La convertita di Stefan Hertmans diventa opera

Affascinante la musica di Wim Henderickx

The convert
The convert
Recensione
classica
Vlaanderen Opera
The convert
10 Maggio 2022 - 29 Maggio 2022

Il romanzo di successo mondiale dello scrittore fiammingo Stefan Hertmans è stato tradotto in italiano con il titolo “La straniera”, anche se letteralmente “De Bekeerlinge” significa  “La convertita”, “The convert” in inglese, la lingua in cui il drammaturgo polacco Krystian Lada ne ha tratto il libretto per la Vlaanderen Opera Ballet. La musica è stata affidata al compositore fiammingo Wim Henderickx conosciuto per lavori che vogliono costruire collegamenti tra Occidente e Oriente, caratterizzati per una forte influenza della musica indiana e africana e adesso, nel caso specifico della nuova opera, della musica mediorientale. La storia, infatti, ambientata nel Medioevo, tratta dell’amore proibito della giovane cristiana normanna Vigdis, che vive a Rouen, per l’ebreo David, lei si convertirà e i due si sposeranno, ma saranno sempre perseguitati ed in fuga, sempre più a sud, verso la Provenza prima, con lei che non esiterà ad attraversare il Mediterraneo, arriverà in Egitto per cercare raggiungere i figli portati a Gerusalemme, nelle condizioni disumane che sono ancora quelle che subiscono i migranti di oggi. Una storia quindi antica, ma anche attualissima, che il regista belga Hans Op de Beeck, che firma anche l’allestimento ed i costumi, cosi ci presenta, mescolando in scena antico e moderno, con un macchinario a vista che cambia bei sfondi dipinti, e il risultato è di grande fascino ed efficacia. Bravissimi gli interpreti in primo luogo  il soprano belga Lore Binon come Vigdis, ed il baritono italo-tedesco Vincenzo Neriche è David, ma anche altri personaggi secondari, che regalano duetti d’amore dal gusto romantico. Al loro fianco, si fanno notare il soprano algerino Amel Brahim-Djelloul, e la cantante francese di origini sefardite Françoise Atlan. La Vlaanderen Symphony Orchestra è stata integrata con diversi strumenti orientali e la partitura si caratterizza anche per il ricorso tanto all’organo, ai canti in latino, quanto all”elettronica, con momenti per coro molto suggestivi, cantati spesso fuori scena, anche dalla sala. Il risultato è una musica avvolgente e ben descrittiva dei momenti emozionali e d’azione in corso, ma che da l’impressione a tratti di essere più adatta ad un balletto, perché già dice tutto.  Le parti di canto al contrario, infatti, a volte risultano un po’ troppo narrative, monotone e lente. Oltretutto il maestro belga Koen Kessels dirige con energia e spesso la complessa partitura orchestrale sovrasta le voci, quasi sommergendole. Si fanno ricordare in particolare i due battesimi, quello cristiano e quello ebraico, ma risultano un po’ troppo finti e ingombranti in scena i coristi e gli attrezzisti vestiti tutti di nero e armati di annaffiatoi e ombrelli, infine sfondati. Più riuscita visivamente la seconda parte dell’opera quando alcuni elementi della scena assumono un senso profondo, a cominciare dal manichino con l’aspetto di Vigdis che consente di visualizzare con grande eleganza lo stupro mentre il soprano canta quello che sta provando nell’essere violentata, e permette anche a Vigdis di morire tra le sue braccia, il soprano tiene infatti il suo doppio inanimato in grembo e lo accompagna con il canto verso la morte, un momento davvero di grande commozione, con finale fortissimo dell’orchestra. Da sottolineare infine che si tratta di un lodevole progetto comunitario che ha coinvolto residenti di diverse zone di Anversa e tanti bambini nelle parti corali. Nuova produzione mondiale realizzata in collaborazione con l’Opéra di Rouen dove andrà in scena la prossima stagione.

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