D'après Monteverdi, un Combattimento alchemico?

Una ri-scrittura musicale e scenica del Combattimento di Tancredi e Clorinda di Monteverdi da parte di Battistelli e Martone ha riscosso un successo pieno nel Ravello Festival: lo spazio pensato in modo significativo per i Giardini di Villa Rufolo, sospesi tra oriente e occidente, è il luogo di un processo insieme umano e alchemico, cui la partitura di Battistelli, rispettosa dell'originale e insieme personale e ben strutturata nella re-invenzione timbrica, contribuisce con un proprio livello di senso.

Recensione
classica
Ravello Festival Ravello
Claudio Monteverdi / con inserti di Giorgio Battistelli
30 Luglio 2005
Questa ri-scrittura del Combattimento monteverdiano sembra nascere indissolubilmente dal luogo per il quale è stata progettata: le architetture di Villa Rufolo a Palermo confrontano, unendo e separando, elementi orientali-islamici e occidentali, come la finestra narrativa del Tasso. Martone organizza lo spazio mettendo a frutto le quinte naturali anche come luoghi dell'azione, o dell'esperienza dell'azione da parte del pubblico, che vi fa ingresso quando gli interpreti - e in particolare Clorinda, "la dinamis" del processo - si stanno preparando come a un rito. La chiave "guerriera et amorosa" non sembra avere solo un aspetto umano o inter-religioso, ma alchemico: i cavalieri agiscono su una platea ricoperta di sabbia rigonfia al centro, armeggiando con grande coinvolgimento fisico, e rendendo tanto il loro canto ancor più espressivo, quanto il ruolo del Testo propriamente drammatico; tuttavia, la sabbia chiara sollevata negli scontri, i costumi terragni, il rosso affocato del sangue e le vivide sciabolate di luce, l'acqua del battesimo, alludono agli elementi di un procedimento basico che sembra non trovare una reale sintesi, ma rimanere aperto sull'assorbimento di uno dei due opposti. La partitura di Battistelli non ha affatto un ruolo esornativo nell'operazione, ma intelligentemente strutturale, giustificando in pieno la forma del titolo: condivide alcuni elementi simbolici della messinscena, ne aggiunge altri, e gioca sul suo piano strettamente musicale la reazione alchemica tra elementi timbrici ben disegnati. La scrittura degli archi amplifica le virtualità armoniche tonali della partitura monteverdiana, comunque rispettata con scrupolo; il basso continuo elettrico (basso e tastiera) è un elemento corrosivo importante, mentre le percussioni - pesatissime quanto determinanti - non si limitano a un colore guerriero, anzi analizzano o sintetizzano i piani sonori, così come fa la spazializzazione elettronica, pulita e insieme avvolgente. Nell'elaborazione digitale del segnale entrano spesso i pannelli di nuova scrittura: la più ampia preparazione al processo rappresentativo, la breve coda, e certe materializzazioni della materia organicamente legate alla scrittura elettrica del basso. Interpreti: encomiabili gli strumentali-elettronici nell'inserirsi ottimamente - in poco tempo - in una realizzazione complessa, bravissimi quelli in scena, anche e soprattutto attorialmente, chiamati a uno sforzo temerario per un esito vocale comunque più che positivo nella media.

Note: Prima rappresentazione assoluta. Nuova produzione Ravello Festival in collaborazione con PAV s.n.c.

Interpreti: Testo: Roberto Abbondanza, Clorinda: Cristina Zavalloni, Tancredi: Lorenzo Carola

Regia: Mario Martone

Scene: Luci: Pasquale Mari

Costumi: Ursula Patzak

Orchestra: Ensemble Ravello Festival

Direttore: Erasmo Gaudiomonte; Regia del suono: Alvise Vidolin

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Teatro del Maggio: le tre opere di Puccini dirette da Valerio Galli

classica

Händel per l’Oper Frankfurt al Bockenheimer Depot con la regia di R. B. Schlather

classica

Successo di pubblico per le sorelle Labéque, al Romaeuropa Festival insieme a Bryce Dessner e David Chalmin