Le suggestioni di Gatti tra Wagner e Verdi

Bella chiusura del Festival Verdi di Parma con Daniele Gatti in pregnante equilibrio tra pagine dal Parsifal di Wagner e i Quattro pezzi sacri di Verdi

Daniele Gatti - Orchestra e Coro Maggio Musicale Fiorentino (foto Roberto Ricci - Teatro Regio di Parma)
Daniele Gatti - Orchestra e Coro Maggio Musicale Fiorentino (foto Roberto Ricci - Teatro Regio di Parma)
Recensione
classica
Parma, Teatro Regio
Festival Verdi 2022 - Daniele Gatti - Orchestra e Coro Maggio Musicale Fiorentino
15 Ottobre 2022

Formalmente la ventiduesima edizione del Festival Verdi si è conclusa domenica 16 ottobre con l’ultima replica de La forza del destino, titolo che ha inaugurato la manifestazione parmigiana, ma possiamo considerare alla stregua di una sorta di chiusura ideale quella rappresentata dal concerto tenuto sabato 15 da Daniele Gatti alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino, impegnato in una pregnante lettura dei Quattro pezzi sacri di Giuseppe Verdi affiancati a brani strumentali dal Parsifal di Richard Wagner.

E proprio pagine come Preludio e Verwandlungsmusik dall’atto I e Incantesimo del Venerdì Santo dall’atto III hanno aperto una serata subito immersa in quella tensione espressiva via via generata dall’accrescersi della materia sonora wagneriana, alla quale Gatti ha saputo offrire una lettura asciutta e densa al tempo stesso. Un carattere, quello restituito dall’interpretazione del direttore milanese, che ha guidato l’ascolto all’interno delle trame fitte e articolate dell’estremo affresco operistico di Wagner, richiamando l’essenza di questo monumentale dramma musicale distillandola attraverso una cura degli andamenti motivici tratteggiati con significativa personalità.

Una cifra, quella impressa dal direttore alla sua lettura, decisamente distante da qualsivoglia deriva retorica e che si è consolidata in maniera emblematica nel tratteggio di un intreccio tematico capace di offrire sostanza espressiva palesemente coerente a quel tema del Graal che di questo lavoro teatrale, apparso per la prima volta nel 1882 a Bayreuth, è tra le architravi drammaturgico-musicali fondanti, assecondando le differenti metamorfosi dei tre impulsi sonori discendenti e accompagnandone le immersioni nell’articolato tessuto musicale wagneriano con accurato ed efficace equilibrio.

Daniele Gatti (foto Roberto Ricci - Teatro Regio di Parma)
Daniele Gatti (foto Roberto Ricci - Teatro Regio di Parma)

Un passo interpretativo che, pur nel cambiamento di segno insito della differente natura della materia musicale, Gatti ha voluto imprimere anche nella seconda parte del programma, guidando la compagine orchestrale – così come quella corale preparata da Lorenzo Frantini – in una lettura dei Quattro pezzi sacri di Verdi segnata da un accurato equilibrio espressivo. Un carattere, questo, che ha legato i pur differenti profili dei quattro momenti musicali – Ave Maria “armonizzata a quattro voci miste su scala enigmatica, per coro a cappella; Stabat Mater, per coro a quattro voci miste e orchestra; Laudi alla Vergine Maria, per quattro voci femminili a cappella; Te Deum, per soprano solo (solista Caterina Sala), doppio coro misto a quattro voci e orchestra – in una sorta di misurato omaggio allo spirito che accomuna queste pagine, composte in maniera indipendente l’una dall’altra nell’arco di un decennio e pubblicate da Ricordi nel 1899, ma legate da quella sorta di spiritualità laica che attraversa in maniera diversa una parte significativa della produzione verdiana.

Proprio questo equilibrio, tratteggiato da Gatti in maniera pregnante tra i differenti caratteri spirituali delle pur diversissime pagine dei due autori, ha saputo coinvolgere il folto pubblico presente, immergendolo in un ascolto concentrato e attento, sfociato alla fine nei convinti applausi che hanno salutato tutti gli artisti impegnati.

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