LaFil: Progetto Mendelssohn

Milano: ottime le prove di Mildenberger sul podio e del violinista Daniel Lozakovich

Felix Mildenberger, Daniel Lozakovich e LaFil
Felix Mildenberger, Daniel Lozakovich e LaFil
Recensione
classica
Teatro Lirico di Milano
Progetto Mendelssohn
23 Aprile 2022

Dopo i due concerti del marzo scorso il Progetto Mendelssohn di LaFil (Filarmonica di Milano, organico di giovani musicisti nato su iniziativa di Luca Formenton, Roberto Tarenzi, Carlo Maria Parazzoli, Marco Seco) è proseguito il 23 aprile al Teatro Lirico con un programma di raro ascolto. Del compositore amburghese è stato eseguito l'Ottetto per archi (Primo Violino Concertatore Parazzoli), composizione giovanile che per gioiosità e maestria compositiva prelude al Sogno di una notte di mezza estate ed è legata a un indimenticabile aneddoto. Quando fu improvvidamente eseguito in una chiesa di Parigi per celebrare l'anniversario della morte di Beethoven provocò una generale allegria poco adatta all'occasione, con grande sconcerto dell'officiante. Di seguito LaFil si è impegnata nella Sinfonia per archi n. 11 in fa maggiore, con una quarantina di strumentisti sempre guidati dal maestro Parazzoli; è la penultima della serie con quell'organico, in cinque movimenti ed è solitamente indicata come Schweizerlied perché lo Scherzo cita un canto popolare che Mendelssohn ascoltò durante un viaggio in Svizzera e viene arricchito da interventi dei timpani e del triangolo. Entrambe le composizioni hanno messo in luce la grande qualità degli archi di LaFil, capaci di sonorità dolcissime, ma anche di piglio robusto e grande elasticità di fraseggio. È straordinario come questi giovani musicisti, che vengono chiamati in occasione dei singoli progetti, abbiano simile controllo e amalgama sonoro.

La riprova dela loro alta professionalità l'ha fornita anche il concerto successivo del 24 aprile, con un programma più "istituzionale": Le Ebridi, il Concerto per violino op. 64 e la sinfonia Italiana (la presente nota è stata redatta dopo la generale ). Tra i meriti di LaFil c'è senza dubbio l'aver fatto conoscere al pubblico milanese due personaggi di primo piano: il direttore tedesco Felix Mildenberger (anni 32, da poco Direttore Principale Ospite della Filarmonica Teatro Regio di Torino) e il violinista svedese Daniel Lozakovich (anni 21). Si sono incontrati per la prima volta in questa occasione, ma l'intesa dev'essere stata immediata, perché il Concerto per violino ha goduto di un'ottima interpretazione. Il solista ha una straordinaria naturalezza nell'affrontare la partitura, i passaggi più virtuosistici risultano sempre chiari, mai esibiti in quanto Lozakovich pare refrattario agli atteggiamenti del violinista saltimbanco. Il risultato è un suono caldo, che non perde mai di cantabilità e precisione. La misteriosa coda del primo movimento che permette all'Andante di subentrare senza soluzione di continuità ha dato la misura della estrema cura con la quale Mildenberger ha assecondato il violinista.

Il breve poema sinfonico e la sinfonia hanno confermato l'autorevolezza del direttore, che ha gesto elegante ed è sempre a proprio agio nel sottolineare contorni netti alle sezioni orchestrali, nell'analizzare le strutture senza mai perdere di vista la pulsione unitaria. In entrambe le esecuzioni l'organico si è dimostrato capace di cogliere le sue indicazioni. L'acustica del Teatro Lirico si è confermata più che buona, con l'unico difetto di un fastidioso continuo soffio di fondo dovuto alle ventole per l'areazione della sala.

Prossimo appuntamento per la conclusione del Progetto Mendelssohn il 5 maggio col Sogno di una notte di mezza estate e la Sinfonia La Riforma, sul podio di LaFil l'ottanteseinne Leopold Hager. Dopo i giovani un direttore di lunga esperienza.

 

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