Raccontare le musiche del mondo alla Cini

Un seminario dell'Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati, che segue un interessante omaggio a Diego Carpitella

Fondazione Cini
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Il canale YouTube sulle musiche del mondo della Fondazione Giorgio Cini ha superato il milione di visualizzazioni, forte di una playlist che raccoglie oltre 80 video sulle tradizioni musicali e coreutiche di 26 paesi asiatici, africani, americani, europei.

Il prossimo 17 marzo, dalle ore 16, la Fondazione Cini propone il seminario online Divulgare la conoscenza delle musiche del mondo (in diretta streaming sul canale YouTube della Fondazione: lo trovate qui sotto) organizzato dall’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati e curato da Giovanni Giuriati, Marco Lutzu, Simone Tarsitani e Costantino Vecchi: un'occasione per riflettere sulla didattica musicale interculturale con esperti nel campo dell'etnomusicologia e della didattica e la presentazione del progetto Guide all’ascolto delle musiche del mondo: Percorsi di didattica musicale interculturale a cura di Lorenzo Chiarofonte.

Il progetto mette a disposizione guide virtuali, multimediali e interattive, pubblicate sul sito, realizzate da esperti a partire dai ricchi materiali d’archivio dell’Istituto Interculturale di Studi musicali comparati.

Un assaggio della ricchezza dell’archivio l’ha offerto in chiusura del 2020 il seminario Etnomusicologia dialogica e bi-musicalità. I video dei Seminari di Diego Carpitella (1979-81) negli archivi dell’IISMC, occasione anche per ritrovare in video Ivan Vandor, l’allora direttore della Scuola Interculturale di Musica ospitata dalla Fondazione Cini all’Isola di San Giorgio a Venezia. 

L’estratto video, montato da Marco Lutzu, è in apertura (3:05 – 7:00) del video di quasi tre ore che documenta il seminario.

L’iniziativa va ad arricchire significativamente il numero esiguo di testimonianze video che riguardano Diego Carpitella disponibili in rete. Fra queste si segnalano un estratto dalle teche Rai del 1959 in cui l’etnomusicologo introduce un filmato girato a Nardò che vede protagonista una donna posseduta dalla Taranta e curata a suon di musica, come documentato dall’equipe di Ernesto De Martino nelle ricerche che confluirono ne La terra del rimorso.

Un altro documentario audiofonico mette a disposizione la precedente ricerca in Lucania di Diego Carpitella con Ernesto de Martino nel 1952: in questo caso le registrazioni di musiche tradizionali di Carpitella sono abbinate a testi di De Martino a ricordare un lavoro alla base dell'etnomusicologia italiana e di esplorazione di repertori che andavano dai canti alla zampogna alle voci femminili, dall’organetto al cupa cupa, ai tanti canti quotidiani: ninne nanne, canti di lavoro, di questua, infantili, lamenti funebri.

Più recenti sono le puntate dei programmi Rai I Suoni, concepiti e diretti proprio da Diego Carpitella. Per esempio, quella che vede protagonista a Ortacesus (Cagliari), il costruttore e suonatore di launeddas, Dionigi Burranca.

A dicembre del 2020, a trent’anni dalla scomparsa di Diego Carpitella, il progetto progetto “Sguardi musicali” dell’IISMC ha presentato, in particolare, il lavoro compiuto da Claudio Rizzoni su tre video realizzati durante i seminari teorico-pratici sulla musica italiana di tradizione orale che Diego Carpitella organizzò a San Giorgio negli anni 1979-80-81. I docenti in questi seminari erano maestri della tradizione sarda, laziale e calabrese. Furono incontri che lasciarono un segno indelebile e generativo per una generazione di ricercatori e musicisti.

Così li ricorda il padovano Roberto Tombesi (Calicanto), fra gli allievi del corso dedicato alla chitarra battente calabrese: «Quel periodo coincise con la nascita di Calicanto. Frequentai quel corso di chitarra battente sia perché da tempo seguivo a distanza il lavoro di Diego Carpitella (e trovarlo a due passi da casa era certamente un’occasione da non perdere), sia perché avevo cominciato a interessarmi in modo quasi bulimico a numerosi strumenti della tradizione popolare italiana che allora compravo e maltrattavo in gran quantità. Inoltre, la presenza di Piero Ricci, in quel periodo collaboratore di Eugenio Bennato (per esempio per la famosa canzone “Riturnella”) mi convinse che non potevo assolutamente mancare».

«Ricordo che nello stage Carpitella introduceva alla storia, all’uso e alla riscoperta della chitarra battente, per poi lasciare spazio a momenti pratici condotti da Ricci. Ricordo anche che allora avevo cominciato a documentare la presenza della chitarra battente dalle nostre parti e mi presentai con immagini di ambito veneziano di pittori come Tiepolo, Zompini, eccetera che riscossero un certo interesse. Quel corso dell’autunno del 1981 (purtroppo ultimo della serie a Venezia) fu sicuramente una di quelle occasioni che mi portarono in breve alla decisione di iniziare una ricerca etnomusicologica approfondita sul nostro territorio e, contemporaneamente, a impegnarmi nella riproposizione di quelle musiche con Calicanto».

Gli altri due seminari, documentati nel video riguardano Dionigi Burranca (launeddas, Sardegna, 1979) e Francesco Splendori, Luigi D’Agostino e Romano D’Annunzio (zampogne, Lazio, 1980) e affrontano rudimenti della tecnica strumentale per poi riflettere su procedimenti esecutivi, tecniche di costruzione, riti e occasioni associate agli strumenti, e delle forme di apprendimento proprie della tradizione orale.

I video sono stati digitalizzati e, in occasione del seminario di dicembre, sono stati curati e montati da Simone Tarsitani con la collaborazione di Claudio Rizzoni grazie alla borsa “Vittore Branca”, introducendo nel montaggio alcuni “cartelli” che introducono le diverse tematiche. La trasmissione in streaming è stata l’occasione per riflessioni su queste tematiche da parte di Giovanni Giuriati, Giorgio Adamo, Mariano Alessandra, Vincenzo Caporale, Marco Lutzu, Mimmo Morello, Antonello Ricci, Claudio Rizzoni, Simone Tarsitani, Serena Facci, Laura Faranda, Roberta Tucci.

A Giovanni Giuriati, direttore dell’IISMC, abbiamo chiesto un commento a questo intenso momento di documentazione e confronto sul lavoro di ricerca e sull’attività didattica di Carpitella:

«Forse la cosa più importante per noi è stata quella di mantenere una continuità delle nostre attività (anche a distanza in questi momenti difficili segnati dalle misure legate al Covid) con un progetto che unisce diversi aspetti che sono al centro della programmazione del nostro Istituto. Ne vorrei menzionare almeno quattro. Innanzitutto, la valorizzazione dell’archivio che annovera molti importanti materiali a partire dalla fondazione dell’Istituto oltre cinquant’anni fa e che meritano di essere salvaguardati attraverso riversamenti digitali e di restauro, e resi noti. In secondo luogo, la ricerca, dato che questo progetto nasce da una borsa di ricerca "Vittore Branca" che la Fondazione Cini ha attribuito a Claudio Rizzoni proprio per lo studio di questi video; prospettiva di ricerca che compare con evidenza nell’inquadramento critico per ‘questioni’ che è stato dato al montaggio del video».

«Un terzo aspetto riguarda la didattica, dato che questa iniziativa si inserisce nel nostro progetto "Sguardi musicali" curato da Simone Tarsitani e Marco Lutzu incentrato sull’etnomusicologia visiva che da tre anni portiamo avanti per la formazione di giovani ricercatori in questo campo, dato che ci è sembrato di rilevare una carenza su questi temi nella formazione degli etnomusicologi a livello italiano ed europeo. E che attribuisce ogni anno una "Borsa Carpitella" a un giovane ricercatore per la realizzazione di un documentario di argomento etnomusicologico. Infine, si è trattato del ricordo di un maestro, mio personale e dell’etnomusicologia italiana, Diego Carpitella, attraverso una presentazione di materiali inediti che lo mostrano nel suo aspetto “didattico”, che è stata parte così importante della sua attività. Il ricordo di Carpitella che si è incentrato sui materiali video, ma anche nelle parole degli intervenuti al seminario come Roberta Tucci, Antonello Ricci, Mimmo Morello, Marco Lutzu, alcuni protagonisti di quelle vicende, altri più giovani che non avevano vissuto quelle esperienze».

Che significato ha oggi accostarsi a questa documentazione preziosa?

«Utilizzare questi materiali d’archivio per riflettere sulle metodologie di ricerca nel campo delle musiche di tradizione orale nelle quali la prospettiva "dialogica" di interazione tra ricercatore e musicista diventa sempre più essenziale e la prospettiva della bi-musicalità che prevede una competenza diretta e pratica delle musiche che si studiano da parte del ricercatore è sempre più diffusa. Rendendosi conto di come tali questioni fossero già affrontate in questa sorta di laboratorio o "esperimento" come è stato detto, proposto da Carpitella oltre quarant’anni fa».

«Nell’ambito della appena nata "Scuola Interculturale di musica" dell’IISMC allora diretto da Ivan Vandor, Carpitella fu tra i primi in Italia a sperimentare proprio in questi seminari un metodo ricerca che prevedeva il dialogo e lo scambio di conoscenze tra ricercatore e musicista. Altro aspetto caratterizzante di questi seminari – e del progetto della Scuola interculturale di musica – era un sistema didattico basato sulla bi-musicalità proposta da Mantle Hood, il quale sosteneva l’importanza di raggiungere anche una competenza esecutiva diretta se si studia una musica diversa dalla propria per poterne meglio comprendere i concetti e le pratiche. Un metodo allora praticamente sconosciuto in Italia, dove viene sperimentato per la prima volta proprio in questa occasione».

«Oltre all’interesse specifico di questi materiali, particolarmente importante è proporre una divulgazione di qualità dato che queste iniziative sono destinate a un pubblico che non consiste solo di ricercatori e professionisti nel campo dell’etnomusicologia, ma sono indirizzate a un pubblico più vasto di studenti, cultori, appassionati che anche grazie ad internet possono essere raggiunti. La nostra playlist su YouTube con un’ottantina di video, ognuno con un suo testo di presentazione e spiegazione di ciò che si vede, ha sorpassato il milione di visualizzazioni a riprova di un certo seguito per le nostre iniziative non solo a Venezia e non solo tra gli specialisti. In questo periodo di pandemia il progetto si è sviluppato con la serie di video che abbiamo intitolato ‘”Zoom in on masters”, per la regia di Simone Tarsitani per la quale abbiamo già realizzato tre lavori. Il primo su Kudsi Erguner e il progetto “Birun” di riscoperta e valorizzazione della tradizione cosmopolita della musica. ottomana, il secondo sulla musica siriana in questi tempi difficili per quel paese, e il terzo su Kapila Venu e il teatro Kutiyattam del sud dell’India».

Ci sarà un seguito nel 2021?

«Programmiamo di proseguire con questo tipo di progetti anche nel 2021: è in preparazione uno "Zoom in on masters" dedicato alla poesia cantata improvvisata del Cile a cura di Stefano Gavagnin con l’etnomusicologo cileno Claudio Mercado. Viene offerta anche una nuova "Borsa Carpitella" e intendiamo organizzare una rassegna di documentari proiettando i film realizzati con le "Borse Carpitella" del 2019 e 2020. Inoltre, prevediamo di continuare nel lavoro di sistemazione e valorizzazione dei materiali del nostro prezioso archivio cercando di farli sempre dialogare con il presente».

Un dialogo che in Diego Carpitella continua a trovare un interlocutore imprescindibile. Scriveva Carpitella nel 1988: la «professionalità degli antropologi» viene messa «ancor più in discussione» dal «facile» uso della videocamera perché «il nocciolo della questione è, non soltanto in Italia, di sapere prima della realizzazione di un filmato, di un video, che cosa voglia lo studioso, il ricercatore, come e perché. Il soggiacere attonito di molti studiosi al fascino delle immagini in movimento (dei suoi realizzatori e produttori) dipende proprio da non sapere come utilizzare il mezzo, nel senso di quale contributo cognitivo possa dare la documentazione visiva nella ricerca scientifica».

Mercoledì 17 marzo alle ore 16, nel seminario online Divulgare la conoscenza delle musiche del mondo interverranno: Fulvia Caruso (Università di Pavia), Raffaele Di Mauro (Liceo Musicale di Napoli) Serena Facci (Università di Roma "Tor Vergata"), Stefano Gavagnin (IIS Andrea Gritti, Mestre), Stefania Lucchetti (Conservatorio di Musica di Venezia), Anna Menichetti (Conservatorio di Musica di Firenze), Gabriella Santini (I.C. Visconti di Roma).

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