Figaro, ed è vocalmente solido, con bei fiati, sufficientemente brillante, sempre elegante nel canto ed ironico nell’interpretazione. E poco importa se, a confronto dei costumi degli altri interpreti, non si capisce più bene in che epoca è ambientato questo Barbiere. Molto piacevole nella parte di Rosina anche il giovane mezzo giapponese Aya Wakizono, scenicamente perfetta nel ruolo, anche lei molto misurata, non cerca di stupire nelle variazioni ma va sul sicuro e fa molto bene, solo un po’ cavernosa a volte nelle note più basse. Bel timbro adatto al ruolo anche quello del tenore russo Ruzil Gatin nella parte di Lindoro, il Conte d’Almaviva, che però sembra un po’ stanco, prende male qualche nota, e nell’efficacia del suo personaggio sicuramente è penalizzato dall’incomprensibile costume che indossa nel primo atto - doppiopetto, scarpe bicolori e panama – che non lo fanno sembrare certo il finto studente squattrinato e romantico che dovrebbe essere. Scene e costumi sono di Leila Fteita, le prime consistono in una piazza con fontana ben disegnata e con elementi spagnoleggianti che resta fissa, basta tpoi ogliere una parete o mettere una tenda per creare gli spazi interni della casa dove vive Rosina, mentre i secondi non sono tutti riusciti: oltre a quelli del Conte d’Almaviva, infatti, suscitano dei dubbi, ad esempio, anche i costumi dai colori accesi di Don Bartolo e Don Basilio, e quello rosa di Rosina pure delude. Don Bartolo è interpretato dal bravo giovane Pablo Ruiz, ottima dizione, degno erede della migliore tradizione dei baritoni-bassi buffi, un crescendo di comicità a partire da un ottimo “A un dottor della mia sorte”, veloce e nitido; mentre non è incisivo il Don Basilio di Mirco Palazzi, nemmeno nella sua celebre aria “La calunnia è un venticello”. Riuscito invece anche il personaggio della vecchia Berta interpretato dal giovane soprano Eleonora Boaretto e buona la prova vocale di Ivan Thirion come Fiorello, il servitore del Conte.. La parte musicale è diretta da Giampaolo Bisanti che, dopo un’ouverture non particolarmente brillante, sa trovare i giusti tempi e guidare con sicurezza e grande scioltezza l’orchestra in una buona prestazione, così come buona è la prestazione del coro. La regia è molto tradizionale, con piazzamenti classici e caratterizzazioni un po’ macchiettistiche, ma nel complesso funziona ed alla fine gli applausi per la produzione sono calorosi e molto lunghi. E Vittorio Prato alla fine esce a salutare il pubblico con gli occhiali da sole, ultima strizzata d’occhio ad un Figaro che ricorda, come atteggiamento, anche un po’ il Fonzie della famosa serie americana Happy Days. I ruoli di Rosina e Figaro saranno anche interpretati in alcune recite da, rispettivamente, Chiara Tirotta e Marcello Rosiello.

 

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