Figli di un Verdi minore

Uno "Stiffelio" apprezzabile dal punto di vista musicale, ma drammaturgicamente non all'altezza del lavoro che l'opera di un Verdi minore - discontinuo e sperimentatore - richiedeva.

Recensione
classica
Teatro Lirico Giuseppe Verdi Trieste
Giuseppe Verdi
13 Dicembre 2000
Doveri imposti dalle ricorrenze? "Stiffelio" approda al Teatro "Giuseppe Verdi" di Trieste in occasione del 150 anniversario della prima rappresentazione, avvenuta proprio nella città giuliana. Partitura teatrale ritirata dal commercio dall'editore Ricordi su richiesta dell'autore, l'opera è stata riproposta in epoca moderna solo alla fine degli anni '60 ma, pur possedendo elementi musicali e drammaturgici degni di interesse, resta pur sempre il frutto di un Verdi minore, che esige, di conseguenza, la massima attenzione alla valorizzazione di questi elementi. Come dire che se sono scarsi gli ingredienti tanto maggiore deve essere l'abilità del cuoco. Viceversa nell'allestimento che ieri sera ha debuttato al "Verdi" sono un po' mancati la tensione e lo sforzo necessari per sopperire alla 'fragilità' del lavoro verdiano. Apprezzabile il lavoro svolto da Nicola Luisotti nel guidare un'orchestra sensibile nel ricreare le tinte cupe che caratterizzano "Stiffelio"; ma da Ulderico Manani, che ha curato regia, scene e costumi, ci si aspettava un impegno più deciso nei confronti di un titolo con pochi numeri operistici, per tanti versi fuori dalla tradizione del melodramma e che piuttosto mostra - seppur con esiti discontinui - un Verdi sperimentatore nelle scelte di ambientazione e interessato alle possibilità di una drammaturgia sottile e tutt'altro che esteriore. Buone le prove vocali di Marco Vratogna nei panni del colonnello Stankar, probabilmente il personaggio più 'melodrammatico', e di Enzo Capuano come Jorg, mentre il Raffaele di Giorgio Casciarri è risultato più spavaldo che incisivo. Finalmente, nei ruoli dei protagonisti, se l'eccellente Dimitra Theodossiou ha saputo rappresentare lo sconforto interiore di una moglie, Lina, che soffre e si pente del proprio tradimento, lo Stiffelio di Mario Malagnini, fin troppo chiaro vocalmente, è stato privo del giusto spessore nell'esprimere il conflitto spirituale dell'uomo sospeso tra le istanze della fedeltà coniugale calpestata e i precetti della religione di cui è ministro. Pubblico attento e generoso nei consensi ma anche educatamente sollecito nel guadagnare l'uscita al termine dello spettacolo.

Interpreti: Malagnini / Graziani, Theodossiou / Raspagliosi, Vratogna / Grassi, Capuano, Casciarri / Chung

Regia: Ulderico Manani

Scene: Ulderico Manani

Costumi: Ulderico Manani

Orchestra: Orchestra del Teatro Lirico

Direttore: Nicola Luisotti

Maestro Coro: Ine Meisters

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