Ad Anversa per riscoprire Cardillac

L'opera di Hindemith all'Opera di Anversa

Cardillac
Cardillac
Recensione
classica
Opera di Anversa
03 Febbraio 2019 - 27 Febbraio 2019

Due le ragioni principali per cui vale la pena vedere la nuova produzione di Cardillac, l’opera più importante del compositore tedesco Paul Hindemith, andata in scena per la prima volta a Dresda nel 1926 e poi pressoché scomparsa dai cartelloni: per riscoprire la forza della partitura, prima classificata tra l’arte degenerata dai nazisti e messa dunque da parte, e poi dopo la guerra offuscata dalle nuove correnti musicali; l’altra ragione è l’interpretazione davvero rimarcabile del baritono-basso inglese Simon Neal  che riesce a dare vita con grande efficacità al ruolo titolo del gioielliere tanto geniale quanto pazzo che diventa un serial killer per riappropriarsi dei meravigliosi monili che ha venduto, essendo l’opera dunque una riflessione sul rapporto tra l’artista e le sue creature. Il regista Guy Joosten ha ambientato la storia, che da libretto si svolge nella Parigi del Seicento, ai tempi di Hindemith con alcuni costumi maschili che ricordano le solite divise naziste che, perché cosi tante volte già viste, banalizzano un po’ l’insieme e l’appesantiscono con riferimenti non necessari. Costumi di Katrin Nottrodt, che firma pure le scene, per il resto molto belli, ricchi ed esteticamente d’effetto che mantengono comunque nella figura di Cardillac molti rimandi all’epoca del Re Sole. Le scene al contrario sono minime ma sufficienti ed efficaci, per chi conosce la storia, a far capire a che momento ci si trova della vicenda, anche se la scena di lapdance è un altro appesantimento, ma almeno rappresentato in modo eroticamente elegante . Dosati invece con giusta misura gli interventi video con efficaci rimandi al cinema espressionista tedesco del primo Novecento. Su questo insieme patinato, effetto accresciuto da un sipario velato che ritorna in diversi momenti dello spettacolo, emerge la musica di Hindemith magistralmente diretta dal maestro Dmitri Jurowski e viene pure messa in primo piano la buona prova di tutti gli interpreti su cui svetta, come detto, il Cardillac di Neal. L’opera è proposta in un unico atto, nella versione originale, non quindi nella successiva degli anni ‘50 proposta dallo stesso Hindemith per rendere la sua musica meno “dura e indisciplinata”. Caratteristiche queste ultime che sono rese molto bene dall’Orchestra dell’Opera fiamminga, con un interessante, affascinante, effetto di straniamento tra palcoscenico e musica, che a tratti sembra seguire la sua strada senza troppo preoccuparsi della scena per poi rientrare nei ranghi del racconto. Simon Neal si conferma vocalmente uno dei più interessanti bassi-baritoni d’oggi per il repertorio drammatico tedesco, ma dimostra qui sopratutto tutte le sua capacità d’attore carismatico, istrionico ed ironico chiudendo la sua performance in crescendo con un perfetto, naturalissimo, sberleffo finale rivolto al pubblico. Ricca di sfumature delicate invece la parte del soprano americano Betsy Horne, nel ruolo della figlia di Cardillac e piace per il suo bel timbro il tenore tedesco Ferdinand von Bothmer, nella parte dell’Officiale. Coro ben diretto nei movimenti dalla regia, peccato che non si senta sempre bene. Si tratta di una nuova produzione realizzata in collaborazione con l’Opera de Oviedo 

 

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