Schwarz resta a Torino

Il neo sovrintendente era tra i candidati per l'Opera de Lyon

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Chiara Appendino e Sebastian Schwarz (Foto Edoardo Piva)
Chiara Appendino e Sebastian Schwarz (Foto Edoardo Piva)

Sebastian Schwarz, sovrintendente e direttore artistico del Teatro Regio di Torino, prima di candidarsi a Torino aveva partecipato, a maggio, anche alle selezioni per la successione a Serge Dorny alla guida dell'Opera de Lyon. A luglio è stato nominato a Torino e ha ritirato la sua candidatura, ma la scorsa settimana un sito francese ha inserito anche lui tra i sei finalisti a Lyon. Ieri Schwarz ha precisato: "Mi lusinga la notizia che sarei atteso a Lyon, ma io ho scelto di rimanere a Torino e l'ho subito segnalato ai dirigenti di Lyon. Resto a Torino perchè mi piace la sfida per il futuro di questo teatro, ma sono scioccato dalle scelte del Fus". Il Regio ha ricevuto 923.692 euro in meno rispetto allo scorso anno: secondo quali criteri? "Piacerebbe anche a me sapere come viene giudicata la qualità! Ma andiamo con ordine: per quantità, ovvero alzate di sipario, siamo stati premiati, per il reperimento delle risorse da privati siamo stati premiati, per la spending review siamo stati premiati e invece per la qualità siamo stati penalizzati appunto con un taglio di 923.692 euro. Come è stata giudicata la qualità degli spettacoli? Non mi risulta che nessuno della commissione giudicatrice sia venuto in teatro a vedere qualche spettacolo! E intanto le major straniere pubblicano i dvd dei nostri spettacoli: quindi loro li giudicano di qualità! E poi non si può sapere a ottobre la cifra stanziata! Come lo modifichiamo il bilancio da qui a dicembre? E che senso ha che solo la Scala e Santa Cecilia possano programmare per un triennio e le altre fondazioni per un anno solo? Il Fus così diventa una lotteria con chi sale e chi scende". In più state aspettando 8.500.000 euro promessi dal precedente ministro Bonisoli per ristrutturare il palcoscenico. "Sì, al Ministero ci dicono sempre di aspettare, vorrei lanciare un appello perché la pratica si sblocchi e ci permetta di essere un teatro tecnologicamente contemporaneo".

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