La Filarmonica Romana festeggia i compleanni di De Pablo e Panni

Per l’occasione I due festeggiati hanno composto due brani eseguiti in prima assoluta, contornati dalla musica di sei altri compositori italiani di diverse generazioni

Andrea Biagini e Luigi Sini (Foto Simone Di Segni)
Andrea Biagini e Luigi Sini (Foto Simone Di Segni)
Recensione
classica
Roma Accademia Filarmonica Romana – Sala Casella
Andrea Biagini e Luigi Sini
12 Luglio 2020

Le Sinfonie di Beethoven e le antologie di celebri pezzi operistici – arie, cori, ouvertures – sono le linee guida della maggior parte delle stagioni con cui le orchestre e i teatri italiani hanno ripreso la loro attività dopo il lockdown. Queste scelte sono intese forse a conquistare un vasto pubblico, che però non c’è, perché non si può sperare che chi fino a ieri non andava ai concerti cambi idea proprio in questo momento, né ci potrebbe essere, perché le norme sul distanziamento hanno ridotto drasticamente la capacità delle sale.

Ma l’Accademia Filarmonica Romana si è differenziata da queste scelte ultraprudenti e ha dedicato alla musica contemporanea una bella fetta della sua serie di concerti intitolata “Assoli”. Con l’ultimo concerto svoltosi nella Sala Casella prima della pausa estiva si sono festeggiati i novant’anni di Luis de Pablo e gli ottanta di Marcello Panni. Intorno a loro stavano altri sei altri compositori in rappresentanza di tre generazioni diverse, poiché sono nati negli anni Trenta (Niccolò Castiglioni, Francesco Pennisi e Ivan Vandor), nei tardi Quaranta (Ada Gentile) e nei Sessanta (Lucio Gregoretti e Fabrizio De Rossi Re).

Un concerto con otto brani per flauto e chitarra rischia una certa uniformità sonora, poiché al momento di scegliere questo organico ogni compositore ha sicuramente in mente timbri luminosi e delicati, dinamiche leggere e prive di grandi contrasti, supporto armonico non molto denso. Ma era un’uniformità soltanto apparente, perché ascoltando con un minimo di attenzione si riconoscevano idee e personalità diverse, spesso molto diverse. Méliés da Le esequie della luna  aveva la discrezione e l’eleganza che erano innate nell’uomo e nel musicista Pennisi, che anche qui rivela una capacità quasi magica di creare con sonorità sospese il ricordo o piuttosto il sogno di un lontano mondo mitico. Le tre brevissime parti di Sic rivelavano lo stile aforistico e l’inconfondibile ironia di Castiglioni, con i cinguetti del flauto e i suoi rapidi battibecchi con la chitarra. Aforistico anche Perflautoechitarra della Gentile, che sfiora il silenzio e centellina le note: detta così, si potrebbe essere indotti a pensare a Webern, ma ne siamo lontanissimi, perché la compositrice cerca e ottiene sonorità  raffinatamente sensuali, luminose e – si potrebbe dire – mediterranee.

Diversamente dagli autori precedenti Vandor trae dai due strumenti un suono non etereo e luminoso ma oscuro e quasi nero, come indica il titolo Esquisse en noir. Il cambiamento di registro diventa totale con De Rossi Re, che usa flauto basso, chitarra elettrica e nastro registrato - da cui giungono gorgoglio di acque e voci misteriose -  per creare un’atmosfera se non proprio horror almeno inquietante, adeguata al titolo Monstrous Ships II: è il canto dei relitti in disfacimento nel cimitero di navi più grande del mondo. Questa potrebbe essere definita musica “a programma”in senso lato, al pari di Verso la notte  di Gregoretti, in prima esecuzione assoluta, ispirato a Lungo viaggio verso la notte  di Eugene O’Neil, una scelta  che conferma la forte vocazione teatrale del compositore. Rispecchiando più l’incomunicabilità tra i personaggi che l’asprezza dei loro rapporti, i due strumenti sembrano ignorarsi e seguono ognuno un proprio discorso, stemperando la durezza del dramma in una sottile inquietudine, immersa nel quieto e pacificante respiro della notte.

Abbiamo lasciati per ultimi i due festeggiati, che hanno entrambi regalato alla Filarmonica un loro nuovo brano. Zodiac Secondo  di Panni è la trascrizione di un ciclo di dodici brevissimi Lieder per soprano  e orchestra, ognuno su un segno dello zodiaco. Più che di una trascrizione si tratta di una profonda ricreazione, tanto che non ci sono forse tre note consecutive del flauto che potrebbero essere intonate dalla voce umana. Il compositore non si è lasciato guidare dall’astrologia ma piuttosto ha preso spunto dalle immagini che rappresentano i vari segni zodiacali: per esempio, il Toro fa pensare alla corrida ed è quindi l’occasione per una stilizzata danza spagnola. In ogni brano Panni inserisce, più o meno avvertibile, il richiamo a uno stilema musicale del Novecento storico, lasciando intravedere principalmente le ombre di Stravinskij e dei francesi, da Debussy e Ravel in poi.

La storia dei rapporti di De Pablo col nostro paese è lunga: ci limiteremo a dire che ama l’Italia (è significativo che abbia lasciato tutti i suoi manoscritti all’Archivio Petrassi di Latina) e che ne è ricambiato,come dimostra il Leone d’Oro alla carriera attribuitogli proprio pochi giorni fa dalla Biennale Musica di Venezia. Per il suo nuovissimo brano Tú voladorasi è ispirato ad una favola del poeta “creazionista” Gerardo Diego, che a sua volta è una parodia delle favole mitologiche dei poeti del Siglo de oro spagnolo. La voladora del titolo allude al flauto (femminile in spagnolo), che con libero e imprevedibile volo si sovrappone all’altro strumento, che a sua volta esegue una precedente composizione per chitarra sola. Un brano che rivela la freschezza, l’inventiva e la fantasia intatte del novantenne compositore.

Gli interpreti erano Andrea Biagini (flauto, o piuttosto flauti) e Luigi Sini (chitarra). Le loro esecuzioni curate e idiomatiche hanno realizzato perfettamente le diverse esigenze tecniche richieste dai vari brani e hanno colto tutte le loro sottili ma profonde differenze di stile e personalità. Gli spettatori non erano molti la capienza della piccola sala Casella era ulteriormente ridotta dalle norme sul distanziamento –  ma hanno ringraziato con calore gli autori e gli interpreti. 

 

 

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