Fenomenologia del venditore di dischi

In vista del Record Store Day Black Friday, 10 profili tipici di venditori di vinile che avete già incontrato

Fenomenologia del venditore di dischi - Black Friday Record Store day
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Se viaggiate a una media di cinque-sei vinili al mese (facciamo sei-sette, dai), il vostro personale presepe di venditori di dischi ormai ve lo sarete fatto: visto che si avvicina il Record Store Day per il Black Friday, se ne può tentare una fenomenologia.

Avventurieri, spacciatori di fiducia, importatori, grossisti specializzati nel nuovo o nell’usato, dopolavoristi, piazzisti di tutti i tipi e di tutte le età: sono l’anima ruspante di fiere e mercatini. Vivono tra bancarelle, cassette di legno e scatoloni, svuotano cantine e garage («massima valutazione, pagamento in contanti»), macinano chilometri a bordo di vecchie station wagon o di fuoristrada ammaccati che caricano e scaricano all'infinito, seguendo un preciso scadenzario di eventi e mostre; qualcuno ha un bancone vero dietro al quale sedersi, un’attività, un negozio di dischi (ne esistono ancora!), qualcun altro ormai si è convertito al commercio liquido.

Tutti però hanno trovato il modo di accodarsi al festante ritorno dell'analogico, alimentando il proliferare di un sottobosco di maschere da commedia dell'arte, una galleria di caratteristi definibili secondo una serie di costanti puntualmente (e comicamente) riscontrabili. Se viaggiate a una media di sei-sette vinili al mese (facciamo sette-otto?), non farete fatica a riconoscerli.

1. Il discogsmane

Il vinile è una faccenda globale e gli affari si fanno in rete. Il discogsmane si muove per lo più nel florido mondo del virtuale (che sulla pubblica piazza depreca e disprezza, ovviamente: «Internet ha rovinato tutto!»); facendo affidamento su una rete di clienti fissi (a volte anche un po' fessi) che va da Milazzo a Tarvisio, da Monfalcone a Bardonecchia.

Il discogsmane vero sa sempre quanto vale un pezzo e ha una specie di antenna vibratile con la quale capta le fluttuazioni anche minime della richiesta. Il discogsmane non sarà mai quello che vende al prezzo più alto, ma state sicuri che non si discosterà di molto dalla valutazione massima. Inutile lamentarsi con un discogsmane. «Su Discogs sta almeno al doppio!». «Sai a quanto sta su Discogs?». «L'altro giorno su Discogs un finlandese lo vendeva al triplo». Da evitare accuratamente. Soprattutto se dotato di negozio. «Dischi belli di jazz? Ne ho parecchi ma li tengo a casa per venderli su internet» (tratto da una storia vera: ma che lo tieni a fare il negozio?).

«Dischi belli di jazz? Ne ho parecchi ma li tengo a casa per venderli su internet».

2. Il gioielliere

Il suo regno è Discogs. Il gioielliere spadroneggia e se la tira. Ha tutto. Ma è caro come il fuoco. Ogni vinilomane ha il suo personale gioielliere che lo perseguita, come la nuvola di Fantozzi. Ci si inventa l'impossibile per evitarlo, per non cadere nella rete, ma lui, e solo lui, sembra avere sempre il vinile che state cercando nel momento esatto in cui non potete fare a meno di comprarlo. Un castigo.

3. Il luddista

Niente internet, niente account su Discogs. I social? Non li usa. E su Ebay non lavora. Se gli lasciate nome e numero di solito li annota su un'agenda marrone in finto cuoio. «Questo è il mio numero: se hai bisogno di qualcosa mandami un sms».

«Questo è il mio numero: se hai bisogno di qualcosa mandami un sms».

4. Il mediorock

Con il proliferare di mercatini e fiere, il mediorock è diventato uno degli esemplari più diffusi. Il mediorock (siamo quasi sempre sopra i 55) se ne infischia della varietà: Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, Genesis e una quindicina di scatoloni di Bruce Springsteen (ma se tutta 'sta gente li ha comprati e poi se n'è liberata di 'sti benedetti dischi di Bruce Springsteen, un motivo ci sarà!).

Come distinguere un vero mediorock da un semplice venditore moscio? Cercate lo scatolone con i dischi solisti dei Beatles: se lo trovate, e se i dischi sono ordinati come si deve nelle quattro canoniche sezioni, allora siete in presenza di un vero mediorock.

Del mediorock esiste anche la variante hard: “I Black Sabbath stanno lì, di là invece ci sono i Deep Purple”.

5. Il rarista

Vinili colorati? Ristampe deluxe? Edizioni limitate? Chicche e stramberie? Il rarista è il venditore che fa per voi. Il rarista ha sempre il vinile più caro da rifilarvi, facendo leva sulla brama di pezzi unici che divora ogni collezionista che si rispetti.

I suoi bersagli preferiti sono i monomaniaci e i completisti: «Ah, sì: quel bootleg serbo dei Pink Floyd l'ho trovato». 150 euro. «L'edizione coreana di Stg. Pepper? Ce l'ho». 340 euro. «Questo costa un po' di più ma è quello con la costina arancio chiaro invece che arancio scuro», vi spiega spostandosi verso il sole per farvi apprezzare il dettaglio che alza l'asticella di un ventino secco.

«Questo costa un po' di più ma è quello con la costina arancio chiaro invece che arancio scuro».

Del rarista esiste anche la temibile variante giapponese. «Ma come 70 euro?». «Eh, lo so, ma è giapponese».

6. L'hipsterofilo

Sottospecie relativamente nuova di rarista e in grande diffusione (sia nei mercatini che dietro ai banconi dei negozi). L'hipsterofilo non se ne perde uno dei vinili che spopolano tra gli smaliziati di area indie-avant-funk-jazz (cool-revival). Cercate quel disco di quel batterista di Chicago uscito su International Anthem? Ce l'ha. Vi è sfuggita la ristampa Mr. Bongo di quel vinile sudafricano? Eccola. Sacred Bones? Strut? Black Truffle? Chiaro che sì. Il capriccio più recente della scena londinese? Lì in fondo, vinile verde. L'ambient giapponese che va un casino? Qui (ma perché l'ambient giapponese va un casino? Non si sa). Pharoah Sanders con Floating Points? La centotreesima ristampa dei Radiohead? Habibi, Analog Africa, l'ennesimo doppio dei Sault? Tutti!

Il problema è che appena ti muovi sono 35-40 euro che partono, anche se spesso i viniletti che piacciono alla gente che piace suonano come se li avessero stampati dal gommista o sulla pala della pizza.

7. Il chiacchierone

Altro esemplare molto diffuso, soprattutto nella fascia d'età medio-alta. Il chiacchierone ha sempre una sentenza pronta da sputare, anche se dalla teoria alla pratica il salto quasi mai gli riesce. «I dischi di classica ormai te li tirano dietro: non li vuole più nessuno». Ok, ma perché allora quei Deutsche Grammophon – che al massimo sono buoni per farci dei sottobicchieri – li metti a 30 euro? «Hanno due vinili vecchi in casa e pensano di avere un tesoro». Ok, ma allora quella ventunesima ristampa Columbia di quel disco da milionate di copie perché la metti a 45 euro?

Il chiacchierone ha visto tutto e ha ascoltato tutto. Il vinile che cercate da una vita? Lui ce l'aveva fino alla settimana scorsa, pensa te... e al prezzo giusto! Il chiacchierone di solito è appena tornato da Londra o dall'Olanda, oppure è in procinto di partire per Londra o per l'Olanda.

Del chiacchierone esiste anche la variante ipnotizzatore. «Certo che è bello, è il loro secondo. Dopo quell'altro. Erano già tornati a Detroit ma con un bassista nuovo. Quel pezzo è fantastico, registrato benissimo». Mezz'ora di torture e di soprusi prima di sparare il prezzo: 120 euro!

8. L'indovino

Ce n'è almeno uno in ogni fiera-mercatino che si rispetti. Facile riconoscerlo: niente prezzi sui dischi. Tocca chiedere. E sperare. Vi guarda, vi squadra, vi soppesa, cerca di capire con che tipo di cliente ha a che fare, e poi, mentre voi iniziate a sudare, vi stende con la stima di giornata: «Eh, quello sta a 55».

Sempre che non ci siano i temibili bollini: ogni colore, una fascia di prezzo. A volte dichiarata, altre misteriosamente annotata su uno sbrindellato quadernetto di Hello Kitty. «Ma scusa, quello con il bollino giallo costava 20, perché questo con il bollino giallo costa 30?«. «Eh ma quella è la sezione Canterbury, questa invece è la sezione Progressive Folk».

«Eh ma quella è la sezione Canterbury, questa invece è la sezione Progressive Folk».

9. Il kantiano

Per il kantiano ogni transazione è una questione morale. «Meno di 55 non posso». «Già sto facendo uno sforzo a mettertelo a 70». «Aggiungi l'Iva, fai due calcoli e vedi che non è poi così caro». Ma per chi mi hai preso? Per il tuo commercialista? «L'ho pagato io 40: sai a quanto dovrei vendertelo per non perderci?«. E che ne so io? Sei tu il venditore.

10. Il fracassone

Categoria piuttosto ampia che comprende diversi esemplari. A partire dal fracassone variante disordinato: niente divisorie, niente ordine alfabetico, qualche pezzo svolazzante di cartone infilato tra i vinili (“italiani”, “classica”, “rap hip hop”) e una marea di ciarpame. Si naviga a vista con il fracassone disordinato, sperando (speranza molto remota) di inciampare in qualche pezzo interessante o in qualche perla sfuggita alla prova-Discogs (quasi impossibile, ma il vero vinilomane non smette mai di sperare di portarsi via a 3 euro la prima stampa di Electric Ladyland).

Il fracassone disordinato può presentarsi anche nella sotto-variante straccivendolo, ovvero il pesce spazzino nella catena alimentare del vinile. Facile individuarlo, basta guardarsi le dita dopo aver fatto passare il primo scatolone (di solito un'accozzaglia indecente di liquame anni Ottanta e porcherie para-disco che puzza di calzini bagnati): se sono nere come quelle di un minatore, allora siete incappati in uno straccivendolo.

Infine il fracassone superficiale, temibilissimo dispensatore di pacchi. «Sì, sì: prima stampa». Ma perché allora sulla inner sleeve ci sta la pubblicità di dischi usciti vent'anni dopo? Chiaroveggenza o mi stai fregando? «Dici che è rovinato? Bisognerebbe ascoltarlo». Esatto: non dovrebbe essere il tuo mestiere? «Tranquillo: sembra graffiato ma suona alla grande». A casa: shkrrrrr cronc shkrrrrr cronc... salt! Noooooooooooo.

«Dici che è rovinato? Bisognerebbe ascoltarlo»

Dedicato a tutti i venditori di dischi che ho incontrato: mi avete reso decisamente più povero, ma infinitamente più felice.

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