Club to Club 2019, da slowthai a Holly Herndon

Reportage dalle prime due serate di Club to Club 2019 alle OGR: il rap anti-Brexit di slowthai, e la magia avant-folk di Holly Herndon

Holly Herndon (foto di Andrea Macchia)
Holly Herndon (foto di Andrea Macchia)
Recensione
pop
Torino, OGR
Club to Club 2019: slowthai / Holly Herndon
30 Ottobre 2019 - 31 Ottobre 2019

Mercoledì 30 ottobre Club to Club 2019 si è cominciato con slowthai, il giovane rapper di Northampton che quest’anno ha esordito sulla lunga distanza con Nothing Great About Britain. Compito non facile il suo, bisogna ammetterlo: esibirsi di fronte a un migliaio scarso di spettatori incapaci di comprendere i suoi testi sparati e sputati in un inglese gergale era un compito davvero difficile, ma slowthai l’ha affrontato nella maniera giusta, riuscendo a coinvolgere il pubblico con alcuni espedienti che hanno evidenziato la sua maturità scenica.

slowthai (foto di Daniele Baldi)
slowthai (foto di Daniele Baldi)

Sul palco c’è rimasto poco, preferendo scendere spesso tra il pubblico a cercare il contatto fisico, arrivando a dividere gli spettatori in due fazioni, una invitata a urlare Fuck off e l’altra You Cunt, visualizzazione in sala di quello che sta avvenendo nel Parlamento inglese e tra gli utenti dei social.

Madre adolescente, padre assente, patrigno dai comportamenti discutibili, una giovinezza trascorsa in molteplici case popolari, educato da donne forti a cui rende omaggio in “Ladies”: sul palco slowthai sorride spesso, ma è un sorriso a metà tra il fanciullesco e qualcosa di inquietante.

5 concerti da non perdere a Club to Club 2019

“Drug Dealer”, “Gorgeous” e “Nothing Great about England” sono proposte con violenza grime-punk, con il dj e produttore Kwes Darko impegnato a soddisfare il moshpit con i suoi break.

La serata è piovosa ma il motore si è scaldato: appuntamento al giorno seguente.

PROTO di Holly Herndon è uno dei casi discografici dell’anno, anche grazie a Spawn, il suo “AI baby”, software di intelligenza artificiale, sviluppato a Berlino con l’intervento dell’artista-filosofo Matthew Dryhurst e di Jules LaPlace, software dicevamo che ha imparato il vocabolario sonoro dell’artista statunitense nel corso di sessioni in studio e training vocali in pubblico.

Holly Herndon verso l'umanesimo digitale

«Spawn non è qui, è rimasto a Berlino» annuncia la Herndon, confermando i nostri timori: del resto era assente anche nelle date precedenti del tour, evidentemente non ancora pronto a interagire con la voce umana su un palco.

Poco male, ci pensa l’ensemble di cinque coristi che l’accompagna durante l’esibizione a dialogare con la voce della Herndon, gli stessi che l’hanno aiutata ad “allenare” Spawn nel corso del suo apprendimento, e il risultato è pura magia: call-and-response tra canti di chiesa e tradizione folk, i Tenores di Bitti – sì, quelli che seppero ammaliare Peter Gabriel – più Björk, i Fleet Foxes più Fever Ray.

La Herndon e i suoi coristi, vestiti con abiti in colori neutri evidentemente moderni ma che allo stesso tempo ricordano l’abbigliamento dei contadini dei secoli passati, si esibiscono di fronte ai visual dell’artista Dario Alva: ecco che davanti a noi si materializza un “medioevo prossimo venturo”, fatto di paesaggi sfuggenti, città in lontananza e cattedrali in rovina o in costruzione, chi può dirlo, mentre l’avant folk ci satura, ci sommerge, è qualcosa di cosmico ma pieno di calore, le voci angeliche si rincorrono, si avvicinano per poi allontanarsi, e la musica della Herndon – che avrei gradito a un volume più alto – ci sferza e ci ferisce.C’è spazio anche per il pubblico quando il corista Colin Self lo coinvolge nel live training “Evening Shades”, con un altro corista che registra il tutto: Spawn non è venuto a Torino ma Torino andrà da Spawn, contribuendo al suo apprendimento.

Holly Herndon (foto di Andrea Macchia)
Holly Herndon (foto di Andrea Macchia)

Il concerto – se così si può chiamare – si chiude con “Swim” e con “Fade”, tratta da Platform, album del 2012, e ne siamo risucchiati, è l’estasi: i coristi corrono da una parte all’altra del palco, ballano come indemoniati, è un sabba delle streghe molto fisico – è pur sempre la notte di Halloween -, il pubblico ondeggia, gli occhi colmi di bellezza.

Finisce così, ci si guarda senza aver capito bene che cosa abbiamo provato: è qualcosa a cui non siamo più abituati, si chiama gioia.

L’appuntamento è per venerdì e sabato al Lingotto, Club to Club continua.

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