The Caretaker è morto (viva The Caretaker)

Con lo Stage 6 di Everywhere at the End of Time si conclude uno degli esperimenti più affascinanti e spaventosi della musica contemporanea

The Caretaker
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Premessa: abbiamo parlato più volte (qui, quiqui) di The Caretaker e del progetto Everywhere at the End of Time, che intende ricostruire coi suoni la progressiva devastazione prodotta dall’Alzheimer all’interno della mente umana: confusione, ricordi improvvisi, il vuoto, la solitudine, la morte. Leyland James Kirby immagina che il suo alter-ego The Caretaker sia colpito da demenza e attraverso cinquanta movimenti (il progetto è iniziato nel settembre del 2016), lo accompagna dall’insorgere della malattia fino alla morte. È qualcosa di mai tentato prima, un viaggio all’inferno, e Kirby, come un Dante Alighieri del ventunesimo secolo, si fa carico di descrivere quest’esperienza spaventosa.

Per lui solo rispetto e riconoscenza.

Giovedì 14 marzo, ore 17.50: mancano dieci minuti all’uscita dello Stage 6 quando arriva una mail dalla pagina Bandcamp dell’etichetta History Always Favours The Winners. Che strano, penso, addirittura in anticipo: e invece no, come spiega il messaggio di Kirby. «Lavorare a Everywhere at the End of Time mi ha consumato, come potete immaginare. Tutto lavoro e niente svago, tutto lavoro e niente svago (ricordate il “romanzo” di Jack Torrence, il protagonista di “Shining”? Quella frase “All work and no play makes Jack a dull boy” ripetuta per pagine e pagine…). Per celebrarne il completamento e solo per un tempo limitato (fino al 16 giugno) ecco la sorpresa per un addio prezioso. Vi offro un’ultima possibilità di alzare un bicchiere colmo per coloro che abbiamo perso lungo il cammino, per tutti i lavori, per tutti quei fantasmi dal nostro passato, per il nostro futuro incerto e per The Caretaker».

«Naturalmente sarete i benvenuti se vorrete offrirmi da bere, avendo trovato questo lavoro di vostro gusto. Grazie eternamente per il vostro supporto. C’est fini».

everywhere, an empty bliss

Ed ecco Everywhere, An Empty Bliss, diciassette tracce inedite non utilizzate per la versione finale dei sei Stage, “ricordati e sfigurati” da The Caretaker: non c’è un ordine preciso, non sappiamo per quali Stage siano stati composti, sono ricordi confusi, è davvero il trionfo dell’Alzheimer. Che botta, che stile! 

Neanche il tempo di riprendersi e una seconda mail ci consegna il link per lo Stage 6, la fine di tutto. Anche in questo caso la copertina è affidata all’artista e amico Ivan Seal.

«Lo Stage 6, quello della Post-Consapevolezza, è senza descrizione»: quattro movimenti per un totale di novanta minuti.

caretaker - stage 6

«All’inizio del lavoro era difficile prevedere come la musica si sarebbe disvelata. Per molti la demenza è un soggetto emotivo che ho sempre trattato col massimo rispetto. I vari Stage sono stati riflessioni artistiche di sintomi specifici che possono essere comuni col progresso e l’avanzamento delle diverse forme di Alzheimer. Che le sale da ballo possano restare in eterno. C’est fini».

Già, le sale da ballo, l’ossessione di Kirby da quando, era il 1999, realizzò Selected Memories from the Haunted Ballroom, ispirato dalla celebre scena di Shining ambientata nella sala da ballo e composto da sample trattati e manipolati di brani orchestrali degli anni Venti e Trenta, fino ad arrivare al capolavoro del 2011, An Empty Bliss Beyond This World.

Stage 6, dunque, e lo scenario sonoro è post-atomico, non c’è più niente a parte un vento continuo squarciato, di tanto in tanto, da piccole esplosioni; il suono è inquietante, ripetitivo, confuso, è un rumore vuoto ma comunque presente, straniante, senza speranza. E inaspettatamente, al termine dell’ultimo movimento “Place In The World Fades Away”, compare un coro di voci bianche: è la beatitudine, però vuota, è uno stato di non ritorno, è caos calmo.

Giunti al termine di questo viaggio faticoso ma incredibile siamo tentati di girare lo sguardo indietro. Non possiamo farlo: diventeremmo delle statue di sale come la moglie di Lot che, contravvenendo all’ordine degli angeli, si voltò per  guardare un’ultima volta la città di Sodoma. La demenza non contempla uno sguardo definito sul passato, rimangono solo dei ricordi confusi e sfuggenti, un’insopportabile malinconia. C’est fini: The Caretaker è morto, viva The Caretaker.

«May The ballroom remain eternal».

P.S. Un’edizione modificata di Everywhere,An Empty Bliss apparirà sul cd incluso nel catalogo della mostra di The Caretaker e Ivan Seal al FRAC Auvergne (Fonds Régional d’Art Contemporain Auvergne) di Clermont-Ferrand che si terrà dal 7 aprile al 16 giugno. Se non potete partecipare, il catalogo è acquistabile via Boomkat. I proventi delle vendite del catalogo andranno al FRAC Auvergne. E poi non stupitevi se adoro quest’uomo. 

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