Firenze: Tosca all’Eur 

Con un trascinante Daniele Gatti sul podio, trionfo al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino per Tosca anni ‘30 con la regìa di Massimo Popolizio dichiaratamente ispirata al Conformista di Bernardo Bertolucci

Tosca (Foto Michele Monasta)
Tosca (Foto Michele Monasta)
Recensione
classica
Teatro del Maggio Fiorentino
Tosca
24 Maggio 2024 - 08 Giugno 2024

La non mai dimenticata Tosca di Jonathan Miller del 1986, poi più volte ripresa, si svolgeva nella Roma occupata dai nazisti, quella di Roma città aperta di Rossellini; questa Tosca andata su il 24 al Teatro del Maggio, per cui Massimo Popolizio scrive nelle note di regìa di ispirarsi al Conformista di Bernardo Bertolucci, ci porta negli anni Trenta, nei rigori marmorei delle geometrie colossali dell’Eur fascista, con gli sgherri di Scarpia reinterpretati come crudeli e beffardi scherani dell’Ovra, e un popolo ancora plaudente, mosso con sicurezza dalla regìa, che nel Te Deum del primo atto si dimostra prono ed entusiasta del doppio regime, appena concordato fra fascismo e chiesa. Nonostante la monumentalità dell’impianto, le scene di Margherita Palli (con i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Pasquale Mari) si muovono agilmente delineando con sicurezza di resa visuale un  Sant’Andrea della Valle spoglio e severo, un  palazzo Farnese-palazzo Venezia e un geometrizzante Castel Sant’Angelo dominato dalla bella statua dell’angelo. Anche Tosca è qui reinterpretata nelle movenze con una sciolta e sofisticata gestualità anni Trenta, sottraendola a quel che di maestosamente carnale e un po’ popolano che di Tosca costituisce tradizionalmente una parte del fascino, ciò che avalla una Tosca più adatta alle corde, liricamente eleganti più che drammatiche, di Vanessa Goikoetxea, che però queste corde le amministra bene e con “scenica scienza” adeguata; accanto a lei il Cavaradossi di Pietro Pretti, forse al di sotto per tinta naturale alle acmi più drammatiche e eroiche che la tradizione attribuisce al personaggio, dosa con molta intelligenza i suoi mezzi, mentre chi non ha bisogno di dosarli è il potente Scarpia di Alexey Markov, davvero impressionante nella grandiosità del finale del primo atto ma anche meno sornione e sottile di quanto si potrebbe desiderare nel secondo. Fatte queste riserve, peraltro, va detto che tutti e tre gli interpreti principali sono stati letteralmente osannati dopo le loro pagine celebri e negli applausi finali da un pubblico a dir poco entusiasta di loro e di tutti gli artisti del cast, fra cui segnaliamo l’ottimo Angelotti di Gabriele Sagona, e naturalmente il pastorello (qui insolitamente collocato in scena con alle spalle altri bambini che giocano alle piastrelle), che in questa prima recita era Marta Sacco e nelle  successive sarà un altro componente (Lorenzo Mastroianni, Spartaco Scaffei, Angélique Becherucci e Ileana von Wachter) di quella bella realtà di questo teatro che è il coro di voci bianche, impegnato nel suo insieme nel primo atto, e così la direttrice del coro di voci bianche e il direttore del coro, Sara Matteucci e Lorenzo Fratini, si sono presi la loro bella dosa di applausi, che si sono ulteriormente arroventati all’apparire di Daniele Gatti, la cui Tosca possente e sontuosa, ma come sempre sofisticata e ricca di tratteggio dei particolari preziosi della partitura, è stata seguita con la consueta fedeltà e bravura dall’orchestra; e anche il team realizzatore dello spettacolo è stato assai festeggiato. A vedere il teatro pieno che di più non si poteva e palesemente soddisfatto, non c’è che da riflettere sulla capacità di risorgere di un teatro che nemmeno un anno fa molti davano per morituro, come più volte raccontato sul GdM da chi scrive.

P.S. Il teatro ha diffuso il video del finale visto “dall’altra parte” con i tecnici di scena, affiatati ed efficienti, che muovono gli elementi scenici e intanto e spingono la consueta pila di materassi ammortizzante la caduta di Tosca dagli spalti dopo il suo fatale “Scarpia, davanti a Dio!”.  Godetevelo!

 

 

 

 

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