Le stagioni di Santa Cecilia

Comunicati i programmi delle stagioni sinfonica e da camera

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Jakub Hrusa (Foto Musacchio, Ianniello & Pasqualini)
Jakub Hrusa (Foto Musacchio, Ianniello & Pasqualini)

Ventotto concerti sinfonici (che diventano ottantaquattro, considerando che ognuno avrà tre repliche) e diciotto da camera, un’opera in forma di concerto, un concerto speciale per Natale dedicato al centenario di Enrico Caruso e due importanti tournée europee: questi numeri già danno una prima idea della stagione 2021-2022 dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il concerto d’inaugurazione il 7 ottobre vedrà sul podio Jakub Hrůša, fresco di nomina come direttore principale ospite, che dirigerà la Sinfonia n. 2 di Mahler. Per il secondo concerto arriva, anzi ritorna per il terzo anno consecutivo Kirill Petrenko, che oltre a Mendelssohn e Brahms ha messo in programma anche Debussy, autore per lui piuttosto inusuale.

Il direttore musicale Antonio Pappano entra in scena solo il 25 novembre ma questo non significa un allentamento dei suoi rapporti con l’Accademia, perché dirigerà ben otto produzioni, tra cui una sarà dedicata interamente a Rossini e un’altra alla Turandot, con il debutto nei ruoli dei protagonisti di Jonas Kaufmann e Sondra Radvanovsky: la Warner Classics ne ricaverà un’edizione discografica. Pappano metterà sul leggio anche alcuni lavori di autori contemporanei: il Concerto per pianoforte di Thomas Adès, la Faust-Cantata di Alfred Schnittke e Dosàná Nóva di Claudio Ambrosini. E dedicherà un concerto – non bisogna dimenticare che sir Tony è nato in Inghilterra - interamente alla musica britannica del Novecento: Variazioni Enigmadi Elgar, Variazioni su un tema di Tallis di Vaughan Williams e Concerto per violino di Benjamin Britten. La musica moderna e contemporanea sarà presente anche nei concerti di altri direttori con The Chaiman Dances di John Adams, Ciel d’hiver di Kaja Saariaho, Fratres  di Arvo Pärt. Merita di essere segnalato anche il  Concerto n. 1 per violino “I Profeti” di Mario Castelnuovo Tedesco, un bellissimo brano - ormai non esattamente moderno - di un autore che l’Italia ha costretto all’esilio e dimenticato ma che ora comincia a essere rivalutato. Tornando alla musica contemporanea, verrà recuperato il concerto di Tan Dun annullato quest’anno, che dirigerà la propria Buddha Passion.

Dunque c’è più musica moderna del solito e ci sono anche programmi originali come i due dedicati alle fiabe in musica, ma il grande repertorio resta alla base della programmazione dell’Accademia, però con una sola opera ciascuno di Haydn, Mozart e Beethoven.

Saranno numerosi i debutti sul podio dell’orchestra romana: Maxim Emelyanychev, Lorenzo Viotti, Markus Stenz, Jaap van Zweden (direttore principale della New York Philharmonic) e Michele Mariotti. Philippe Herrrewege, che finora era venuto a Roma soltanto con i suoi gruppi, dirigerà orchestra e coro romani in una versione del Sogno d’una notte di mezza estate con la partecipazione  dell’attore e regista Valter Malosti, che interpolerà alla musica di Mendelssohn una propria versione della commedia shakespeariana. Qualcosa di simile farà Gil Shaham, solista e direttore delle Quattro Stagioni di Vivaldi con i sonetti introduttivi ai concerti letti da Valerio Aprea. Tra i ritorni sono da citare almeno quelli graditissimi dei direttori John Eliot Gardiner (con La Creazione di Haydn nella versione italiana del 1825 su libretto di Giuseppe Carpani, a una cui esecuzione partecipò nel 1834 anche il giovane Verdi come maestro al cembalo), Myung Whun Chung, Daniele Gatti, Manfred Honeck e Daniel Harding.

Tra i solisti debuttano i pianisti Boris Giltburg e Andreï Korobeinikov, il violoncellista Kian Soltani e la violinista Veronica Eberle, Tornano i pianisti Daniil Trifonov,  Alexander Lonquich e Paul Lewis e i violinisti Leonidas Kavakos, Lisa Batiashvili, Janine Jansen e Hilary Hahn (il suo è quasi un nuovo debutto, perché mancava da vent’anni).

 Come sempre, la stagione da camera offre una bella sfilata di pianisti. Inaugura Ivo Pogorelic - che da vari anni ha molto ridotto la sua attività - con un programma interamente chopiniano,  poi Seong-Jin Cho,  Jean-Ives Thibaudet (integrale dei Préludes di Debussy), Arcadi Volodos, Lang Lang (che sta cercando di uscire dalla crisi dovuta a problemi ad un braccio), Angela Hewitt, Maurizio Pollini, Daniil Trifonov in duo con Sergey Babayan (dedicano il loro concerto a Rachmaninoff),  Nikolay Lugansky e Grygory Sokolov. Si presentano  più originali il concerto del duo formato dai violoncellisti italiani più mediatici, Mario Brunello e Giovanni Sollima, e quello con un solo uomo sul palcoscenico circondato da un mare di percussioni, che non può essere che Simone Rubino, l’unico a poter affrontare una sfida del genere. Alcuni altri concerti sono monografici, dedicati a Vivaldi con Juditha triumphans diretta da Federico Maria Sardelli, a Poulenc con brani dal duo al sestetto affidati alle prime parti dell’orchestra, a Monteverdi con canzoni, arie e mottetti nell’interpretazione del controtenore Raffaele Pe e La Lira d’Orfeo. Beethoven è presente in molti programmi e si rifà così della scarsa presenza nella stagione sinfonica, mentre Haydn e Mozart qui sono completamente assenti: peccato per la ciclopica integrale delle sinfonie di Haydn avviata qualche anno fa, ma si spera che sia solo una pausa e non un abbandono definitivo.

Si riparte alla grande anche con le tournée, infatti Pappano e l’orchestra visiteranno alcune delle principali sale da concerto d’Europa, come Musikverein di Vienna, Philharmonie di Berlino, Elbphilharmonie di Amburgo, Palau de la Musica di Barcellona, Philharmonie di Parigi e Barbican di Londra.

 

 

 

 

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