Innsbruck, musica antica e archeologia sperimentale

Alessandro De Marchi racconta le belle prospettive dell'edizione 2021 del Festival di musica antica di Innsbruck

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Alessandro De Marchi (foto Brigitte Duftner)
Articolo
classica

Il programma delle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik -festival della musica antica di Innsbruck di quest’anno appare particolarmente originale per via della cospicua presenza di opere musicali che si ascoltano di rado. Negli ultimi anni la competizione vocale intitolata a Cesti ha attirato giovani cantanti da tutto il mondo, intrecciandosi sempre più con il casting del festival.

– Leggi anche: Il Festival di Innsbruck non si ferma

Il suo direttore Alessandro De Marchi ci ha raccontato una parte dei contenuti del programma che si svolgerà in diversi luoghi di Innsbruck dal 13 luglio al 29 agosto 2021.

Partiamo dal titolo della nuova edizione, Prospettive.

«Prospettive era il cappello perfetto per il programma che abbiamo creato per rappresentare il momento storico che stiamo vivendo, in cui riprendono le attività musicali e culturali, e speriamo, che sia la fine di questa pandemia. Il titolo rappresenta il nostro lavoro filologico di archeologia sperimentale, e il crossover che apre nuove prospettive anche nel campo della musica antica».

«Abbiano sviluppato l’organizzazione degli eventi basandoci sull’esperienza dello scorso anno, con gli accessi rigorosamente regolamentati, il distanziamento del pubblico disposto a scacchiera, e tutto quello che ha funzionato bene nell’estate del 2020. Ora l’ultima parola la dirà il governo il 30 giugno, e vedremo se ci saranno eventuali restrizioni o ulteriori aperture, come speriamo».

«Prospettive rappresenta il nostro lavoro filologico di archeologia sperimentale, e il crossover che apre nuove prospettive anche nel campo della musica antica».

«Dal punto di vista degli spazi, poiché quest’anno lo storico Landestheater è in restauro, le opere si faranno nella Haus der Musik che ha una capienza minore, e dunque faremo più recite, per esempio nel caso dell’Idalma saranno sei recite invece di tre, e così via».

Haus der Music (foto Marca Corona)
Haus der Music (foto Marca Corona)

L’Idalma overo Chi la dura la vince di Bernardo Pasquini è una prima assoluta.

«Sì, si tratta della prima esecuzione in epoca moderna dell’opera su libretto di Giuseppe de Toris andata in scena al Teatro Capranica nel 1680 a Roma, e sarebbe veramente bello poterla poi riportare nel luogo della sua prima esecuzione. Il manoscritto si trova a Parigi, e all’epoca venne rappresentata in varie città italiane. Il libretto è in stile spagnolo, come quello del Don Giovanni, con il quale ha qualcosa in comune, vedi L’Empio punito di Melani che abbiamo allestito lo scorso anno. Il tipo di storia pur essendo lievemente differente presenta la stessa drammaturgia. È musica meravigliosa che nessuno ha mai sentito, ed è un sogno che io avevo nel cassetto da molto tempo, almeno da quando incisi Caino e Abele, e questa mi è sembrata un’ottima occasione per metterla in scena. La regia sarà di Alessandra Premoli, che ha già lavorato per noi per l’Opera studio. Il cast è interessante perché è fatto quasi esclusivamente da giovani cantanti per i quali la partecipazione alla competizione Cesti negli scorsi anni è stata un’esperienza fondamentale. Nel frattempo hanno fatto carriera e ora tornano a Innsbruck da artisti affermati. Il concorso continua a  valorizzare giovani talenti che poi si fanno strada nel mondo della musica».

«Iniziamo dalla protagonista dell’opera, che sarà Arianna Vendittelli, vincitrice del 2015, poi ci sono Anita Rosati e Margherita Maria Sala rispettivamente finalista e vincitrice nel 2020, Rupert Charlesworth vincitore nel 2014 e Morgan Pearse nel 2016. E non c’è niente di meglio per un’opera di fine Seicento che un gruppo di giovani cantanti dalle voci agili e fresche. Tra gli altri interpreti ci saranno Juan Sancho, che non mai partecipato al nostro concorso, e Carlo Lepore, il basso buffo di fama internazionale».

Arianna Vendittelli
Arianna Vendittelli (foto Cristiano Bendinelli)

«La preparazione dell’Idalma è stato un viaggio bellissimo perché da descrizioni dell’epoca sappiamo che Pasquini era anche un grande improvvisatore e accompagnatore, ed era famoso per la particolarità del suo modo di suonare che non risulta in nessuna pagina musicale per cembalo o organo. Abbelliva le armonie con delle note estranee, spesso simili a cluster, e cercheremo di ricostruire il colore del basso continuo così come probabilmente veniva realizzato nelle sue opere, curando le sue armonie in maniera particolare. Tra l’altro abbiamo due personaggi buffi, uno piuttosto zotico, che a un certo punto canta in napoletano, e l’altro lievemente raffinato che quando viene provocato canta con una melodia che ricorda la musica popolare romana. Nelle parti di questi due personaggi mi sono divertito a inserire colascioni e chitarre…».

Per la Cesti Competion dello scorso era obbligatorio portare alcune arie del Boris Goudenow di Johann Mattheson, che ben pochi conoscono, e che ora figura nel programma di quest’anno.

«Fa parte del gruppo dei cugini poveri delle opere famose, come per esempio il Don Giovanni di Cazzaniga e il Barbiere di Paisiello, titoli musicati da più compositori. Si tratta di un piccolo gioiello tipico dell’opera di Amburgo di inizio Settecento che in realtà non venne rappresentata, probabilmente per via del libretto e di certi  personaggi russi presenti all’epoca in quella città. Non era mai stata eseguita fino a una decina di anni fa, ed è un opera di rarissimo ascolto e di una grande varietà musicale, con numerose parti danzate. Anche in questo caso fra gli interpreti, ci sono  molti dei finalisti dello scorso anno, accompagnati da un’orchestra giovanile barocca italiana che ho scoperto recentemente: Concerto Theresia. La formazione è composta da ex musicisti della Theresia Orchestra che rinnova i suoi componenti ogni due o tre anni invitando diversi direttori specialisti per le sue residenze di alto perfezionamento, e ne fanno parte i migliori musicisti che si sono avvicendati negli anni. Ricorda in un certo senso l’Academia Montis Regalis con la quale ho lavorato per molti anni».

Anche la Pastorelle en musique di Telemann è fra le opere che si ascoltano di rado.

«È stata scritta fra il 1713 e il 1716 sul libretto del compositore stesso – come nel caso dell’opera di Mattheson – basato sul testo di Molière Les amants magnifiques. Vi si trova il clima tipico dell’opera tedesca politestuale e polistilistica, con i recitativi in tedesco e le arie in francese e tedesco, Quello che è interessante è che dimostra l’estrema  versatilità stilistica di Telemann, il quale cambia la musica in funzione della lingua del testo: così per esempio in certi momenti sembra di sentire Lully e in altri Kaiser. L’opera sarà diretta da Dorothee Oberlinger con il suo Ensemble 1700. Nel cast, che non ho scelto io, c’è Marie Lys che ha vinto la Cesti Competion nel 2018. I nostri finalisti o vincitori oramai sono presenti in molti contesti internazionali, e si tratta di una importante co-produzione con il Musikfestspiele Potsdam Sanssouci, Musica Bayreuth e il Magdeburg Telemann Festival».

Ensemble 1700 (foto Johannes Ritter Herne)
Ensemble 1700 (foto Johannes Ritter Herne)

Anche gli oratori in programma fanno parte delle rarità da scoprire, come Caino e Abele di Pasquini.

«Pasquini è stato un grande compositore, e negli anni in cui l’ho scoperto era conosciuto solo per la sua musica da tastiera, che si colloca tra Frescobaldi e Scarlatti. Ma la sua figura è molto più complessa. È stato uno degli insegnanti  più ricercati della suo tempo, basta pensare per esempio a Muffat arrivato dalla Germania, ed è stato collaboratore dei più importanti mecenati romani tra i quali spicca Cristina di Svezia, e soprattutto è stato un eccellente compositore di oratori e  opere. Quando ha scritto l’Idalma stava per esser sostituto da autori più giovani, ma nel momento della creazione di quest’oratorio era all’apice della carriera nel suo decennio più prolifico. È scritto per un piccolo organico che in questa occasione sarà leggermente rinforzato, e come quando lo registrai molti anni fa, inserirò tra una scena e l’altra delle sinfonie di Corelli composte per un altro oratorio ma con la stessa funzione. Il libretto rispetto ad altri della stessa epoca è diverso perché c’è ancora il ruolo del Testo, il narratore come all’epoca di Carissimi o come negli oratori di Bach».

Per non parlare del Judicium Salomonis di Charpentier che si ascolterà insieme a quello di Pasquini.

«Si tratta di un oratorio in latino di qualche anno successivo. È molto particolare perché si capisce che è pensato per un latino pronunciato alla maniera francese. Charpentier è uno dei creatori dell’oratorio francese, che è sostanzialmente frutto della tradizione italiana di Carissimi, ma presenta delle parti monumentali, con grandi cori e con una strumentazione florida. Anche in questo caso vi è il personaggio del Testo distribuito fra più cantanti e dunque più registri vocali, e a Salomone appare in sogno Dio che intona una lunghissima aria, e ci sono la falsa e la vera madre».

«Per chi conosce l’opera italiana di quegli anni, ad esempio Cavalli, con i personaggi della vecchia e della nutrice cantati da un tenore, ritroverà il ruolo della falsa madre affidato da Charpentier a un haute contre, un personaggio en travesti. Il Caino e Abele di Pasquini in confronto alla compostezza di Charpentier sembra una sceneggiata, e c’è anche il Diavolo con la sua aria…».

Il lavoro di ricerca riguarda anche gli strumenti storici e le accordature.

«Abbiamo fatto ricerche musicologiche e per esempio per l’Idalma la parte del basso continuo scende spesso fino al la grave, nota che i violoncelli moderni non possono intonare, e inseriremo delle scordature tipiche della scena musicale romana dell’epoca. Userò il diapason romano di 392 Hz e questo ha delle conseguenze importanti anche per i cantanti perché è un tono sotto l’accordatura a 440 Hz. È già la differenza che c’è tra soprano e mezzosoprano e fra contralto e tenore acuto, o fra tenore e baritono. Infatti i ruoli che trenta anni fa affidavo ai soprani, ora saranno interpretati da mezzosoprani, e così via».

«Userò il diapason romano di 392 Hz e questo ha delle conseguenze importanti anche per i cantanti perché è un tono sotto l’accordatura a 440 Hz».

«In gioventù ho misurato l’organo della chiesa di San Giovanni a Roma e il la era quasi un fa diesis, dunque al di sotto dei 392 Hz, e si sa che scendendo da nord verso sud in Italia il diapason calava. Quando Handel era a Roma, per le sue composizioni in cui c’erano gli oboi era costretto a trasportare le parti di un tono perché oboi e oboisti erano veneziani e quindi suonavano con un diapason più alto. «Per il diapason che ho scelto bisognerà cambiare tutte le corde degli archi…».

«Per il diapason che ho scelto bisognerà cambiare tutte le corde degli archi…».

Prima della pandemia, che comunque non ha fermato la manifestazione neppure lo scorso anno, una media di 25.000 spettatori ha frequentato le settimane di musica antica del Tirolo austriaco, e quest’anno c’è un rinnovato interesse e alte aspettative. Il calendario del programma comprende più di cinquanta eventi, e nel concerto finale della 12° edizione della Cesti Competion  che conclude la manifestazione si ascolteranno arie da L’amazzone corsara di Carlo Pallavicino del 1686, in vista della sua esecuzione completa nel programma del 2022.

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