I 100 anni di Leonard Bernstein in 10 dischi sperimentali

Nel centenario della nascita, dieci registrazioni storiche tra avanguardia e tradizione americana per riscoprire il lato meno celebrato di Bernstein

Leonard Bernstein
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classica

Lo scorso 25 agosto Leonard Bernstein avrebbe compiuto cent’anni. Radio e televisione hanno offerto il loro contributo a uno dei più grandi direttori d’orchestra che il ventesimo secolo abbia conosciuto, mentre tra web e social network continuano a fioccare un’infinità di affettuose cartoline indirizzate alla figura del direttore dal carisma travolgente – anche compositore, pianista, operatore culturale e divulgatore musicale con una particolare attenzione al pubblico più giovane.

Pallido, se non addirittura assente, appare invece il ricordo del suo ruolo nel contribuire a far conoscere compositori allora viventi e nuove musiche, proposti sia nei programmi concertistici che in registrazioni divenute storiche, concorrendo non poco a eleggere la musica ritenuta allora contemporanea a grandi classici del secolo scorso.

Ecco allora una selezione di dieci dischi, alcuni noti, altri più rari, tutti da riscoprire, per completare l’omaggio a Leonard Bernstein. A partire da opere vicine alla tradizione americana fino ai lavori più sperimentali, che anche grazie al suo impegno sono divenuti presto capolavori del secondo Novecento, eseguiti dalla New York Philarmonic Orchestra.

1. Ernest Bloch, Avodath Hakodesh

Nella cultura ebraica, molto diffusa tra le stelle del mondo musicale e alla quale appartiene anche Leonard Bernstein, Avodath Hakodesh indica la funzione sacra del sabato. Ernest Bloch compone il suo Oratorio nei primi anni Trenta, dopo essersi insediato in Svizzera di ritorno dal primo periodo americano. L'opera rappresenta l’ideale punto di incontro tra musica colta e tradizione religiosa, ispirata alla festività dello Shabbat. In questa registrazione del 1960, la voce del baritono Robert Merrill si unisce al Metropolitan Synagogue Choir e il New York Community Church Choir.

2. Paul Hindemith - Krysztof Penderecki, Violin Concertos

A soli due mesi dalla morte di Paul Hindemith, Leonard Bernstein rende tributo al musicista nella serie Young People's Concerts, definendolo compositore geniale. Pubblicata nello stesso anno, questa registrazione può essere considerata un’appendice alla lezione-concerto e dimostra l’interesse dei più grandi violinisti del tempo a misurarsi con questo capolavoro del 1939. Dopo la prima registrazione avvenuta con David Oistrakh e il compositore alla direzione, Isaac Stern e Leonard Bernstein affidano all’etichetta Sony la loro interpretazione, accanto a quella del Primo Concerto per violino di Krzysztof Penderecki. Leonard Bernstein e il compositore polacco si incontreranno in diverse altre occasioni, mentre le loro composizioni ispirate alla tradizione ebraica verranno spesso accostate all’interno dello stesso programma musicale.

3. Charles Ives, The Unanswered Question

Dal primo musicista americano a raggiungere fama internazionale, Leonard Bernstein prende in prestito il titolo della sua opera più celebre, The Unanswered Question, per un ciclo di lezioni televisive. Sono molti i dischi che Bernstein dedica alla produzione di questo compositore che, come lui stesso afferma, contribuì con la sua opera a offrire una possibile soluzione alla crisi del sistema tonale.

4. Aaron Copland, Appalachian Spring

Dal balletto omonimo scritto per la coreografa Martha Graham, sin dal 1944 Appalachian Spring raggiunse ampia popolarità nella sua versione orchestrale. Con questa composizione, estremamente fresca e vitale, Copland si aggiudica il Premio Pulitzer per la musica. In questo disco Deutsche Grammophon viene accostata all’Ouverture di Candide, l’operetta comica di Bernstein su testo tratto da Voltaire, quasi come segno della profonda e duratura amicizia che accomuna i due musicisti, coronata anche in occasione della trasmissione televisiva condotta da Bernstein alla Carnegie Hall in occasione del sessantesimo compleanno di Copland.

5. Francis Poulenc, Gloria

Composto nel 1959 su commissione della Fondazione Koussevitsky, il Gloria di Poulenc apre al Neoclassicismo con un incedere che ricorda alcuni Oratori di Händel. Il compositore francese alterna così momenti di vigorosa vocalità a sonorità più delicate e raccolte, molto ben caratterizzate da Bernstein in questo disco che accoglie anche la Sinfonia dei Salmi di Stravinsky, della cui musica il direttore diverrà uno degli interpreti di riferimento.

6. Hans-Werner Henze, Symphony n. 5

Il disco contiene la prima esecuzione assoluta della Quinta Sinfonia di Henze, tra gli autori che meglio hanno saputo reinterpretare il genere, innovandolo. Scritta espressamente per l’orchestra di Bernstein, questa Sinfonia poggia su uno strumentario molto ampio, anche se affiora spesso la tendenza a un trattamento solistico delle parti. Ne sono un esempio gli interventi del secondo movimento, proposti sotto forma di singole cadenze tra loro collegate dall’incontenibile carica espressiva, mentre i tre tempi che la compongono rappresentano una sorta di palcoscenico sul quale si manifesta, sotto forme diverse, l’aria tratta della sua opera Elegy for Young Lovers. L’incisione è parte del cd box Bernstein Live che raccoglie le migliori incisioni dal vivo del direttore in dieci dischi.

7. Igor Stravinsky, Oedipus Rex

Tra le opere di Stravinsky incise da Bernstein, accanto ai lavori orchestrali trova posto anche l’Edipo Re, opera-oratorio del padre del neoclassicismo su testo dell’amico Jean Cocteau, successivamente tradotto in latino. Oltre ai diversi dischi, Bernstein dedica all’autore russo un ampio tributo televisivo al termine del quale Stravinsky sale sul podio per dirigere l’Uccello di fuoco. Alla morte del compositore, Bernstein guiderà l’Orchestra del Teatro alla Scala a Venezia, nel leggendario concerto commemorativo tenuto nella stessa chiesa in cui ha avuto luogo il funerale.

8. György Ligeti, Atmosphère

Con la curiosità e il piglio speculativo che ha da sempre contraddistinto il suo far musica, Bernstein si spinge ben oltre il suo repertorio d’elezione misurandosi con alcuni lavori dell’avanguardia americana ed europea. Tra questi figura, a sorpresa, Atmosphères di György Ligeti, opera che conduce il compositore dalla breve parentesi elettronica alla fase dedicata alla grande orchestra, sfruttata attraverso un fittissimo contrappunto capace di camuffare l’articolazione dei suoni in quadri apparentemente immobili e di grande impatto emotivo. Oltre ad Atmosphères, questo disco uscito per Sony contiene brani di Morton Feldman, Edison Denisov, Gunther Schuller e Olivier Messiaen registrati rigorosamente dal vivo.

9. Pierre Boulez, Improvisation sur Mallarmé

Nell’introdurre al pubblico Improvisation sur Mallarmé di Boulez, Leonard Bernstein descrive la tecnica compositiva del compositore francese come qualcosa di «terribilmente complesso, innanzi alla quale i principi dodecafonici di Schönberg e Webern risultano decisamente old fashion». Un ritratto che abbraccia alcune formule matematiche collegate a un ritmo che «sparisce all’orecchio, non certo all’occhio», insieme ad alcuni tratti sonori che sembrano debitori della lezione di Debussy, e per questo definiti da Bernstein come il fulcro di un probabile «nuovo misticismo sorto da una matrice scientifica». La voce del soprano Marni Nixon, la stessa che più tardi doppierà Maria in West Side Story, interpreta quello che diverrà il secondo pezzo di Pli selon pli, .

10. John Cage, Atlas Eclipticalis

Originariamente usato per accompagnare alcune coreografie di Merce Cunningham, questa versione di Atlas Eclipticalis registra la presenza di Leonard Bernstein alla direzione del brano, divenendo presto elemento di discordia tra i due musicisti. Avvertendo una componente relegata all’improvvisazione nella musica di Cage, Bernstein fa aggiungere alla New York Philarmonic Orchestra una sezione dedicata alla libera improvvisazione. Una decisione che non deve aver incontrato il consenso di Cage, così come emerge dalle sue parole in una lettera indirizzata a Bernstein in vista dell’esecuzione. Ad ogni modo, questa registrazione rimane un reperto storico importante, sia per la volontà del direttore di far conoscere la musica di Cage a un pubblico eterogeneo, al quale si rapporta con ampie presentazioni introduttive riportate nella registrazione, sia per offrirci un’idea della spontanea reazione del pubblico in sala.

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