Musica dalla cappella del Duomo

Codici per cantare (LIM) raccoglie contributi dedicati ai Libroni musicali compilati sotto la direzione di Franchino Gaffurio fra il 1490 e il 1507

Codici per cantare
Articolo
classica

Le tre parti di Codici per cantare: I libroni del Duomo nella Milano sforzesca, a cura di Daniele V. Filippi e Agnese Pavanello (LIM 2019, 421 pp., 40€) raccolgono i saggi di numerosi studiosi intervenuti nella giornata di studi interdisciplinare svolta presso l'Università degli studi di Milano nell’ottobre del 2016; il libro riprende integralmente il titolo di quell’incontro dedicato ai quattro Libroni musicali compilati sotto la direzione di Franchino Gaffurio fra il 1490 e il 1507 per la cappella del Duomo.

Il tesoro musicale custodito nell’Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo è di particolare importanza, poiché è una testimonianza della ricca vita musicale della Milano sforzesca e comprende messe e mottetti di Compère, Weerbeke, Desprez, Isaac oltre a quelli di Gaffurio stesso che fu maestro della schola cantorum dal 1484 fino alla sua morte avvenuta nel 1522.

Codici per cantare

La prima parte del volume è intitolata Il contesto milanese e contiene tre saggi di inquadramento. Il primo di Massimo Zaggia è dedicato alla produzione di libri a stampa a Milano nell’epoca di Gaffurio, suddivisa in due periodi, quello che precede e quello che segue l’avvento della dominazione francese. Nel primo periodo tra la fine del 1474 e l’inizio del 1475 comparvero anche il primo Missale Romanum e il Missale Ambrosianum, che nella sua prima edizione conteneva solo i righi per la notazione musicale, presente nella seconda edizione del 1482. Nello studio di Zaggia viene messo in evidenza il prestigio goduto dal maestro della cappella del Duomo e i suoi rapporti con la corte degli Sforza e il fatto che Gaffurio non risentì della caduta di Ludovico il Moro e della dominazione francese dal momento che venne insignito del titolo di regius musicum.

Lo studio di Edoardo Rossetti ritrae il panorama  di umanisti, artisti e musici nella Milano rinascimentale, probabilmente la seconda città d’Europa all’epoca per estensione e popolazione. Nel fornire ulteriori dettagli biografici su Affario, Rossetti descrive il contenuto di un manoscritto scoperto recentemente il quale comprende anche un testo di Enrico Boscano intitolato Isola beata, che racchiude un dialogo che rispecchia le riunioni culturali milanesi di fine Quattrocento nel quale, tra altro,  si parla di musici e cantori, ma stranamente non di Gaffurio.  

La prima parte si conclude con il saggio di Norberto Valli dedicato alla liturgia milanese del Quattrocento nel quale vengono esaminati i principali documenti riguardanti il cerimoniale della tradizione rituale.

La seconda parte del volume, intitolata I Libroni gaffuriani: codicologia e contenuti musicali è costituita da sei saggi che entrano nel vivo dei contenuti dei preziosi manoscritti che comprendono le musiche composte da Gaffurio e dagli "oltremontani" attivi alla corte degli Sforza. L’articolo di Martina Pantarotto descrive dettagliatamente le dimensioni, la struttura e i contenuti dei “Libroni della Veneranda Fabbrica del Duomo” mettendo in evidenza attraverso una serie di immagini i tratti dei copisti, a eccezione del quarto fortemente compromesso dall’incendio scoppiato in uno dei padiglioni della Esposizione Internazionale di Milano del 1906 nel quale era esposto, e i rimaneggiamenti operati da Gaffurius.      

Il saggio di Daniele V. Filippi si concentra sull’aspetto più caratteristico dei Libroni, quello dei cosiddetti motetti missales consequentes che in alcune specifiche occasioni sostituivano alcune parti dell’Ordinario e del Proprio, probabilmente nelle messe votive, di rito romano e nelle cosiddette messe basse. La maggior parte di questi cicli di mottetti si trova nel primo Librone che comprende Salve mater salvatoris di Gaffurio, Ave mundi domina e Quam pulchra es di Weerbeke, Hodie nobis de virgine e Ave domine Iesu Christe di Compère, anche se l’attribuzione di quest’ultimo è stata messa in discussione, e ciò fa pensare che fossero legati alla cappella della corte sforzesca o concepiti per le celebrazioni fatte in Duomo alla presenza del duca.

Sia il saggio di Thomas Schmidt che quello di Bonnie J. Blackburn sono dedicati ai motetti missales che nel corso degli ultimi decenni hanno generato una ricca letteratura scientifica. Il primo riguarda la loro notazione e le caratteristiche del ciclo di mottetti loco Missae, mentre il secondo si concentra su un ciclo di mottetti anonimi, Missus est ab arce patris, contenuto nel quarto Librone, che presentano la particolarità di essere basati su una delle composizioni tre voci più note di Alexander Agricola, Si dedero omnium oculis mei, che venne utilizzata anche nella costruzione delle messe omonime di Obrecht, Coppini e Divitis.

Anche Francesco Rocco Rossi fa riferimento ai motetti missales esplorando relazioni e nuclei melodici di alcuni motetti a cinque voci di Gaffurio presenti nel corpus dei Libroni considerandoli appartenenti ad unico ciclo di cui farebbe parte anche l’anonimo O Iesu dulcissime che potrebbe essere attribuito al compositore e teorico lodigiano.

L’ultimo contributo della seconda sezione del volume è di Daniele Torelli e riguarda la presenza di lamentazioni, inni, magnificat e antifone destinata alla liturgia dell’Ufficio.

La terza e ultima parte curata da Cristina Cassia comprende il catalogo completo dei Libroni gaffuriani preceduto da una riflessione sulle problematiche relative alla sua compilazione. L’elenco delle opere citate nel volume, tre indici per compositore, per titolo e dei nomi, più la bibliografia generale completano questa raccolta di saggi dedicata ai quattro grossi libri che contengono le musiche della Cappella del Duomo di Milano che raggiunse uno dei momenti di massimo splendore sotto la guida del compositore e teorico che gli umanisti del tempo tennero in somma considerazione. 

Per ulteriori informazioni sui cicli di mottetti di quest’epoca si può consultare il database dedicato, e per sapere di più sulla figura del musico lodigiano si può leggere il compagno ideale di questo libro, Ritratto di Gaffurio curato da Davide Daolmi e pubblicato dalla LIM nel 2017. Volendo ulteriormente approfondire il pensiero musicale gaffuriano si può consultare il suo trattato Theorica musice tradotto e commentato da Ilde Illuminati, pubblicato dalla Edizioni del Galluzzo nel 2005. Infine suggeriamo l’ascolto del disco dell’ensemble Odhecaton, pubblicato nel 2017 dalla Arcana, dedicato a Loyset Compère che comprende Galeazescha, lo splendido ciclo di mottetti missales, contenuto nel terzo Librone, commentati dai due curatori di Codici per cantare

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