Torna a suonare la Chicago Symphony Orchestra

Con un nuovo accordo contrattuale si conclude lo sciopero degli orchestrali durato sette settimane, il più lungo della storia dell’orchestra fondata nel 1891 

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Muti e i musicisti della Chicago Symphony Orchestra "in sciopero"
Muti e i musicisti della Chicago Symphony Orchestra "in sciopero"

I musicisti della Chicago Symphony Orchestra hanno approvato all’unanimità il nuovo contratto quinquennale, mettendo così fine al duro confronto con gli amministratori dell’orchestra culminato con sette settimane di sciopero e cancellazioni a raffica dei concerti in programma nella stagione sinfonica. Lo scontro aveva visto scendere in campo anche l’attuale direttore musicale, Riccardo Muti, a sostegno delle rivendicazioni degli orchestrali, attraverso una lettera inviata lo scorso marzo alla Presidente dell’organismo esecutivo della Chicago Symphony Orchestra Association, Helen Zell. Nella lettera il celebre direttore dichiarava di comprendere le ragioni della protesta e di auspicare che le rivendicazioni di “musicisti fra i migliori al mondo” non si traducessero in una crisi che avrebbe prodotto danni all’immagine di uno dei più prestigiosi complessi sinfonici del pianeta. Aggiungeva Muti che “i musicisti stessi, il pubblico e l’intero mondo musicale sarebbero sorpresi di vedere l’orchestra in subbuglio.” 

Se le parole di Muti sono servite a poco per evitare lo sciopero più lungo nella storia dell’orchestra fondata nel 1891, decisiva invece si è dimostrata la mediazione del sindaco di Chicago, il democratico Rahm Emanuel, che dopo due giorni di trattative nel municipio della città americana è riuscito a far raggiungere un compromesso accettabile a tutte le parti in causa, la Chicago Federation of Musicians in rappresentanza dei musicisti e la Chicago Symphony Orchestra Association (CSOA). L’accordo prevede la stipula di un contratto quinquennale che prevede un aumento del 13,25% nelle retribuzioni degli orchestrali nel periodo in oggetto, garanzie nel trattamento pensionistico e nessun aumento nei costi per l’assicurazione sanitaria preservando le prestazioni. 

Chiuse le forti tensioni, ci si aspetta ora che gli orchestrali tornino al lavoro e assicurino la conclusione regolare di questa tormentata stagione. 

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