Centro d'Arte di Padova, la stagione 2018

Si comincia il 2 febbraio con Peter Brötzmann insieme a Hamid Drake e William Parker

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Centro d'Arte dell'Università di Padova, stagione 2018
Foto di Fabio Lugaro

Si apre una nuova stagione di concerti del Centro d’Arte di Padova e, al di là del dovere di cronaca (che in questo caso, dato il cartellone, è più che altro un “piacere” di cronaca), viene spontaneo sottolineare l’eccellenza progettuale della realtà padovana, che a più di settant’anni – a quel compleanno avevamo dedicato un’intervista esclusiva – continua a coniugare l’originalità della programmazione con il successo di pubblico, specialmente giovanile.

In un paese in cui spesso, anche in festival e rassegne importanti, sembra mancare il coraggio (e la necessaria attenzione) per spostare il programma dalla prevedibilità quello che ci si immagina banalmente il pubblico si aspetti, una serie di concerti come quelli annunciati dal Centro d’Arte – la cui curatela sintetizza le sensibilità di Veniero Rizzardi, Stefano Merighi e Nicola Negri – offre uno sguardo ampio, curioso e privo di barriere su quella che gli organizzatori stessi definiscono “musica di ricerca” e che abbraccia la composizione contemporanea, l’improvvisazione più sperimentale, la ricerca elettroacustica e, ovviamente, le varie declinazioni del jazz di oggi.

Si parte venerdì 2 febbraio alla Sala dei Giganti con un trio spettacolare, come quello composto dal mitico sassofonista tedesco Peter Brötzmann, musicista che – piuttosto incredibilmente – non era mai stato programmato dal Centro D’Arte prima d’ora. Con lui ci saranno altri due musicisti che non abbisognano di presentazione e che sono a loro volta, oggetto di culto da parte di ascoltatori di ogni parte del mondo, il contrabbassista William Parker e il batterista Hamid Drake. Un trio in cui le coordinate dell’improvvisazione europea e quelle della scena creativa afroamericana si incontrano per dare vita a scintille incandescenti.

Il 9 febbraio sarà di scena al Torresino il chitarrista e sperimentatore giapponese Otomo Yoshihide, che terrà anche un workshop e che chiude così un’ideale trilogia padovana (era stato ospite anche delle due precedenti edizioni in duo e in quartetto) in cui la sua peculiare e originalissima cifra artistica è stata opportunamente declinata.

Il 23 febbraio è il turno di un altro “fedelissimo” della rassegna padovana, il sassofonista Tim Berne, che torna con un suo classico trio come Big Satan, con la chitarra di Marc Ducret e la batteria di Tom Rainey.

I linguaggi del jazz di oggi saranno ben rappresentati anche dal quartetto Canada Day del batterista Harris Eisenstadt (il 21 marzo), dall’intrigante trio che unisce Josh Berman, Jason Roebke e lo storico batterista inglese Paul Lytton (7 aprile), dal quartetto norvegese Cortexdi cui vi abbiamo raccontato recentemente il nuovo disco  – (19 aprile), con una fantastica data che abbina il trio della pianista Sylvie Courvoisier al quartetto The Sync che unisce musicisti francesi (la pianista Eve Risser ad esempio) e di Chicago (28 aprile) e il Chicago London Underground che unisce Rob Mazurek e Chad Taylor a Alexander Hawkins e John Edwards (19 maggio).

 

Spazio in rassegna anche alla visionaria partitura per una ventina di strumenti a tastiera differenti (dal pianoforte a vecchi sintetizzatori) del compositore Giovanni Mancuso (2 marzo); agli esperimenti sonori del quartetto Les Frères Bobine che dividerà la serata con il duo chitarristico tra Alessandra Novaga e Stefano Pilia (9 marzo) e al visionario concerto che abbina il solo di batteria di Chris Corsano con la sperimentazione psichedelica di Sinergia Elettronica (4 maggio).

Una prima parte di stagione che si preannuncia decisamente entusiasmante e che, grazie a biglietti mediamente bassi e con condizioni agevolate per gli studenti, ha dimostrato in questi anni di sapere attrarre una numerosa comunità di nuovi spettatori, anche giovani.

Tutte le info a http://www.centrodarte.it

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