I rumeni siamo noi

Rumeni romani, a cura di Florina Lepadatu, Alessandro Portelli e Lavinia Stan, apre una finestra sulle musiche delle comunità rumene nel Lazio

Rumeni Romani Nota Records
Disco
world
A cura di Florina Lepadatu, Alessandro Portelli, Lavinia Stan
Rumeni romani. Musiche rumene a Roma e nel Lazio
Nota Records / Crossroads
2018

Non è un bel momento per la comunità rumena in Italia, una delle più folte nel nostro Paese. Il fuoco gelido del pregiudizio trova facile sponda, in qualche episodio di criminalità o microcriminalità ampiamente spiegabile con i numeri delle statistiche, per attizzare incendi veri in cui brucia carne viva di persone, per concorrere al ghignante coro delle ruspe e delle bonifiche, quasi che chi è arrivato dal Paese che parla una lingua neolatina fosse un infestante estraneo da sottoporre a processo di derattizzazione.

Ben vengano allora progetti di studio e di cultura come questo, curato da uno dei nostri migliori specialisti di “storia orale” moderna e contemporanea, Alessandro Portelli, uno studioso che non ha paura di girare per strada con un registratore e fare domande alle persone che incontra, se intuisce che ci sia un patrimonio di cultura, musicale e no, da far conoscere, da valorizzare, da far emergere, anche grazie allo sforzo collettivo del Circolo Gianni Bosio.

È, mutatis mutandis, quanto facevano Diego Carpitella e Alan Lomax, ma qui c’è un altro e forse più difficile terreno cosparso di rovi da percorrere, una macchia spinosa infettata dalla xenofobia che qualcuno vorrebbe spianare con le ruspe. Questo cd riporta brani dei “rumeni romani” con musica italiana, classica, popolare, manele, folk, musiche per bambini, liturgica, di strada, come scrive la ricercatrice Lavinia Stan in “Ascoltare le vite”, nel libretto del cd. Musica raccolta negli spazi più diversi: «La chiesa, il teatro, la casa, lo studio professionale di registrazione, il campo dei migranti, il ristorante, il tram n. 8 che è "una vera accademia musicale migrante», come dice Portelli. Resterete sorpresi e ammaliati dalla cornucopia di ricchezza e freschezza sonora di questo disco, inframmezzato da spezzoni di interviste condotte da Portelli: «una storia delle relazioni tra gente diversa» e uno «specchio della complessità della vita degli immigrati rumeni in Italia».

Diamo la parola a Giovanna Marini, una che di musiche dei popoli se ne intende: «Non so perché, ascoltando i vari pezzi, le varie voci, alcune bellissime, mi veniva da piangere. Non capivo perché poi ho capito: perché siamo noi, è la nostra cultura orale portata attraverso loro nelle nostre strade, sui nostri tram, riconosco gli incisi musicali perfino dei filippini e dei colombiani e degli ecuadoriani e dei cinesi, siamo tutti bassa cultura, cultura altra, cultura di strada, perché l’attuale cultura voluta dal governo non ci conosce e riconosce più».

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