Coltri Menduto Morelli, folk in viaggio

Per ogni dove è il secondo lavoro del Trio Coltri Menduto Morelli, dalle Quattro Province all'Europa

Trio Coltri Menduto Morelli
Disco
world
Trio Coltri Menduto Morelli
Per ogni dove
Rox Records
2018

La musica è sempre inquieta e instabile, senza necessità di portarsi dietro il passaporto o un qualsiasi altro documento di riconoscimento ufficiale. D'altra parte il suo ambiente d'elezione è l'aria, dove mette in moto danzante le molecole e le sposta.

Da poco più di cent'anni abbiamo anche trovato il modo di metterla “in scatola”, come dice il sociologo Paolo Prato, ma perfino la musica registrata riesce a comunicare un senso di leggerezza. È inquieta e instabile anche la musica che definiamo “di tradizione”: ci sembra sempre la stesa sequenza di linee melodiche o di accordi, invece il processo di osmosi con altre famiglie di note e altri pensieri comincia nell’istante in cui viene lanciata in aria e orecchie diverse la raccolgono.

Questo potrebbe essere l'assunto iniziale per gustarsi un lavoro bello e denso come questo secondo capitolo del Trio Coltri Menduto Morelli, il cui titolo, Per ogni dove è esattamente riferito a quanto si riferiva in  apertura: la musica è come i soffioni disegnati in copertina, basta un alito di vento per spargere mille capriole di semi, e cosa succederà nell'incontro e nella frizione con altre note è tutto da stabilire. Qui ad esempio si fa perno su una coppia strumentale che ben conosciamo, per il repertorio tradizionale settentrionale, quello delle cosiddette Quattro Province, dunque piffero (qui affiora spesso il nome di Stefano Valla) e musa, in più aggiunta la fisarmonica che nella storia sostituì la “sacca del diavolo” popolare, elettronica ben dosata e percussioni, e la mbira conosciuta anche come sanza o kalimba, e si potrà intuite a questo punto che succederà con le musiche affrontate: centro sulle note trad” del Nord Italia, fino al Friuli, per deragliare felicemente verso la Penisola scandinava, la Grecia, la Francia continentale, lasciandosi anche un'ulteriore via di fuga storica nel brano che conclude. È una variazione in forma di Scottish del tema de “La Folia”, che arrivò in tarda epoca rinascimentale in Europa dai velieri che avevano toccato sponde americane, e lì l'avevano raccolta dal  “nuovo” meticciato delle note afroamericane.

Potrebbe apparire frastornante, il viaggio: invece è, all'orecchio, un formidabile catalizzatore di sensazioni che fluiscono con immediata comprensibilità. Merito anche della perizia strumentale del trio, allargato alla presenza di un clarinetto basso e di molte voci (accreditato anche un coro "Sans Papier" come “voci e richieste di diritti”), del montaggio accorto della scaletta, e di grande, grande cura.

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