L'Apocalisse secondo Panni

Roma: Apokàlypsis di Marcello Panni per l'Accademia di Santa Cecilia

Apokàlypsis di Marcello Panni
Apokàlypsis di Marcello Panni
Recensione
classica
Parco della Musica, Roma
Apokàlypsis di Marcello Panni
14 Maggio 2018

Apokàlypsis è una sorta di sacra rappresentazione, ma senza apparati scenici, commissionata a Marcello Panni dal Festival dei Due Mondi ed eseguita a Spoleto nel 2009 in piazza del Duomo, proprio come le sacre rappresentazioni medioevali, che venivano eseguite sui sagrati delle chiese davanti a tutto il popolo. Questa destinazione “popolare” è rivelata anche dall’organico, che, accanto a due voci recitanti, a un coro di adulti e ad uno di voci bianche, prevede una una banda e un gruppo di strumenti a percussione – o più precisamente idiofoni – che non sono tipici della musica “colta”, quali le macchine del vento, del tuono, del fuoco e altre ancora, alcune delle quali costruite appositamente. E inoltre richiami di uccelli e registrazioni di acqua che scorre. 

Non si pensi però a una Apocalisse effettistica, “apocalittica” nel senso che si dà comunemente a questo termine, perché al contrario Panni ne offre una visione austera, che ricorda un rito misterioso e una sacralità primitiva, fuori dal tempo. Per ottenere questo risultato ha mescolato melodie sciamaniche degli aborigeni del Sud America ed elementi del folclore musicale europeo, melopee gregoriane e forme contrappuntistiche medioevali come il conductus, l’organum e ilmotetus. L’effetto patchwork è evitato dall’uso di una scrittura moderna e colta, che si muove tra politonalità, aspre e dissonanti armonie e nuovi ed originali effetti timbrici, sia vocali che strumentali, che spaziano da visioni celestiali a terrori da incubo. Le varie fonti sonore possono integrarsi o riecheggiarsi ma anche sovrapporsi contrapponendo mondi sonori contrastanti.

Cercare di comprimere in un brano musicale (sia pure di durata relativamente ampia: circa un’ora e mezza) il più misterioso e – diciamolo – incomprensibile libro della Bibbia poteva essere un’impresa temeraria, ma Panni ha avuto i consigli indubbiamente preziosi del cardinale Gianfranco Ravasi per la scelta dei versetti dell’Apocalisse da mettere in musica. Lo stesso Ravasi interviene all’inizio della prima e della seconda parte per spiegare sinteticamente – e senza intenti catechistici - a noi profani i significati e i simboli di quell’arduo libro.  

Il risultato è indubbiamente efficace per come riesce ad armonizzare un testo così importante e uno stile di composizione di moderna complessità con l’intento “popolare” di giungere a tutti e non soltanto alla piccola cerchia di estimatori della musica contemporanea. E sicuramente nella Piazza del Duomo di Spoleto (così come nel Duomo di Monza e nella chiesa di San Marco a Milano, dove si sono svolte altre esecuzioni) l’effetto sarà stato ancor più suggestivo che nella moderna sala del Parco della Musica di Roma.

Sul podio stava Marcello Panni stesso, che è anche un eccellente direttore e quindi ha tenuto saldamente in pugno una macchina esecutiva non facile da governare, avendo l’ottima collaborazione del Coro e delle Voci Bianche dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (maestro del coro Ciro Visco) e della Banda Musicale dell’Esercito Italiano (di cui è direttore il Cap. Antonella Bona). Determinante anche l’apporto di due attori quali Elio De Capitani e Sonia Bergamasco come voci recitanti. Prolungati applausi da parte di un pubblico più numeroso di quanto si veda normalmente ad un concerto di musica contemporanea, ma non abbastanza da riempire una sala così enorme. 

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