Milano per Strehler

Una mostra tra Scala e Piccolo per il centenario

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Giorgio Strehler (Foto Lelli e Masotti)
Giorgio Strehler (Foto Lelli e Masotti)

Inaugurata la mostra per celebrare il centenario della nascita di Giorgio Strehler nei teatri che lo hanno visto per anni protagonista a Milano, il Piccolo e la Scala. La conferenza stampa si è svolta nel foyer del Piermarini, presenti il sovrintendente Dominique Meyer, Claudio Longhi direttore del Piccolo, Tommaso Sacchi nuovo assessore alla Cultura e Piergaetano Marchetti, presidente della Fondazione Corriere Sera che ha messo a disposizione il suo archivio. L'esposizione nelle sale del Museo della Scala, curata da Vittoria Crespi Morbio, ha offerto una panoramica di alcuni memorabili allestimenti lirici, dal Macbeth diretto da Claudio Abbado al Falstaff diretto da Riccardo Muti, ma anche una curiosa documentazione di rari bozzetti, come per esempio quelli di Giovanni Ratto per Il matrimonio segreto di Cimarosa (1949) o La cecchina ossia la buona figliola di Piccinni (1951) sempre per la messa in scena del regista triestino. La curatrice alla conferenza stampa ha ricordato come gli altri due grandi scenografi che hanno collaborato con lui, Luciano Damiani ed Ezio Frigerio, hanno rappresentato due mondi diversissimi, il primo maestro dell'astrazione, l'altro della realtà concreta rivisitata, aggiungendo poi una nota curiosa. Nel marzo del 1947, quando la Scala aveva appena riaperto dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, era presente in cartellone La Traviata diretta da Tullio Serafin, per allestire la quale il sovrintendente Antonio Ghiringhelli aveva chiamato un giovane promettente di nome Strehler, evidentemente già noto nell'ambiente perché il Piccolo Teatro non era ancora aperto (sarebbe stato inaugurato a maggio del '47 con L'albergo dei poveri di Maxim Gor'kji). Quanto a memorie storiche, anche Marchetti ha ricordato l'articolo del "Corriere d'informazione" dal titolo poco generoso che annunciava l'apertura della sala di via Rovello quale "Platea per soli intellettuali", anche se dava minor spazio alla notizia della crisi della giunta comunale, segno di grande rispetto per la cultura.

Mentre le sale del Museo della Scala, purtroppo sempre troppo anguste per mostre del genere (sarebbe saggio occupare maggior parte del foyer, di quanto si usa fare), offrono gran quantità d'informazioni, le esposizioni al Teatro Strehler e al Teatro Grassi sono davvero povere e lasciano il visitatore con l'amaro in bocca perché il Piccolo Teatro, che deve a Strehler la nascita e buona parte della propria vita, avrebbe potuto fare qualcosa di più decoroso e importante. Magari degno d'essere esportato all'Odéon di Parigi, visto che anche quello è Teatro d'Europa come il Piccolo.


 

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