Due pianisti per due Concerti

Maurizio Baglini e Carlo Guaitoli concludono il “Baglini Project” della Roma Tre Orchestra, quest’anno interamente dedicato a Beethoven

Il Teatro di Villa Torlonia
Il Teatro di Villa Torlonia
Recensione
classica
Roma, Teatro di Villa Torlonia
Baglini Project
19 Settembre 2019

Il Baglini Project, preludio alla stagione di Roma Tre Orchestra, sta diventando una bella abitudine, che porta le prime gocce di musica in una Roma assetata dopo una siccità concertistica lunga quasi due mesi, se si esclude qualche iniziativa ad uso dei turisti. Baglini ha ideato questa volta un intenso programma beethoveniano e, ispirandosi al fortunato modello di “... & friends”, ha convocato dei musicisti amici, con cui esistono già una lunga consuetudine ed un’ottima intesa, cosicché in soli sei giorni si sono potuti mettere perfettamente a punto cinque concerti, tre cameristici e due sinfonici. La serata conclusiva si imperniava su due Concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven affidati a due pianisti diversi, Carlo Guaitoli e Maurizo Baglini stesso. 

Apriva la serata il Concerto n. 3 con Guaitoli, che ne ha offerto un’interpretazione misurata e raffinata, cogliendo la novità di una scrittura pianistica che comincia ad essere più robusta di quella settecentesca (Beethoven lo iniziò nel 1800 e lo finì nel 1802) ma senza volervi trovare ad ogni costo quegli atteggiamenti “eroici” in cui molti – interpreti e pubblico – credono consista il “vero Beethoven”. Il pianista ha reso benissimo i momenti più raccolti e lirici che si incontrano già nel secondo tema dell’Allegro con brio e poi predominano nel Largo, mentre forse potevano essere eseguiti con più varietà - e, direi, con più convinzione - quei passaggi a base di scale, arpeggi et similia di cui Beethoven arricchisce il brano, sulle orme di Mozart. Molto bello il Rondò, attaccato con la leggerezza e la libertà che si addicono a questa pagina scherzosa, ben diretta dal direttore Massimiliano Caldi, che ha dato anche agli interventi più sonori dall’orchestra un tono non magniloquente ma brillante e giocoso, come è nel carattere del movimento. 

Senza intervallo, è entrato Baglini per il Concerto n. 5, a cui le maestose dimensioni e la tonalità di mi bemolle maggiore - considerata a priori “eroica”, mentre Beethoven la usò in ventidue composizioni, la maggior parte delle quali non sono affatto “eroiche” - hanno suggerito il titolo spurio di “Imperatore”, che gli venne dato soltanto dopo la morte del compositore. Questo titolo è una vera iattura, che porta spesso a travisare un Concerto che inizia sottovoce, in modo quasi improvvisato, con una cadenza del pianoforte; anche in seguito gli interventi del solista nel primo movimento sono come una continua cadenza, che permea e diluisce le solide strutture della forma classica. È semmai l’orchestra ad intervenire talvolta con toni marziali, per esempio quando espone il tema principale, ma il pianoforte subito ne sfuma e addolcisce i contorni. Baglini ha messo tutte le sue considerevolissime doti tecniche a disposizione della ricchezza della scrittura pianistica di questo Concerto. Erano particolarmente affascinanti le sonorità eteree, quasi da glockenspiel, che Beethoven ricrea col più settore acuto della tastiera, ma in generale Baglini ha preferito toni più robusti. Il dialogo tra il solista e l’orchestra ha funzionato benissimo soprattutto quando il pianoforte, proprio al centro del movimento, sfida per una volta l’orchestra in una sorta di lotta epica. Talvolta però l’esecuzione ha sofferto dell’acustica molto sonora del piccolo teatro di Villa Torlonia, perché la Roma Tre Orchestra, sebbene giustamente riportata alle dimensioni dell’epoca di Beethoven, cioè a una trentina di strumentisti, non si è risparmiata quanto a decibel, forse per una certa inesperienza da parte dei giovanissimi musicisti, che d’altro lato hanno suonato con notevole precisione sotto l’attenta bacchetta di Massimiliano Caldi. 

Sala strapiena (si sono dovute lasciar fuori molte persone) e tantissimi applausi, ricompensati dai due pianisti con un Valzer a quattro mani di Brahms.   

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