Il frack rosso di Mefistofele

Recensione
classica
Teatro Regio Torino
Arrigo Boito
09 Aprile 2002
L'inferno? E' la buca dell'orchestra. Il diavolo? Un gentiluomo in frack rosso con il gilet portato direttamente sulla pelle, senza camicia, che fuma in scena, gioca a carte, beve e cambia mise come una primadonna. E' lui il regista, il direttore d'orchestra, il direttore del coro, insomma il vero demiurgo dello spettacolo: un coloratissimo e ironico "Mefistofele" di Boito in scena da ieri sera al Teatro Regio di Torino. L'allestimento firmato da Robert Carsen è del 1988 ma mantiene intatta tutta la sua freschezza e genialità: il gioco è quello del teatro nel teatro (le scene e i costumi sono di Michael Levine) con sipari rossi che si trasformano in fiamme infernali, con Mefistofele che si siede in un palco di proscenio per assistere al Sabba Classico o sale sulla buca del suggeritore, indossando due cornetti rossi, per dirigere il Sabba delle streghe trasformato in un esilarante festino borghese con cotillons e mutandoni. Carsen sa che una materia magmatica come l'opera di Boito non si può prendere troppo sul serio, ma sa anche che le pagine liriche più drammatiche vanno rispettate, che il personaggio di Margherita, ad esempio, non è cosa sulla quale scherzare troppo. Ecco allora che il giardino di Marta, luogo del primo incontro con Faust, è una piattaforma girevole, un piccolo Eden con alberi e mele rosse che nel quartetto finale, in perfetta sintonia con la musica, viene fatto girare vorticosamente, quello stesso giardino, con i rami secchi e sotto la neve, con l'ingranaggio che lo faceva girare ormai rotto, diventa poi la prigione di Margherita, dove la fanciulla, diventata pazza, compie uno straziante girotondo abbracciando quello che lei crede essere il figlio ed è invece un cartoccio di foglie. Buona la prova di Adina Nitescu, che ha anche ottime doti di attrice, come Margherita, mentre Antonello Palombi è a disagio nella vocalità di Faust, Roberto Scandiuzzi è un Mefistofele istrionico e irrefrenabile. Bruno Bartoletti è l'interprete ideale per questo tipo di repertorio e guida una scintillante Orchestra del Regio. Ottimo il coro, che ha anche l'aria di divertirsi molto, e molto bravi anche i bambini del Coro di Voci Bianche del Regio e del Conservatorio di Torino Pubblico non particolarmente folto ma che alla fine applaude calorosamente

Interpreti: Scandiuzzi/ Abdrazakov, Palombi/ Nagore, Nitescu/ Izzo, Mazzoni, Floris, Ragatzu, Josipovic, Serrano

Regia: Robert Carsen ripr. da Laurie Feldman

Scene: Michael Levine

Costumi: Michael Levine

Coreografo: Alphonse Poulin ripr. da Susanne Laurence Lavey

Orchestra: Orchestra del Teatro Regio

Direttore: Bruno Bartoletti

Coro: Coro del Teatro Regio; Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio "G. Verdi" di Torino

Maestro Coro: Bruno Casoni

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