Gatti perfezionista per il primo Boris

In scena al Teatro Comunale di Bologna la prima versione del "Boris Godunov" di Musorgskij, con la direzione rifinitissima di Daniele Gatti. La regìa di Toni Servillo, forte di una felice idea scenografica, è in linea con lo studio musicale. Valida la compagnia di canto, con Vladimir Vaneev protagonista.

Recensione
classica
Teatro Comunale Bologna
Modest Musorgskij
20 Febbraio 2007
Il "Boris Godunov" di Musorgskij è tornato al Teatro Comunale di Bologna: non però nella versione definitiva e corrente del 1872, quella con l'atto polacco e la scena della foresta di Kromy, e magari anche con la ristrumentazione esotica di Rimskij-Korsakov o con quella sovietica di Shostakovich. Daniele Gatti ha scelto di dirigere la versione primigenia del 1869, concisa nella drammaturgia e ruvida nell'orchestrazione, e ne ha onorata la gran forza teatrale grazie non tanto alla complicità coi cantanti, quanto piuttosto alla straordinaria presenza, rifinitezza e duttilità sinfonica ottenuta dall'orchestra. Un perfezionismo di studio cui ha partecipato il coro, con gravità d'accento e densità di colore, e che si addice al già rodato allestimento con regìa di Toni Servillo. Il senso dello spettacolo ben si trae dall'idea scenografica di Servillo stesso e di Daniele Spisa: come un polittico, la scena si divide in scomparti che lasciano gerarchicamente allo zar e ai boiari il piano superiore e il centro, luminoso e distante, mentre alla massa indistinta del popolo russo non resta che il margine, la bassezza oscura, ma anche il proscenio, e dunque il più vero protagonismo. In broccati o in cenci - i costumi, filologici, si devono a Ortensia De Francesco - ha agito una compagnia di canto dove si impone Vladimir Vaneev, assai più motivato e prestante qui, nella parte di Boris, di quanto non lo fosse stato due anni fa, a Firenze, in quella di Pimen. Si distinguono l'impeto tenorile di Vsevolod Grivnov (Grigorij) e il caratterismo di Maxim Paster (Shujskij), si loda l'apporto impeccabile degli italiani - Cirillo, Monti, Di Castri, Beronesi - al comprimariato, e infine si riconosce nel canto di Cristiano Cremonini l'Innocente più sfumato e commovente dai tempi di Kozlovskij.

Note: ALLESTIMENTO DEL TEATRO NACIONAL DE SÃO CARLOS DI LISBONA

Interpreti: Boris Godunov: Vladimir Vaneev; Fedor: Lucia Cirillo  Ksenija: Elena Monti; Il principe Vasilij Sujskij: Maxim Paster; Andrei Scelkalov: Valery Ivanov; Pimen: Dmitri Ageew; Il pretendente Grigorij: Vsevolod Grivnov; Varlaàm: Alexander Teliga; Misail: Viktor Vikhrov; Nikitis, Un ufficiale di polizia: Tamás Bátor; L'Ostessa: Barbara Di Castri; La nutrice di Ksenija: Debora Beronesi; Un bojaro di corte: Luca Visani / Giovanni Dattolo (1,3/03); Jurovivyj: Cristiano Cremonini; Mitjuch: Roberto Tagliavini       

Regia: Toni Servillo 

Scene: Toni Servillo e Daniele Spisa; luci Pasquale Mari

Costumi: Ortensia De Francesco

Orchestra: ORCHESTRA DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Direttore: Daniele Gatti

Coro: CORO DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Maestro Coro: Paolo Vero 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Successo al San Carlo di Napoli per l'opera di Janacek diretta da Valcuha

classica

Inaugurazione dell’Opera di Roma con un nuovo allestimento ambientato nel ventennio fascista

classica

Mariotti si congeda dal Teatro Comunale dirigendo Don Giovanni