L’ottava vita del Gatto Ciliegia

I Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo proiettano la loro musica cinematografica in Superotto

Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo
Disco
pop
Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo
Superotto
35mm
2020

Al nuovo album – ottavo in assoluto nell’arco di vent’anni esatti – i Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo si sono approssimati “con passo felpato”, per usare le parole di Max Viale, fondatore del gruppo insieme a Gianluca Della Torca e Fabio Perugia, quest’ultimo da qualche tempo rimpiazzato da Christian Alati. Le origini del lavoro rimandano appunto all’epoca di quell’avvicendamento, quando il rodaggio del mutato assetto fu sollecitato dalla regista romana Susanna Nicchiarelli, cui servivano musiche da associare a un progetto in preparazione. Con lei la band di Rivoli (TO) aveva collaborato già in occasione dei suoi primi film, Cosmonauta (2009) e La scoperta dell’alba (2012), per replicare poi l’esperienza nel recente Nico, 1988 e – prossimamente – in Miss Marx.

– Leggi anche: Paolo Spaccamonti, un capolavoro di poche parole

Per tutta la vita era un lungometraggio creato assemblando materiale video risalente al periodo del referendum sulla legge Fortuna-Baslini, snodo decisivo nel processo di ammodernamento civile del paese. Due dei cinque brani ripresi nella circostanza da quella colonna sonora vi si riferiscono in maniera evidente: “Il divorzio”, giocato su un registro di gioioso minimalismo, e “Fuoritema di Amintore”, che allude a Fanfani – simbolo della sconfitta democristiana – sviluppando un groove che sconfina nell’hip hop. Le altre tracce ereditate dal documentario esplorano invece tipiche dimensioni stilistiche dell’identità “felina”: “La posta di padre Mariano” con solennità che sa di Morricone e “Non siamo lupi” su tonalità non distanti da quelle visitate abitualmente dal (quasi) concittadino Paolo Spaccamonti, mentre a dare titolo all’intera opera – evocando il formato vintage dei filmini amatoriali – è un elegante esercizio ambient sul canone della malinconia.

A rafforzare la sensazione “cinematografica” dell’insieme è il marchio 35mm impresso sul prodotto: intestazione della filiale a tema inaugurata due anni fa dall’etichetta 42 Records proprio con il disco ricavato da Nico, 1988. L’eco di quel film, del resto, si riverbera anche dentro “Il nodo di Gordio”, unico episodio abitato da una voce umana: appartiene all’attore milanese Thomas Trabacchi, che figurava nel cast ed è qui mittente di un messaggio buffo e vagamente surreale che contrasta con l’andamento mesto dell’orchestrazione.

Altrove l’album è viceversa più animato, ad esempio nell’arioso crescendo elettrico di scuola Mogwai che caratterizza “Luca sapeva tutto” o nell’inopinato riff elettronico che introduce “Nella stanza senza angoli”, benché cifra espressiva del Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo sia essenzialmente il garbo con cui fa le fusa intorno ai codici di ciò che si usava chiamare “post rock”, come dimostra – con asciutto arpeggio di chitarra e melodia laconica di sassofono – l’iniziale e illuminante “Per forza di cose”.

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