Macbeth inaugura a Fermo la stagione della Rete Lirica delle Marche

Al Teatro dell'Aquila con la regia di Pizzi

Macbeth (Foto Marilena Imbrescia)
Macbeth (Foto Marilena Imbrescia)
Recensione
classica
Teatro dell’Aquila, Fermo
Macbeth
12 Novembre 2022

E’ Pier Luigi Pizzi a firmare regia, scene e costumi di Macbeth, titolo che inaugura la stagione della Fondazione Rete Lirica delle Marche, in scena nello splendido Teatro dell’Aquila di Fermo. L’allestimento sarà poi ripreso negli altri due, altrettanto belli, teatri della rete, Fano, Teatro della Fortuna, e “Ventidio Basso” di Ascoli Piceno.

Nei suoi settant’anni di carriera Pizzi ha affrontato il titolo verdiano molte volte: per questa nuova produzione sceglie di utilizzare la versione parigina del 1865, ma senza i ballabili e senza il coro “Ondine e Silfidi”; come spiega nelle note di regia, ne ha voluto dare una lettura concisa e compatta, eliminando ogni legame con il grand opéra. Riferimento costante sono invece le indicazioni registiche presenti nel libretto, che Pizzi ritiene di seguire e di illustrare alla lettera, nella convinzione che Verdi sia sì un musicista geniale ma prima ancora un grande uomo di teatro. Così, contrariamente a quanto è solito fare, il regista drammatizza il preludio, mettendo in scena Macbeth e Banco di ritorno dalla battaglia che si abbracciano e si addormentano sotto la stessa coperta, uniti come due fratelli. Questa scena è funzionale  a sottolineare l’evoluzione psicologica del protagonista, che non nasce malvagio, ma che lo diventa dopo il presagio delle streghe e sotto l’influenza della moglie, rendendo ancora più orrenda l’uccisione di Banco. Una regia quindi che ha sottolineato gli elementi più cruenti della storia, come il cadavere di Duncano martoriato che nella scena evoca una deposizione, e quelli stregoneschi, con le apparizioni del terzo atto (la testa, il neonato insanguinato, il fanciullo incoronato e la sfilata degli otto re) presentate letteralmente come indicano le didascalie del libretto. Con risultato, quest’ultimo, forse un po’ naif, in un contesto scenografico invece di bell’effetto: le proiezioni tridimensionali in dissolvenza permettevano cambi di scena repentini e sorprendenti, mentre sul palcoscenico inclinato figurava solo una passerella nera per tutta l’opera. Neri anche i costumi, con l’eccezione dell’abito bianco e poi rosso di Lady Macbeth.

Sul piano vocale ed interpretativo si è apprezzato un ottimo cast, composto per la maggior parte da  artisti debuttanti nel ruolo, a cominciare dal giovanissimo  Diego Ceretta, al suo primo Verdi, alla guida della FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana che ha diretto con gesto molto chiaro e sicuro. Il ruolo del titolo è stato interpretato dal baritono albanese  Gezim Myshketa, che ha offerto una interpretazione molto intensa del complesso personaggio; molto nella parte anche Lidia Fridman, soprano dal timbro singolarmente cupo, nella sua prima  Lady; il ruolo di Banco è stato un debutto anche per Gianluca Margheri, a cui Pizzi, come altri registi, ha chiesto di sfoggiare per buona parte dell’opera il fisico atletico, e di cui si è apprezzata la padronanza vocale e la tenuta del palcoscenico. Di rilievo anche il tenore Matteo Roma debuttante in Macduff, che ha offerto una bella prova in “Ah, la paterna mano”.

Il Coro era  quello del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno diretto da Giovanni Farina. Molti gli applausi e gli apprezzamenti del pubblico.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

A Bergamo le giovanili “Chiara e Serafina” e “L’aio nell’imbarazzo” accanto a “La favorite”, successo del periodo francese

classica

Opéra Royal de Wallonie-Liège: Cecilia Bartoli nella Clemenza di Tito

classica

L’opera di Poulenc ha inaugurato con successo la stagione dell’Opera di Roma