Lovanio, sulle tracce della polifonia

Viaggio in Belgio, alla Casa della Polifonia e all'Abbazia del Parco a Lovanio

Recensione
classica

Il progetto della Casa della Polifonia di Lovanio, inaugurato nel 2011, procede di pari passo con il restauro della Abbazia premostratense che si trova ad Heverlee, nella zona sud della città belga capoluogo del Brabante fiammingo. Il suo quartier generale si trova nell'edificio che sovrasta la prima porta – Mariapoort – dalla quale si accede al Parco che circonda l'Abbazia, e nel suo piccolo auditorium si svolgono incontri, conferenze, concerti, master-class e altre attività volte ad esaltare il patrimonio polifonico franco-fiammingo che costituiva la lingua franca della cultura musicale europea del Quattrocento. L'idea di fondo è quella di favorire la collaborazione e il dialogo fra studiosi, ricercatori e musicisti sulla base di una sinergia fra l'Università di Lovanio, la Fondazione Alamire e l'Amministrazione comunale.

Presto la Casa della Polifonia avrà a sua disposizione un altro edificio nel quale collocherà la Biblioteca delle Voci, una grande collezione di fac-simile e di testi specialistici che contribuiranno a rafforzare la sua vocazione di polo musicologico europeo. Mentre procede l’allestimento della nuova veste museale dell'Abbazia, che riaprirà le sue porte a fine ottobre con il nome di Parcum - Museo del dialogo fra religione, arte e cultura, in questi giorni di fine di aprile nella Chiesa di San Giovanni Evangelista annessa al grande complesso conventuale si svolge il Festival Passie van de Stemmen (Voci di Passione) organizzato dalla Fondazione Alamire in collaborazione con 30CC, il centro culturale della città di Lovanio. Pur trattandosi di un piccolo festival di musica antica, rispetto a quelli estivi di Anversa e Bruges, è interessante per il luogo e il contesto nel quale si svolge, perché riflette l'attività di ricerca e di studio che anima la Casa della Polifonia.

Bart Demuyt, direttore della Fondazione Alamire e curatore del Festival nel corso di una intervista ha ricordato i punti di forza del progetto di valorizzazione del patrimonio musicale franco fiammingo che sarà progressivamente reso sempre più accessibile attraverso le nuove tecnologie. I meravigliosi manoscritti realizzati nella bottega di Petrus Alamire (ca. 1470-1536) destinati alle più importanti personalità storiche del tempo, come Filippo il Giusto, Margherita d’Austria, Carlo V, Enrico VIII, solo per citare i più famosi, sono stati digitalizzati e rappresentano una miniera dalla quale emergono i capolavori dei più importanti maestri dell'arte musicale del Quattrocento e dell'inizio del Cinquecento. «Il nostro futuro obiettivo è quello di creare copie digitali di tutti i manoscritti musicali relativi ai Paesi Bassi e di studiarli e commentarli rendendoli accessibili a tutti in alta definizione».

Demuyt parla con orgoglio della qualità tecnologica delle apparecchiature ribattezzate "Alamire Digital Lab", ricordando l'esperienza del lavoro svolto negli archivi della Biblioteca Vaticana: «A Roma circa cinquecento anni fa queste musiche sono state ascoltate per la prima volta durante le funzioni celebrate nella Cappella Sistina, e i suoi manoscritti contengono composizioni di Guillaume Dufay, Gilles Binchois, Josquin Desprez, Pierre de la Rue, Jean Mouton e altri maestri e cantori franco-fiamminghi. Ognuno di questi codici è stata realizzato in modo differente, con più o meno miniature e in differenti dimensioni, da quelli che richiedevano almeno due persone per essere trasportati a quelli che si potevano tenere nel palmo della mano…». Poiché i circa sessanta codici prodotti dallo scriptorium di Alamire si trovano in differenti luoghi d’Europa, fra cui Vienna, Monaco, Londra, Oxford, Firenze, Verona, Roma, Bruxelles, Bruges, Ghent, Montserrat, la creazione da parte della Fondazione dello Integrated Database for Early Music (IDEM) offre la possibilità di sfogliare una parte di queste opere d’arte. «Alla fine di questa estate anche le numerose immagini acquisite nei mesi di lavoro presso la Biblioteca Vaticana saranno messe online, e il database sarà anche il luogo nel quale affluiranno tutte le possibili informazioni e spiegazioni relative ai manoscritti», ha affermato Demuyt, e dunque basterà caricare la pagina idemdatabase.orgper cogliere la perfezione e la maestria dei codici alamirensi.

Nonostante le straordinarie potenzialità offerte da questo database, sentir risuonare queste polifonie nella Chiesa dell’Abbazia è un’esperienza impareggiabile. Raggiungere a piedi il Parco dal centro della città è facile, e consente di vedere gli edifici e i cortili dei collegi storici lungo la Naamsestraat – perché Lovanio prima ancora di essere la capitale della birra è il luogo del sapere nel quale Erasmo nel 1517 fondò il Collegium Trilingue, e le decine di migliaia di studenti universitari che la popolano oggi rendono la città viva e allegra – seguendo poi la Parkstraat. Dopo aver ascoltato il concerto dedicato a Jean Richafort dello Huelgas Ensemble e quello dedicato a Nicolas Gombert del Park Collegium ed aver parlato con i rispettivi direttori, Paul van Nevel e Stratton Bull, si percepisce meglio la prospettiva storica del paesaggio sonoro fiammingo. Ma di questi e di un prezioso codice riemerso quasi intatto dall’epoca d’oro della polifonia oltremontana parleremo nei prossimi contributi.

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