Tutte le voci di musica in prossimità

A Pinerolo riprende il festival Musica in prossimità, che esplora con coraggio i linguaggi della ricerca musicale contemporanea

quartetto Maurice Musica in prossimità Pinerolo
Quartetto Maurice
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classica

Torna anche Musica in Prossimità a Pinerolo. Giugno si fa sempre più colmo di segnali positivi sul fronte di festival e rassegne, grandi o piccole che siano, che provano a rivitalizzarsi dopo oltre un anno di silenzio. Parlare di normalità è ancora prematuro, tra regolamenti, coprifuoco e norme di sicurezza che si modificano ora per ora, ma la volontà di vedere la luce c’è e come.

– Leggi anche: Musica in prossimità, luci e ombre del contemporaneo

Tra le realtà più coinvolgenti e trasversali del panorama nazionale anche a Pinerolo l’associazione Metamorfosi Notturne (che vede coinvolte le componenti del Quartetto Maurice) rilancia Musica in Prossimità 2021, festival quest’anno diviso in due sezioni, 18-19 giugno e 2-3 luglio. Il programma è decisamente all’altezza della logica culturale che l’ha sempre caratterizzato, la ricerca sul piano sonoro e performativo distribuita in linguaggi diversi, nuove tecnologie, con uno sguardo nazionale ed internazionale.

Il 18 giugno al Circolo Sociale il Quartetto Maurice (Georgia Privitera violino, Laura Bertolino violino, Francesco Vernero viola, Aline Privitera violoncello) apre il festival con la proposizione – ore 19 – dello String Quartet n. 1 di Beat Furrer. Lo stesso giorno ma al Teatro del Lavoro – ore 21 – i Mopcut (Audrey Chen voce-elettronica, Jiulien Desprez chitarra elettrica, Lucas König batteria-sintetizzatore) in un set fuori da ogni etichetta riconoscibile tra elettronica e incroci con le nuove tecnologie. Sabato 19 giugno sempre al Teatro del Lavoro – ore 19 – l’Ensemble L’Imaginaire (Keiko Murakami flauto, Philippe Koerper sax) formazione che reinventa le emozioni della musica da camera. La prima sessione del festival si chiude – alle 21 – alla Chiesa San Giuseppe-Sala Italo Tajo con i Solovoices impegnati in un classico, se così possiamo definirlo, Stimmung per sei cantanti e sei microfoni di Karlheinz Stockhausen. Opera datata 1968, 74 minuti di pura poesia tra armonici vaganti, cicli ritmici, in un linguaggio tonale ma organizzato secondo la tecnica seriale. Da non perdere.   

Il Quartetto Maurice apre anche la seconda parte del Festival, venerdì 2 luglio – ore 19 – al Teatro del lavoro con due opere per quartetto d’archi ed elettronica in prima assoluta di Claudio Panariello e Lea Bertucci. Tutto da scoprire. Seguirà al Circolo Sociale – ore 21 – una attesissima performance di Bénédicte Davin, cantante, comica e artista visiva che presenterà musiche di Georges Arpeghis e Kurt Schwitters. Imprevedibile. Sabato 3 luglio al Lounge del Teatro del Lavoro alle 18 un incontro con Panariello e Bertucci. Sempre al Teatro del Lavoro – ore 21 – chiude Musica in Prossimità 2021 Lucrecia Dalt, artista colombiana che attraverso strumentazione analogica, sintetizzatori e l’uso della voce sviluppa un progetto concettuale intimo, intricato e coinvolgente.

Insomma come sempre a Pinerolo ce n’è per tutti i gusti e palati, anche i più esigenti. Abbiamo voluto approfondire ulteriormente questa edizione del festival con Laura Bertolino che oltre che componente del Quartetto Maurice è portavoce dell’Associazione Metamorfosi Notturne.

Ti chiedo, cercando di non cadere nelle ricorrenti retoriche del periodo, convinto che la pandemia abbia segnato in modo indelebile il mondo della cultura, in particolare gli ambiti della ricerca, se puoi raccontarci le sensazioni provate nell’organizzare Musica in Prossimità 2021.

«Al netto delle retoriche, purtroppo la parola che più si allinea all’organizzazione di questa edizione 2021 è: complessità. Tra protocolli, piani sicurezza e piani sanitari, procedere nella realizzazione di un evento è a oggi un continuo dribblare problemi. Sottolineo che non si tratta di aggirarli. I regolamenti da rispettare per gli eventi che si svolgono al di fuori di un grande teatro sono così stringenti da far perdere la fiducia (e spesso la pazienza) nella volontà delle istituzioni di cercare davvero di arrivare ad avere una programmazione, almeno estiva, di prossimità. Ma mantenere dei presidi culturali nei centri più piccoli è più che mai di vitale importanza in questo momento storico, sia per rigenerare il rapporto pubblico-artisti e più in generale una vita “in presenza”, sia per conservare luoghi destinati all’arte e con essi un consistente indotto lavorativo».

«Tra protocolli, piani sicurezza e piani sanitari, procedere nella realizzazione di un evento è a oggi un continuo dribblare problemi».

«Abbiamo accolto la sfida della ripartenza rilanciando con un festival che è decisamente impegnativo in termini di artisti coinvolti, provenienze geografiche e generi esplorati; non ci siamo risparmiati, prendendoci indubbiamente dei rischi a livello organizzativo. Questo è uno dei motivi per cui il Festival è stato diviso in due momenti uno in giugno e uno in luglio, anziché concentrarlo in un unico weekend lungo come nelle passate edizioni.

Se dovessi sottolineare un tratto particolarmente significativo del cartellone di Musica in Prossimità 2021 quale evidenzieresti?

«Il festival presenta a posteriori un indubbio focus sulle varie declinazioni della voce. Dico a posteriori in quanto non costruiamo mai la programmazione scegliendo un tema a tavolino, ma invece ci lasciamo suggestionare dai suoni e dai personaggi che incontriamo man mano esplorando il panorama artistico contemporaneo fino a che le proposte si concatenano in un qualcosa che ci sembra abbia una forma. Cogliamo il fiore germogliato spontaneamente, per così dire; non c’è alcun procedimento di laboratorio. Quest’anno abbiamo ben quattro concerti su sette in cui la vocalità, in tutte le sue declinazioni, la fa da padrone: il trio electro-jazz dei Mopcut, il sestetto vocale Solo Voices con il superbo Stimmung di Stockhausen, i soli di Benedicte Davin a voce nuda (Aperghis e Schwitters) e di Lucretia Dalt intinta invece di elettronica. I nostri concerti e quello dell’Ensemble l’Imaginaire mettono invece in luce l’aspetto ormai più consueto del festival legato alle nuove produzioni, con ben 4 lavori in prima esecuzione assoluta e quasi tutti i brani programmati presentano l’elettronica. Infine, una piccola deviazione nel mondo della psicologia: un workshop notturno destinato ai compositori con la psicologa e psicoterapeuta Silvia Tedone, per coloro che vogliono tentare un diverso approccio con il loro inconscio creativo».

Come Quartetto Maurice aprirete entrambe le sessioni del festival, il 18 giugno con String Quartet n.1 di Beat Furrer, il 2 luglio con due prime assolute di Claudio Panariello e Lea Bertucci, al di là dell’immaginabile gioia di suonare di nuovo davanti al pubblico, cosa ci puoi anticipare su queste opere?

«Eseguiremo Furrer in apertura del festival, un piccolo cameo di benvenuto da parte del Quartetto Maurice. Si tratta di un lavoro “giovanile”, ma accostandoci alla musica di questo autore abbiamo capito che sarebbe stato più interessante cominciare dal principio per comprendere da quali processi e e da quali materiali arrivasse la sua musica più attuale e così connotata (Furrer ha già all’attivo tre lavori per quartetto). Sulla prima pagina del brano è presente una citazione dal volume Nadja di Andrè Breton che scopre come la bellezza si sveli nel vedersi in un’altra persona… ci è sembrata una bella speranza rispetto ai tempi che abbiamo appena vissuto. Per quanto riguarda il secondo concerto, invece, crediamo sarà una bellissima occasione di ascolto, in quanto Claudio e Lea hanno scritto due lavori con elettronica molto diversi tra loro. Le esperienze di questi compositori sono molto differenti per formazione, percorso artistico e provenienza geografica (Napoli/Svezia per Claudio e New York City per Lea) e l’intuizione che abbiamo avuto rispetto alla loro attitudine verso l’elettronica crediamo abbia dato i suoi frutti».

A Pinerolo siete molto attenti anche sulle realtà internazionali della ricerca sonora e visivo-performativa. Quest’anno le proposte dei Mopcut, dell’Ensemble L’Immaginaire, i Solovoices, Bénédicte Davin e Lucrecia Dalt cosa ci dicono sull’attualità?

«Più che descrivere l’attualità, questi artisti sono l’attualità. Potremmo forse dire che non siamo noi ad andare in cerca dell’attualità ma è questa che viene a trovarci cercando di metterci sempre in una dinamica di ascolto dell'attuale».

«Potremmo forse dire che non siamo noi ad andare in cerca dell’attualità ma è questa che viene a trovarci cercando di metterci sempre in una dinamica di ascolto dell'attuale».

«un Festival incentrato sul contemporaneo ha un po’ di per sé questa vocazione, certo, ma lasciare che questa narrazione si svolga liberamente è forse un po’ meno scontato. Speriamo sempre che nel nostro festival si respiri questo profumo di libertà; prima di tutto attraverso gli artisti che invitiamo. Un aspetto che ci fa piacere è l’alta percentuale femminile sia tra le artiste che tra le compositrici, ma anche questo è stato un evento del tutto spontaneo, cosa che riteniamo abbia ancora più valore perché è un messaggio di parità di genere che passa esclusivamente attraverso l’arte. Infine, certamente il concerto dei Solovoices sarà un momento di grande introspezione, in cui Stockhausen ci inviterà, come sempre accade nella sua musica e sicuramente da precursore dei tempi, a connetterci con qualcosa di più grande, di universale. Ci auguriamo sia un bel momento di riconciliazione con il presente». 

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