Sting with strings

L'ex Police in piazza San Marco con il progetto Symphonicity

Recensione
pop
Scorrendo i commenti su Facebook dopo il concerto di Sting in Piazza San Marco a Venezia (nell’ambito del Venezia Jazz Festival), non mancano le perplessità, specie dei fans più "duri&puri" dei Police, che rimpiangono la genuinità "punk" (o dintorni) dell’artista che hanno amato qualche lustro addietro.
In realtà Sting è sempre Sting e lo è sempre stato. Era squisitamente pop allora e lo è a maggior ragione oggi, l’unica differenza è che allora il pop viaggiava veloce con la faccia rivolta al futuro, mente oggi viaggia comodamente – col cambio automatico e i sedili in pelle – rimirando le proprie glorie passate. Tutto qui.
E allora che dire di questo concerto che ha riempito la Piazza e che ha funzionato come un orologio svizzero? Che Sting è dannatamente in forma, da ogni punto di vista (fisico, vocale, performativo) e che il progetto Symphonicity – qui con un’Orchestra Filarmonica della Fenice tonica e reattiva per avere provato il concerto solo un paio di giorni – è un perfetto prodotto pop di largo consumo, che accontenta gli appassionati (non tutti, ma tant’è…) e le vecchie zie, che porta a San Marco signore in abito da sera e ragazzi in maglietta.
In questa veste orchestrale – arrangiata a più mani e diretta dalla scenografica Sarah Hicks – funzionano ovviamente meglio le canzoni dotate di un impianto più articolato e "vicino" al mondo orchestrale ("Russians", "Moon Over Bourbon Street"), mentre soffrono un po’ i classici dei Police (da "Roxanne" a "King Of Pain", partendo dalla "Every Little Thing She Does Is Magic" d’apertura), specie per una condotta ritmica soft che sottrae loro l’inconfondibile "tiro" di Stewart Copeland. Molto spazio anche alla produzione solista più recente di Sting, qualitativamente assai più banale, ma già ben tarata su una dimensione mainstream radiofonica che la fa scorrere via con grande leggerezza. Breve siparietto per il figlio Joe, che ripropone "Two Sisters" dal repertorio dei suoi Fiction Plane, e spazio anche per il breve momento solista di qualche orchestrale. Si chiude con una manciata di bis sigillata come un "Message In A Bottle" dal solo Sting con la chitarra. Tutti contenti, come la ricetta pop prescrive. E mantiene.

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