L’estro pianistico di Rafal Blechacz

A Reggio Emilia bel successo per il recital del pianista polacco

Rafal Blechacz (Foto A. Anceschi)
Rafal Blechacz (Foto A. Anceschi)
Recensione
classica
Reggio Emilia, Teatro Valli
Rafal Blechacz
22 Maggio 2021

Secondo appuntamento musicale del cartellone di riapertura al pubblico del teatro Valli di Reggio Emilia, il recital di Rafal Blechacz ha rappresentato un evento decisamente atteso da parte di un pubblico pronto a una calorosa accoglienza, seppure presente a ranghi ridotti a causa dalle ormai note misure di contenimento della pandemia.

Il trentacinquenne pianista polacco, affermatosi nel 2005 alla XV edizione del Concorso Internazionale Frédéric Chopin e vincitore nel 2014 del Gilmore Artist Award, ha proposto in questa occasione un percorso di ascolto costruito su una successione di brani di autori quali Johann Sebastian Bach, Ludwig van Beethoven, Cesar Franck e Frédéric Chopin. Un tracciato se vogliamo emblematico per il profilo di un pianista capace di attraversare questo repertorio con palese solidità tecnica e una linfa interpretativa personale ben testimoniata da una carriera segnata anche da incisioni discografiche indicative per predilezioni e personalità.

Nelle letture proposte in questa occasione questi elementi hanno trovano declinazioni differenti, a partire dall’iniziale Partita n. 2 in do minore BWV 826, dove gli intarsi contrappuntistici intrecciati da Bach nei sei movimenti di questo brano sono stati tratteggiati da Blechacz attraverso una confidenza morbida e suadente, che è parsa maggiormente finalizzata a una restituzione narrativa del discorso musicale, lasciando a tratti in secondo piano una definizione più cristallina degli intrecci tematici.

Un approccio che è parso più affine con il carattere della pagina successiva, le beethoveniane Trentadue Variazioni su un tema originale in do minore per pianoforte WoO 80, dove le figurazioni contrappuntistiche disseminate in queste pagine da un lato rimandano idealmente allo stesso Bach, e dall’altro offrono un emblematico esempio della trascinante fantasia compositiva del maestro di Bonn. Una fantasia che il pianista polacco ha restituito con segno trascinante, valorizzando i tratti più espressivamente innovativi di una pagina forse non abbastanza considerata anche dall’autore stesso.

Dal clima elegantemente lirico con il quale Blechacz ha distillato il Prélude, fugue et variation in si minore Op. 18 di Franck, siamo arrivati alla Sonata n. 3 in si minore Op. 58 di Chopin, dove quella sorta di filo rosso idealmente contrappuntistico che ha legato l’intero programma si è sciolto in un segno interpretativo al tempo stesso brillante e denso, dove il pianista ha ribadito un gusto per una narrazione lirica morbida e coinvolgente.

Tanti gli applausi di un pubblico palesemente soddisfatto, ripagati da una trascinante esecuzione del Valzer Op. 64 n. 2 di Chopin, un fuori programma che ha rappresentato una delle migliori esecuzioni della serata.

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