Brilla a Torino Seong-Jin Cho

Il pianista coreano ospite dell’Unione musicale

Seong-Jin Cho (Foto Federico Cardamone)
Seong-Jin Cho (Foto Federico Cardamone)
Recensione
classica
Torino, Conservatorio Giuseppe Verdi
Seong-Jin Cho
24 Novembre 2021

Il 24 novembre è arrivato finalmente a Torino, grazie all’invito dell’Unione Musicale, il pianista coreano Seong-Jin Cho (la sera prima aveva suonato al Teatro Manzoni di Bologna per il Bologna Festival): curriculum stellare, sulla breccia dal 2015, non sbaglia un colpo. Offre un programma classico: Ravel (Pavane e Gaspard de la nuit) e i Quattro Scherzi di Chopin. Seong-Jin Cho presenta un’idea di Ravel che sta al pari con i grandi modelli che conosciamo (Martha Argerich, Arturo Benedetti Michelangeli, per menzionarne solo due) traendo dal pianoforte sonorità ricche di sfumature. Un solista che si misura col grande repertorio significa per chi ascolta anche far i conti con una serie di interpretazioni con le quali consapevolmente o meno si fanno confronti, anche se si tende a celarlo. Il Ravel di Seong-Jin Cho è intimistico, raccolto, pensato con grande garbo e interpretato con precisione tecnica assoluta, grande pulizia di suono. Non sconvolgerà forse l’idea che avevamo avuto di questi brani leggendoli in partitura o ascoltandoli da altri, ma è convincente, e si lascerebbe riascoltare volentieri ancora. Seong-Jin Cho dimostra di aver trovato la propria voce con questo repertorio. Chiaramente Ravel è nelle sue corde e avremmo voluto che quest’affinità col repertorio francese del tardo Ottocento/Novecento si rivelasse più compiutamente.

Il virtuosismo più scoperto e scattante sfoderato negli Scherzi di Chopin, pensati con tempi veloci e fortemente chiaroscurati (a volte con la mano un po’ pesante) rivela la giovinezza del pianista, una qualità che si definirebbe quasi atletica, come uno scatto del centometrista. È un grande interprete che regala una bella serata di buona musica, eseguita ai massimi livelli con una tecnica sbalorditiva, in una sala piena. Anche se, talvolta, l’interpretazione ineccepibile di Seong-Jin Cho mi arriva come da dietro a un vetro: raggelata, senza una sporcatura, uno sbaffo che la renderebbe più vibrante o, semplicemente, umana. Due bis chopiniani: il Notturno in do diesis minore opera postuma e (come prevedibile) l’ultimo Studio dell’op. 10. Avremmo desiderato un Debussy (affianco a Ravel), uno Schubert (per ascoltare un autore completamente diverso) o un Liszt (un altro tipo di virtuosismo pianistico) come bis, per tornare a casa con un’idea più completa del suo pianismo. Seong-Jin Cho risponde perfettamente alle aspettative di una larga fetta di pubblico, fatta anche di tanti giovani come lui, che lo omaggia con una standing ovation e molto affetto.

 

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