Il cantiere musicale immaginistico di Battistelli

Experimentum Mundi proposto alla Sagra Musicale Umbra

Experimentum Mundi (Foto Claudia Ioan)
Experimentum Mundi (Foto Claudia Ioan)
Recensione
classica
Perugia, Chiostro della Basilica di San Pietro
Experimentum Mundi
05 Settembre 2022

Quella proposta ieri sera alla Sagra Musicale Umbra è di certo una tra le partiture più significative scritte da Giorgio Battistelli, compositore tra i più apprezzati in Italia e all’estero, Leone d’Oro alla carriera della musica alla Biennale di Venezia di quest’anno, attualmente anche direttore artistico del Festival Puccini di Torre del Lago e della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento per la Sinfonica. Dinanzi a un pubblico piuttosto attempato e non eccessivamente numeroso – che tuttavia riempiva tutti i posti previsti all’interno del suggestivo Chiostro della Basilica di San Pietro, dunque una specie di sold out in miniatura – Experimentum Mundi ancora una volta, a oltre quarant’anni dalla data di composizione e dopo aver superato quattrocento rappresentazioni, ha visto all’opera un’orchestra composta da sedici artigiani che ‘facevano musica’ con gli attrezzi dei rispettivi mestieri, insieme a un percussionista e a un coro di quattro voci femminili. Insieme a loro un attore declamava passi tratti dall'Encyclopédie di Diderot e d’Alembert riferiti proprio a quelle specifiche attività lavorative. Una composizione nella quale Battistelli è riuscito in modo esemplare a trasferire la vita e il lavoro dell’uomo all’interno del teatro musicale, organizzando la partitura tra crescendi, diminuendi, piani sonori contrastanti, tensioni espressive e quant’altro ci si aspetterebbe in un’opera teatrale, ma sempre basandosi sui ritmi prodotti dagli attrezzi di muratori, arrotini, falegnami, scalpellini, calzolai, pasticceri e via dicendo. È stato lo stesso autore a dirigere gli operosi artigiani, affiancati dalle percussioni dell’instancabile e versatile Nicola Raffone, chiamato ora a inserirsi sugli stessi ritmi prodotti da martelli e scalpelli ora a creare ulteriori effetti usando la grancassa o il gong. Al bravissimo Peppe Servillo il merito di aver messo a disposizione tutte le proprie capacità teatrali nel declamare i testi – per questa volta in italiano anziché in francese – tratti dall’Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, giocando su infinite sfumature di voce, toni a volte ironici a volte estremamente seri, declamando gli elenchi degli attrezzi usati o quelli delle lavorazioni possibili alla stregua di un monologo di un’eroe che si prepara alla battaglia o a una dichiarazione d’amore. Una performance di elevata qualità messa leggermente in ombra da un’amplificazione vocale non ottimale per lo spazio all’aperto in cui era stato collocato lo spettacolo, amplificazione che non ha giovato nemmeno alle voci femminili del coro, che pure si sono distinte per il loro apporto espressivo.

Un cantiere musicale, quello pensato da Battistelli, che già al suo esordio nel 1981 era un omaggio alla memoria di un universo lavorativo artigianale – quello che durante la sua infanzia l’autore aveva potuto vedere nel suo paese natale, Albano Laziale – in via di estinzione e che oggi sembra ancor più una sorta di canto del cigno. Visti i tempi, l’experimentum potrebbe a questo punto essere quello di portare sulla scena i mestieri digitali che sempre più stanno affollando lo scenario delle attività umane. Magari stavolta coinvolgendo i non pochi spettatori che ieri si sono ripetutamente (e fastidiosamente) alzati in piedi durante lo spettacolo per scattare foto o far video con i loro cellulari. Veri artigiani dello smartphone.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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