Più di mille anni di musica per un giorno speciale

Intervista a Dorothee Oberlinger ambasciatrice dell’Early Music Day 2024

Articolo in collaborazione con REMA
Dorothee Oberlinger Pressefoto 2013_c_Felix Broede - Sony Music
Dorothee Oberlinger Pressefoto 2013_c_Felix Broede - Sony Music
Articolo
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Il REMA Early Music in Europe è una rete di cui oggi fanno parte 177 membri, tra istituzioni, organizzazioni, ensemble e singoli musicisti e professionisti distribuiti in venticinque paesi.

Dal 21 marzo 2013, anno nel quale il Réseau Européen de Musique Ancienne ha iniziato a promuovere l’Early Music Day su iniziativa del suo ex presidente Peter Pontvik e della allora commissaria alla cultura della UE Androulla Vassiliou, la giornata ha progressivamente coinvolto centinaia di migliaia di persone crescendo a livello internazionale ben oltre i confini dell’Europa, e puntando anche sulla adesione spontanea della partecipazione di studenti, docenti e amatori di musica.

Di anno in anno sono cresciute le iniziative e le adesioni e l’elenco degli eventi della sua dodicesima edizione è consultabile sul sito del REMA dal quale è possibile anche scaricare il regolamento per poter partecipare iscrivendo la propria iniziativa, e i materiali grafici coordinati con il logo per la sua divulgazione a mezzo stampa e attraverso i social media.

Se si dovesse racchiudere in uno slogan l’idea centrale di questa iniziativa si potrebbe parlare di oltre mille anni di musica concentrati in meno di ventiquattro ore, anche se gli eventi che ruotano attorno alla data del 21 marzo, quella della nascita di Johann Sebastian Bach e dell’inizio astronomico della primavera, coinvolgono anche i giorni precedenti e quelli successivi.

 

Dal 2017 a rappresentare simbolicamente la celebrazione della Giornata della Musica Antica sono stati invitati alcuni artisti in qualità di “ambasciatori” che ne rappresentano l’eccellenza, ad iniziare da René Jacobs, e proseguendo poi con Skip Sempé, Jean Rondeau, Rachel Podger, Olga Pashchenko, Carlo Vistoli, e Amandine Beyer.

La portavoce della ricchezza e della vivacità del mondo della musica antica di quest’anno è Dorothee Oberlinger, che oltre alla sua attività solistica e di direzione d’orchestra, è docente e direttrice artistica del Musikfestspiele Potsdam Sanssouci, e che racconta la sua formazione e la sua esperienza artistica in questa intervista.

DorotheeOberlinger_Stefan Gloede
DorotheeOberlinger

Quando hai iniziato ad avvicinarti alla musica antica?

«Potrei dire che ho iniziato da bambina, perchè la mia è una famiglia di musicisti. Mio padre è un pastore protestante, e mia madre una flautista autodidatta e amatoriale, ma ha insegnato a tantissimi bambini a suonare il flauto dolce. Ricordo che in estate andavamo in Polonia in vacanza, ed è lì che acquistava dei flauti che poi suonavamo insieme. Inoltre nella famiglia di mio padre ci sono dei costruttori di organi, e nei periodi delle feste religiose, in particolare a Natale e Pasqua, ascoltavamo molta musica, e in particolare gli oratori di Bach.

Già all’età di sei anni cantavo nel coro della chiesa dove si eseguivano le cantate di Buxethude, e naturalmente di Bach e io accompagnavo mio padre.

Noi vivevamo in campagna e si faceva sempre musica in famiglia, con gli amici, con conoscenti e amatori dunque la musica antica antica mi ha sempre circondato, e ho suonato la viola da gamba, il violoncello e il cembalo, ma poi mi sono concentrata sul flauto.

Ho studiato prima in Polonia e poi ad Amsterdam con Bruggen, Leonhardt ed altri. Bruggen aveva un trio e suonavano musiche di Solage [si riferisce al compositore della cosiddetta ars subtilior o tarda Ars Nova, vedi codice Chantilly, e al suo  rondeau Fumeux fume par fumée] con flauti basso, e sembrava di vedere la nebbia e il fumo attorno a loro ed era misterioso e affascinante immergersi in questa musica per molti versi misteriosa...».

 

Durante i tuoi concerti anche all’interno di singoli brani utilizzi più taglie di questo strumento.

«Per me è una maniera di variare e arricchire la dimensione sonora anche di una singola pagina strumentale, anche breve. Come nell’opera troviamo sia il basso buffo che il soprano virtuoso con i loro diversi caratteri, così io immagino di raccontare una storia che si svolge con diverse strumenti come se fossero i diversi personaggi che si esprimono evocando atmosfere diverse.

Ho una collezione di strumenti di diverse epoche, dal Medioevo a quelli moderni, dal soprano al basso e questo mi da molte possibilità e mi piace molto...».

 

Uno dei fondamenti della prassi musicale storicamente informata è quello della utilizzazione di strumenti “antichi”.

«Il fascino degli strumenti storici originali o delle loro copie è nel loro suono. Come per esempio nel violino barocco l’arco consente una articolazione diversa rispetto a quello moderno, così i flauti antichi non avevano chiavi e la loro diteggiatura è differente e anche i timbri e le tonalità e il suono risulta molto affascinante.

Durante gli anni Venti del XX secolo è iniziata la riscoperta degli strumenti antichi e si è sviluppata una consapevolezza della loro importanza per l'esecuzione della musica del passato.

E poi è molto importante la lettura dei trattati, per tutto quello che riguarda le caratteristiche del ritmo, delle danze, dell’ornamentazione, e per la realizzazione del  basso continuo. Tutto questo ha dato vita a un “movimento” che si è sviluppato a partire dagli Sessanta. Con la cultura hippie è nato un nuovo concetto di orchestra, e un modo diverso di stare insieme, meno gerarchico e più democratico, attraverso la ricerca di un suono originale e per così dire “autentico” e dunque oggi la historical perfomance practice è un concetto completamente acquisito.

Naturalmente l’idea di autenticità è qualcosa di molto relativo perché non possiamo tornare indietro nel tempo per ascoltare come si eseguiva la musica nel passato lontano, ma è chiaro che ogni secolo ha le proprie caratteristiche dal punto di vista degli stili, dei timbri e così via.

Oggi abbiamo tantissima musica a disposizione, ma in passato si suonava quello che era stato composto relativamente poche volte, e non si suonavano all’infinito le stesse composizioni come ora.

Penso per esempio che Handel stava ancora  finendo di scrivere Alcina durante le prime prove, e poi si passava alle opere successive… Comunque non potendo tornare indietro nel tempo, oggi possiamo almeno  avvicinarci sempre di più a quella che definiamo musica antica.

Ma devo aggiunggere che io ho studiato anche molta musica contemporanea e mi piace associare il passato al presente».

 

Oltre all’attività di solista ti dedichi anche alla direzione.

«Si, e molto volentieri. Direzione vuol dire essere pronti e conoscere la partitura in tutti i suoi minimi dettagli, e sapere cosa si vuole dire e pianificarlo. Quando ti trovi davanti a una partitura barocca devi capire come ornamentare, come eseguire l’articolazione, il basso continuo e così via, e devi prendere molte decisioni per creare il suono più giusto. Mi piace molto questo lavoro ed è molto creativo.

Ora lavoro anche con orchestre moderne, e tra poco dirigerò Beethoven per la prima volta. Sto leggendo diverse cose per capire il tempo, il rubato e tutti gli aspetti orchestrali».

Dorothee Oberlinger
Dorothee Oberlinger

Con il tuo Ensemble 1700 ha eseguito molta musica barocca. Tra i progetti già realizzati quali sono quelli che ti sono più cari, o che hanno richiesto più impegno?

«Potrei citarne uno recente. Si tratta della festa teatrale L’Huomo di Andrea Bernasconi del 1754. L’abbiamo allestita in collaborazione con Bayreuth nel Teatro dei Margravi, e ha comportato un grande lavoro di ricerca per conoscere e studiare le fonti, e proporre una esecuzione e messa in scena storicamente informata.

Ma ogni opera è stata frutto di un grande lavoro, per esempio è il caso del dramma giocoso del 1752 I portentosi effetti della madre natura di Giuseppe Scarlatti [su libretto di Carlo Goldoni], un compositore praticamente sconosciuto.

Ma amo molto anche i progetti di musica strumentale, per esempio quella di Alessandro Scarlatti, che dal mio punto di vista di flautista è molto interessante e piacevole da suonare sia per me che per il mio gruppo.

Ho collaborato a lungo con i Sonatori della Gioiosa Marca, e per me è molto importante eseguire la musica barocca italiana, anche per la sua articolazione, e il loro modo di suonare mi ha fatto vivere questa musica in modo speciale e ho imparato tanto ed è stata un esperienza molto interessante.

Restando nel campo della musica strumentale devo ricordare che con l’Ensemble 1700 abbiamo eseguito e registrato molto Telemann e per questo ho ricevuto un premio e sono stata nominata ambasciatrice del compositore tedesco».

 

A proposito di ambasciatrice, sei stata scelta come rappresentante della Giornata della Musica Antica per l’edizione 2024.

«Si e sono molto contenta. È bello veder partecipare così tanti musicisti, professionisti e amatori, da ogni angolo d’Europa e non soltanto. Ci sono  tante persone e organizzazioni che si occupano della musica antica con grande creatività e passione. E poi ci sono gli ascoltatori e l’interesse del pubblico è in costante aumento e l’Early Music Day serve anche a stimolare la curiosità e coinvolgere un numero sempre maggiore di persone».

 

Cosa farai il prossimo 21 Marzo?

«Vittorio Ghielmi ha creato un nuovo festival chiamato “Ora” che si inaugurerà  proprio il 21 marzo. Si svolgerà a Salisburgo dove entrambi insegniamo presso la Mozarteum University, e nel suo programma la musica antica sarà associata a quella odierna.

Strumenti antichi e moderni suoneranno insieme nell’orchestra che eseguirà musiche di Vladimir Tarnopolsky, perché con gli strumenti antichi si può suonare anche la musica contemporanea...».

 

A proposito della tua esperienza di insegnamento e dei pionieri del “movimento” della musica antica come si presentanto gli studenti di oggi?

«La maniera di suonare si è molto sviluppata e ha raggiunto un livello molto alto e ci sono insegnanti molto bravi. I giovani oggi sono molto appassionati e ardono dalla voglia di vivere di musica come free lancer. Io cerco di aiutarli, e per esempio li spingo a suonare anche un secondo strumento, per poter essere utili in orchestra.

In questa era digitale in genere non è facile per loro immergersi in profondità ed entrare nel mondo della musica antica. Noi eravamo più calmi, e oggi i giovani  sembrano avere sempre molta fretta e sono stressati e molto preoccupati del futuro. Seguono i social media e faticano a trovare la concentrazione, ma ci vuole tempo per sviluppare il proprio talento, e diventare artisti e avere fiducia nel futuro, senza bruciare le tappe e cercare di ottenere tutto e subito».

 

Quella che segue è una libera traduzione del testo scritto da Dorothee Oberlinger  per l’occasione della dodicesima edizione della Giornata della Musica Antica.

 

Sono molto onorata di essere ambasciatrice dell’Early Music Day di REMA 2024!

I pionieristici frutti del "Movimento della musica antica" hanno scritto la storia della musica e probabilmente sono una delle più importanti rivoluzioni nella storia della pratica musicale.

In definitiva, con la nostra passione per la musica antica, credo che siamo tutti ambasciatori della nostra causa: siamo musicisti, insegnanti, musicologi, ensemble, organizzatori di festival, appassionati e intenditori di tutto il mondo.

Con uno spirito di scoperta e sete di ricerca, ci imbarchiamo in una esplorazione senza fine del linguaggio appropriato e del suono della musica antica o di un nuovo suono per gli strumenti storici, il tutto pur essendo consapevoli che non ci può mai essere autenticità assoluta nella Historical Performance Practice. Ciò che ci spinge è il mistero in continua evoluzione di un'interpretazione attuale toccante e avvincente. La musica antica e la pratica della performance storicamente informata oggi  rappresentano un atteggiamento e un approccio che sono alla base del crescente interesse e attenzione verso questo straordinario patrimonio artistico. Come ambasciatori, trasmettiamo con orgoglio e creatività questo prezioso amore per la musica antica.

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