Alla Monnaie la nuova creazione “À l’extrême bord du monde”

Appaludita composizione del belga Harold Noben

À l’extrême bord du monde
À l’extrême bord du monde
Recensione
classica
Monnaie di Bruxelles
À l’extrême bord du monde
04 Ottobre 2020

Un’opera intensa di un’ora, per me atto unico, anche se nel libretto vengono indicati due atti per via di una breve pausa che serve a marcare il cambiamento di luogo da un caffè alla casa, ma che nemmeno quasi si avverte anche perché l’allestimento resta la stesso; una composizione musicalmente trascinante con una personale e unitaria cifra stilistica; un’opera da camera semiscenica con solo due cantanti e quattro musicisti in un palcoscenico lussureggiante di piante e schermi tv, ed anche un vero coloratissimo pappagallo che sopratutto alla fine dell’esecuzione si è fatto simpaticamente ben sentire. Ha fatto il pieno di applausi a Bruxelles la presentazione della nuova creazione “À l’extrême bord du monde” del giovane compositore belga Harold Noben che si ispirato alla fine tragica in Brasile dell’autoesilio di Stefan Zweig, scrittore di fama mondiale, anche di libretti di Richard Strauss, ebreo austriaco in fuga dal nazismo insieme alla seconda moglie Lotte. Una coproduzione della Monnaie con la Chapelle Musicale Reine Elisabeth, di cui  Harold Noben è compositore residente, ed il sostegno di Enoa (European Network of Opera Academies) ed il programma Europa Creativa dell’Unione europea. Il libretto è del giornalista e germanista brussellese Jacques De Decker, scomparso lo scorso aprile, e racconta le ultime 24 ore ore della coppia prima del suicidio deciso da Zweig per se stesso ma eseguito anche dalla moglie. Un testo toccante che fa comprendere bene il dramma interiore dei due fuggitivi: anche a Petropolis, dall’altra parte del mondo dove si trovano, l’aura della guerra si è impossessata dei luoghi, e le immagini in bianco e nero delle sfilate militari che scorrono sugli schermi tra la selva ben lo sottolineano; se a lei basta lui, lui sente invece di avere avute tagliate le sue radici, gli mancano i suoi libri, l’Europa, è fuggito per essere libero e non si è mai sentito prigioniero come in quel momento. Lo scrittore si confronta con la moglie, la coppia sembra simbiotica ma in realtà lui resta centrato tutto su di sé, e tutto questo è messo ben in evidenza dalla regia di Mien Bogaert che cura anche il bell’allestimento. Il compositore  Noben ha formazione di pianista, ha già composto musica sinfonica ma anche per cortometraggi, documentari e pure spot pubblicitari, e la sua musica ha efficacità, è ben descrittiva dell’atmosfera e del contesto psicologico, espressiva dei sentimenti dei protagonisti, con momenti finali di grande intensità drammatica. Il canto è a tratti molto aspro, sopratutto della protagonista femminile, e buona prova di entrambi i giovani interpreti: il tenore Valentin Thill, bella voce, e il mezzosoprano Lila Hajosi. Con loro, nella parte della cameriera, la danzatrice Johanna Rebolledo. L’esecuzione musicale è dell’Aurora Piano Quartet, ensemble fondato nel 2015 a Ginevra: alla Monnaie c’erano il violino della svizzera  Amia Janicki, la viola del brasiliano Natanael Ferreira, lo statunitense Gabriel Esteban al violoncello e l’argentino Elio Coria al pianoforte. L’ensemble è il primo quartetto ad essere in residenza alla Chapelle Musicale Reine Elisabeth.

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