Due stelle vocali per Bellini

Milano: Oropesa e Crebassa star in Capuleti e Montecchi

I Capuleti e i Montecchi (Foto Brescia e Amisano)
I Capuleti e i Montecchi (Foto Brescia e Amisano)
Recensione
classica
Teatro alla Scala, Milano
I Capuleti e i Montecchi
18 Gennaio 2022 - 02 Febbraio 2022

L'edizione scaligera dei Capuleti e Montecchi è stata segnata dalla forzata rinuncia al podio di Evelino Pidò causa Covid a prove iniziate, dalla sua sostituzione a una settimana dalla prima con Speranza Scapucci, elogiata a priori in quanto prima donna italiana a dirigere al Piermarini (una valutazione mediatica che alla fine sa di sessismo). Lo spettacolo ha però il suo punto di forza nel felice incontro di due interpreti d'eccezione, Lisette Oropesa e Marianne Crebassa, rispettivamente Giulietta e Romeo. Entrambe prestanti di voce, aspetto, gestualità, sempre d'intonazione perfetta, mai sopra le righe, con quel tanto di distacco indispensabile per Bellini. Una gioia vederle e ascoltarle fin dalla loro prima apparizione, l'incanto belliniano è al meglio, facilitato anche dalla cameretta ideata dallo scenografo Tobias Hoheisel, che riduce il palco e permette alle voci di "correre" in sala. Accanto a loro Michele Pertusi (Lorenzo autorevole, non più fisico laico o medico di casa come da libretto, ma riportato al ruolo sacerdotale scespiriano), Junxu Xiahou (un Tebaldo più squillante che personaggio convincente) e Jongmin Park (Capellio dal vocione generoso, ma stereotipato nei gesti)

La regia di Adrian Nolte trasforma i Guelfi e i Ghibellini (previsti dal libretto) in gruppi rivali anni Trenta-Quaranta, che potrebbero passare per fascisti e partigiani (in apertura del secondo atto ci sono anche dei deportati); si minacciano con mitra e pistole, dispongono di una bomba e di qualche pugnale, allo scopo di chiarire quanto deleterie siano le guerre civili. Un'ovvietà che finisce per seminare in scena dei cadaveri, compreso quello del fratello di Giulietta, ucciso prima dell'inizio dell'opera, ma che compare due volte in veste fantasmatica. Tra le apparizioni stonate è da segnalare anche la sfilata di torte giganti prima della rimandata festa di nozze. Insomma, in scena tutto si svolge in modo conseguente, ma parecchio farraginoso, fatto salvo il rapporto fra i due innamorati.

Decisa e corretta la direzione di Scapucci, con un buon controllo anche nei tanti delicati preludi orchestrali con gli strumenti solisti, il corno, il violoncello, il clarinetto (quest'ultimo accompagnato da una nevicata prima e durante il funerale di Giulietta). Buono anche il coordinamento con i cantanti e il coro con mascherine anti-Covid diretto da Alberto Marazzi. Se la prova della direttrice è stata positiva, è difficile stabilire quanto debba al lavoro d'impostazione realizzato da Pidò, specialista del repertorio del belcanto, l'importante comunque è il risultato ottenuto. Premiato da lunghi applausi al termine dello spettacolo, con particolare intensità per le due protagoniste.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Il barocco frizzante e agilissimo di Vivica Genaux conquista l’Auditorium Manzoni di Bologna

classica

Il lavoro di Silvia Colasanti in prima assoluta per il sesto centenario dell’inizio dei lavori della cupola di Filippo Brunelleschi

classica

Milano: successo con la Filarmonica della Scala