Kode9: una distopia a lieto fine

Escapology di Kode9 è la colonna sonora di un videogioco fittizio sulla disintegrazione del Regno Unito

Kode9 Escapology
Disco
pop
Kode9
Escapology
Hyperdub
2022

In apparenza il nuovo album di Kode9, Escapology, distante sette anni dal precedente Nothing, sembra avere esiguo peso specifico: 35 minuti scarsi di musica, frammentati in 15 episodi. E all’ascolto, emotivamente ermetico com’è, offre poca soddisfazione immediata. Va considerato tuttavia per ciò che davvero rappresenta: la porta d’accesso a un’esperienza molto più vasta chiamata Astro-Darien.

Anticipata nel giugno 2021 da un’installazione nel club londinese Corsica Studios e da una successiva performance all’Ina-GRM di Parigi (l’istituto fondato nel 1958 da Pierre Schaeffer, pioniere della musique concrète), realizzata impiegando l’Acousmonium, l’orchestra di altoparlanti creata nel 1974 da François Bayle, sfocerà a ottobre in un’omonima “fiction sonora” pubblicata da Flatlines, casa editrice affiliata a Hyperdub, l’etichetta discografica da avviata da Kode9 nel 2004. Egli stesso ha provato a spiegare di cosa si tratta al magazine web “Dazed”: «È una bizzarra storia raccontata da robot scozzesi con un inquietante arredo sonoro, un sogno febbrile di un simulatore geopolitico dell’Intelligenza Artificiale».

Se ne capisce meglio il senso soffermandosi sulla genesi, suggerita nell’intestazione: agli sgoccioli del Seicento il Darien Scheme – espressione delle velleità colonialiste covate in Scozia – mirava a costruire un collegamento transoceanico nell’istmo di Panama, più di due secoli prima dell’apertura del canale. Fu un disastro che mise in ginocchio l’economia del Paese, concorrendo a causarne la sottomissione all’Inghilterra.

Si può intuire, pertanto, che a provocare un corto circuito fra passato e presente nella mente dell’autore sia stato lo slancio secessionista moltiplicato dagli effetti della Brexit. Ecco allora, dissimulato da sembianze fantascientifiche, il topos eminentemente politico da cui deriva l’operazione Astro-Darien.

Originario di quei luoghi, Steve Goodman – come fu registrato nel 1973 all’anagrafe di Glasgow – convoglia nel progetto i moventi che animano la sua azione: sul fronte musicale l’appartenenza al cosiddetto hardcore continuum e sul versante filosofico la frequentazione del collettivo CCRU gravitante intorno all’università di Warwick. Per semplificare, citando personaggi con i quali ha avuto a che fare: una combinazione fra Burial e Mark Fisher.

Se questo è dunque il contesto, rimane da decidere quale sia l’approccio migliore nei confronti dei contenuti inscatolati nel disco. Un suggerimento viene dal corredo visivo di due brani postati su YouTube: “The Break Up” e “Torus”.

Musiche da videogioco, appunto. Poiché, in termini narrativi, la vicenda scaturisce dal fittizio team di sviluppatori Trancestar North (titolo della traccia iniziale, che allude a Rockstar North, società con sede a Edimburgo responsabile di Grand Theft Auto), incaricato di produrre una simulazione avveniristica del Regno Unito disgregato su un canovaccio tipo distopia dal paradossale lieto fine: «L’élite resta sulla Terra a marcire, mentre c’è un esodo di massa di tutti gli altri verso l’habitat spaziale», ha svelato Kode9.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

pop

Il mistero di Oliver

Il primo – e unico – disco di Oliver Chaplin, Standing Stone, piccolo capolavoro di psichedelia e rock del 1974 che non ebbe seguito

Bizarre
pop

Ballando con Beyoncé

Renaissance è il nuovo album di Beyoncé, un omaggio alle radici nere e queer della club culture

Ennio Bruno
pop

La stella polare di Yaya Bey

Remember Your North Star è il disco della maturità per Yaya Bey, talento del nuovo R&B

Ennio Bruno