Gabetta e Goerner alla Filarmonica Romana

Roma: Brahms e Franck per la Filarmonica Romana

Sol Gabetta e Nelson Goerner  (Foto Max Pucciariello)
Sol Gabetta e Nelson Goerner (Foto Max Pucciariello)
Recensione
classica
Teatro Argentina, Roma
Sol Gabetta e Nelson Goerner
07 Novembre 2019

La centralità della musica da camera all’interno della nuova stagione dell’Accademia Filarmonica Romana è stata sottolineata, in occasione del concerto inaugurale, dal direttore artistico Andrea Lucchesini, il quale ha anche ricordato come questo repertorio offra un’esperienza d’ascolto più raccolta, quasi più intima. Un dato sicuramente avvalorato dal contesto ‘domestico’ nel quale esso – per esempio durante tutto l’Ottocento – veniva spesso eseguito. Nulla di più appropriato quindi che iniziare con un programma incentrato sulla trascrizione, ovvero quell’operazione con cui la musica veniva adattata di volta in volta, vuoi nei salotti dell’aristocrazia vuoi in quelli dell’alta borghesia, agli organici di cui si poteva disporre per ascoltare un qualsiasi brano in mancanza dei moderni mezzi di riproduzione sonora, si veda il caso dei quartetti di Beethoven adattati per pianoforte a quattro mani. Per la violoncellista Sol Gabetta e il pianista Nelson Goerner è stata però anche l’occasione per cimentarsi con due capolavori del repertorio romantico, come la Regen-Sonate di Brahms e la Sonata in la maggiore di César Franck, originariamente scritti, come è noto, per violino e pianoforte. In apertura del concerto, prima di entrare nei densi territori del tardo romanticismo, la Sonatina op. 137 n. 1 di Franz Schubert – appositamente arrangiata dalla Gabetta per il proprio strumento – ha rappresentato un piacevole ‘aperitivo’ musicale, col violoncello che andava a contrappuntare la scrittura pianistica in modo particolarmente delicato, rafforzando la sensazione di tenerezza che, insieme a una sorta di bucolica festosità, pervade questo lavoro scritto dal compositore viennese nel 1816. Giocando sempre su una perfetta intesa i due interpreti – due argentini sul palcoscenico del Teatro Argentina, non è un gioco di parole – hanno quindi proposto la Sonata op. 78 di Brahms, con particolare attenzione ai momenti più struggenti che la partitura presenta, in particolare nello sviluppo del primo movimento e nel finale, dove la Gabetta è risultata particolarmente fluida e decisamente trascinante nella malinconica melodia del celebre Regenlied che Brahms utilizza in questo lavoro. Viceversa Nelson Goermer ha faticato non poco per tenere a bada lo Steinway fin troppo brillante che aveva a disposizione, non proprio lo strumento ideale per le corpose sonorità che Brahms richiede in questa sonata. Tanto più che Sol Gabetta poteva viceversa contare su uno Stradivari del 1717 dalla voce particolarmente calda ed espressiva, voce che è stata poi protagonista nel capolavoro di Franck, il brano ha occupato l’intera seconda parte del concerto. Qui l’uso del violoncello ha sicuramente regalato toni più scuri di quelli ai quali si è abituati col violino e i due interpreti hanno fatto un ulteriore salto di qualità nella ricerca di una timbrica funzionale alla musica eseguita. Con un particolare plauso al lavoro svolto proprio dal pianista – Goerner ha dimostrato un’ampia padronanza tecnica e una eccellente sensibilità espressiva – malgrado nel secondo movimento si sia lasciato tentare da un tempo eccessivamente rapido, a scapito della forte carica drammatica che la ricca scrittura di Franck affida allo strumento a tastiera. La velocità pura non è tra gli obiettivi primari di questo compositore, nella cui fondamentale opera organistica si cela forse il vero senso di un linguaggio sempre estremamente complesso. Molto più appropriata la scelta del tempo negli altri movimenti, in particolare nell’Allegretto poco mosso che conclude la Sonata, probabilmente quello nel quale la serena cantabilità del violoncello è riuscita a dare i risultati più convincenti, facendo quasi per nulla rimpiangere la presenza del violino originariamente previsto.

Molto ampia la partecipazione del pubblico a questo primo concerto della stagione della Filarmonica all’Argentina, grande successo per i due interpreti che hanno infine concesso due bis, concludendo con una trascinante esecuzione del secondo movimento dalla Sonata op. 40 di Šostakóvič, unico lavoro originale per violoncello e pianoforte proposto durante la serata.

 

 

 

 

 

 

 

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