Il Marito disperato è felice al Teatro di Corte di Napoli

Non il solito recupero musicologico, non il solito doveroso omaggio celebrativo, ma due ore di vero divertimento con Domenico Cimarosa, a duecent'anni dalla morte.

Recensione
classica
Teatro di San Carlo Napoli
Domenico Cimarosa
06 Febbraio 2001
Il "Marito disperato" è talmente lieve e spiritoso da far dimenticare immediatamente che si tratta del doveroso tributo ufficiale di Napoli a Domenico Cimarosa nel bicentenario della morte. È una delle poche volte che un'opera comica del Settecento non strappa soltanto qualche stento sorrisetto ma fa ridere e ridere e ridere ancora. Superfluo dire che l'eleganza e la grazia di Cimarosa ci sono sempre, ma non bisogna cercare qui l'affascinante miscela di malinconia e comicità del "Matrimonio segreto": quella era roba per stranieri raffinati, scritta per il teatro di corte di Vienna. Invece il "Marito disperato" è stato scritto per un teatro secondario di Napoli (era il 1785) e può esibire senza remore la spontaneità e la vivacità popolaresche dell'opera napoletana che incantavano i contemporanei, da Rousseau a Goethe. La vocalità, i ritmi, i coloriti armonici danno connotati inconfondibilmente napoletani a quest'opera, qualora non bastasse il saporito dialetto in cui s'esprime il protagonista, Don Corbolone, che ha permesso a Bruno De Simone di prodursi in un'altra delle sue spassosissime reincarnazioni del tradizionale basso buffo, miscelando un'esuberante vis comica partenopea e una linea vocale di moderno rigore. Ad accentuare il carattere popolaresco di personaggi che sulla carta sarebbero nobili o borghesi contribuisce anche la regia di Toni Servillo. Tutto si svolge in una scena minimalista una pedana girevole di quattro metri di diametro, che contiene i tre luoghi dell'azione e quindi viene in primo piano il gioco dei meccanismi e dei tempi comici. Il regista e gli attori pardon, i cantanti! sanno giocare benissimo a questo gioco. Anna Bonitatibus è una servetta spiritata, che non ha certo bisogno di fissare il direttore né di risparmiare il fiato per cantare bene, benissimo. Anche Marco Vinco nei panni del conte Fanfaluchi (un nome eloquente) sprizza simpatia. Carlo Cigni e Sonia Corsini se la cavano benissimo anche loro, mentre Elena Monti e Giorgio Trucco nonostante a qualche limite: lei non è perfettamente a suo agio sia nei recitativi sia nella difficile aria del secondo atto, lui è il tipico tenorino anemico reggono il gioco con minor disinvoltura. Al divertimento contribuiscono i tempi animati di Giancarlo Andretta, che preferisce la velocità scatenata alla limpida definizione dei dettagli orchestrali e al perfetto equilibrio dei concertati.

Note: nuovo all.

Interpreti: De Simone/Colaianni, Monti/Rossi, Corsini/Rizzone, Bonitatibus/Kutzarova, Trucco/Pazos, Vinco/Riccioli, Cigni/Foresti

Regia: Toni Servillo

Scene: Daniele Spisa

Costumi: Ortensia De Francesco

Orchestra: Orchestra del Teatro di San Carlo

Direttore: Giancarlo Andretta

Maestro Coro: Luigi Petrozziello

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