Festival Aperto al via

A Reggio Emilia dal 18 settembre al 24 novembre trenta spettacoli sulla scia del “principio speranza”

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Mahler Chamber Orchestra
Mahler Chamber Orchestra

“Principio speranza”: evoca la filosofia di Ernst Bloch d’edizione 2021 del festival Aperto di Reggio Emilia, che sabato 18 settembre ha avviato un cartellone che si dipana fino al 24 novembre comprendendo 30 spettacoli, 43 repliche complessive, 11 produzioni e coproduzioni, 8 prime assolute e italiane. Tra i tanti artisti presenti troviamo Dimitris Papaioannou, Peeping Tom, i solisti della Mahler Chamber Orchestra e il duo pianistico Katia e Marielle Labèque.

Concerti, opere, performance, coreografie, installazioni, spettacoli, multimedia per interrogarsi su una contemporaneità che non può che nutrirsi, appunto, del “principio speranza”.

Come sottolinea Paolo Cantù, direttore generale e artistico della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, «il Festival Aperto da sempre propone con il suo programma di spettacoli un’indagine sui linguaggi espressivi contemporanei a partire dalle riflessioni su temi di grande respiro. In questa edizione, che vorrebbe segnare la ripartenza, occorre affidarsi al “principio speranza”, evocando la filosofia di Ernst Bloch, che incarna quella continua tensione verso il futuro – insufficiente e necessaria insieme – che ci restituisce ogni volta la direzione e il senso del nostro agire».

Paolo Cantù
Paolo Cantù

Quali sono i caratteri principali dell’edizione 2021 di Festival Aperto? E che significato assume questa proposta alla luce del periodo segnato dalla pandemia che abbiamo vissuto e che, per vari aspetti, stiamo ancora vivendo?

«Proprio la volontà di ripartire, di riappropriarci del nostro tempo e spazio e tornare a riempirlo di arte ci ha spinti a prendere come punto di riferimento di questa edizione del Festival Aperto il pensiero di un filosofo utopista e marxista: il concetto che abbiamo posto al centro della nostra visione è che la speranza è un atto di volontà, un esercizio di ottimismo razionale e consapevole. I momenti di crisi sono stati importanti per confrontarci con gli artisti e dare possibili direzioni al futuro e dunque capire come uscire dallo stallo. In questo quadro assume un significato caratteristico la scelta di inaugurare il programma di quest’anno con l’opera multimediale The End of the world, una celebrazione della bellezza del mondo attraverso la rappresentazione del disastro ecologico che sta affrontando il pianeta, con protagonisti sono il pianista ucraino Lubomyr Melnyk, la violoncellista canadese Julia Kent e il collettivo torinese Spime.IM».

Nel programma coabitano musica, danza, teatro, e così via. Qual è la visione del panorama creativo contemporaneo che ne emerge?

«Il nostro è un festival “aperto” di nome e di fatto, quello che ci impegniamo a fare ogni volta è osservare lo stato dell’arte delle espressività artistiche dell’oggi e proporne una selezione la più varia, competa e inclusiva. Sono convinto che il mondo artistico contemporaneo sia vivo e vitale, e il nostro festival vuole lanciare uno sguardo il più aperto possibile sulle diverse declinazioni creative dei nostri giorni, valorizzando soprattutto quelle che ci pongono delle domande. Tutto questo è tanto più importante se viene accompagnato dall’impegno per tornare ad ospitare il nostro pubblico al pieno delle nostre possibilità: questo è un obbiettivo che deve essere perseguito e ci vede impegnati in maniera convinta».

Per un direttore artistico è sempre difficile scegliere, ma voglio comunque forzare un poco la mano: tra tutti gli appuntamenti di questo nuovo cartellone, quali consideri assolutamente da non perdere?

«Certo che è difficile scegliere, tutti gli spettacoli sono stati scelti per un motivo particolare, ognuno di loro rappresenta in un qualche modo un messaggio specifico. Ma, se non posso sottrarmi alla domanda, direi la mitologia, i simboli e le metafore del visionario Papaioannou. Poi gli omaggi a Stravinskij, con i Solisti della Mahler Chamber Orchestra e il duo pianistico di Katia e Mariella Labèque, e a Dante Alighieri, con Vox in Bestia di Laura Catrani, e Intelletto d’amore (e altre bugie), nato dalla collaborazione del violoncellista Michele Marco Rossi con Andrea Camilleri».

Il programma completo si trova sul sito www.iteatri.re.it.

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