Atmosfere sonore contrastanti al Romaeuropa Festival

Dalla Missa sine verbis di Piotr Orzechowski al live di Alex Braga per presentare Spleen Machine

Pianohooligan - "Missa sine verbis" (foto Piero Tauro)
"Missa sine verbis" (foto Piero Tauro)
Recensione
oltre
Roma, Ex Mattatoio
Romaeuropa Festival 2022
01 Novembre 2022

Oltre a dare ampio spazio — nei suoi oltre settanta giorni di densa programmazione — alle più svariate espressioni della creazione artistica internazionale, il Romaeuropa Festival offre non di rado l’occasione di poter seguire nella stessa giornata eventi che, pur adiacenti per orario e location, si situano in contesti culturali piuttosto distanti. Come nel caso dei due appuntamenti che si sono succeduti martedì scorso al Mattatoio, entrambi legati al mondo della musica ma appunto portatori di istanze artistiche diverse.

Missa sine verbis è stato il titolo scelto per il concerto in cui Piotr Orzechowski ha presentato una propria originale rilettura/rielaborazione di musiche sacre di compositori polacchi, in primis Henryk Górecki e Krzysztov Penderecki, eseguite insieme al proprio quartetto d’archi, allo String Quartet of AUKSO e, per la parte dell’elettronica, a Stefan Wesolowski. Audace collage quello proposto da Orzechowski, nel quale il linguaggio classico e quello jazzistico si sono alternati in maniera assolutamente imprevedibile, puntando all’occasione anche verso orizzonti completamente diversi (barocco e minimalista, per esempio) e lasciando spazio naturalmente anche al live electronics. Un discorso estremamente frammentato, una performance avvincente e tutt’altro che noiosa, tuttavia per il pubblico sono risultati assai poco rilevanti i richiami ai citati autori polacchi, che pure volevano costituire la base fondante dello spettacolo. Orzechowski, pianista e compositore conterraneo di Penderecki, ha scelto Pianohooligan come nome d’arte ma in queste sue rielaborazioni non vi era alcun riferimento alle tifoserie sportive più scalmanate, bensì si percepiva chiaramente il suo personalissimo gusto per l’accostamento repentino di materiale musicale alquanto disparato e contrastante. Con un esito, complice l’eccellente apporto dei vari interpreti, apprezzato dal pubblico romano.

Terminato questo primo appuntamento, c’è stato poi il tempo di spostarsi nell’altro teatro situato negli spazi dell’ex mattatoio della Capitale, per seguire Alex Braga. Palcoscenico attrezzato con tastiera, computer, monitor, controller vari e, naturalmente, un grande schermo su cui proiettare immagini generate dal computer, questi gli ingredienti di base per presentare per la prima volta dal vivo e in forma completa il lavoro Spleen Machine, già pubblicato dall’etichetta tedesca 7K!.

Alex Braga ha basato il suo show audiovisivo sullintelligenza artificiale A-Mint (ovvero Artificial Music Intelligence), creata dallartista insieme ai professori Riganti e Laudani dell’Università RomaTre, per interagire musicalmente con esecutori umani. Ne è derivata una ampia riflessione sul rapporto tra l’uomo e la tecnologia, con atmosfere sonore fortemente caratterizzate dall’apporto di quest’ultima ma sempre generate dall’iniziale intervento di Braga, con l’obiettivo di superare dicotomie come quelle tra intelligenza ed esperienza umana, da una parte, e sistemi operativi e aggiornamenti del software, dall’altra. Contenuti musicali ad alto impatto emotivo — sostanzialmente sulla scia di quanto già ascoltato nel lavoro discografico — e interventi dello stesso artista (con effetti alla Roger Waters) fondamentalmente mirati a sgombrare il campo dalla diffidenza verso la tecnologia e piuttosto orientati a denunciare, viceversa, i problemi più seri che la società deve urgentemente affrontare per garantire un futuro alle nuove generazioni. L’intelligenza artificiale A-Mint è risultata ancora una volta in grado di integrarsi efficacemente com l’opera del compositore e di amplificarne le potenzialità. Nello spettacolo però tutto — voce a parte — è rimasto nell’ambito dei suoni elettronici, adesso magari sarebbe interessante vedere quali interazioni potrebbero nascere a contatto con stili completamente diversi, mettendo questo software anche al servizio degli strumenti acustici.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

oltre

Reportage dal festival di avant-pop di Torino, fra conferme e delusioni

oltre

Al Parco della Musica la rassegna in collaborazione con Radio Tre, con Gabriele Mitelli, Wu-Lu e Heliocentrics

oltre

Per il Festival Aperto le Nuovomondo Symphonies di Giovanni Mancuso e Debora Petrina