Yves Tumor va in paradiso

Il nuovo lavoro del nomade artista statunitense Sean Bowie, fra glamour e sperimentazione

Heaven to a Tortured Mind Yves Tumor
Disco
pop
Yves Tumor
Heaven to a Tortured Mind
Warp
2020

Con quello pseudonimo che colpisce come uno schiaffo in faccia, Yves Tumor, lo statunitense Sean Bowie (artista nomade, per un certo tempo residente anche a Torino) è personaggio che non ha intenzione di passare inosservato. Allo stesso modo, ciò che produce: variazione sui canoni della black music insieme sperimentale e smaccatamente pop.

Chi è Yves Tumor?

Così è almeno da Safe in the Hands of Love, terzo album della serie ma primo con il marchio Warp, che lo distribuì nel settembre 2018, mentre nei precedenti – in particolare Serpent Music del 2016 – era evidente l’attitudine avant-garde dovuta a un’infatuazione giovanile per i Throbbing Gristle di Genesis P-Orridge. In Heaven to a Tortured Mind la vocazione appena descritta viene acuita e perfezionata, dando corpo a un disco di eccezionale forza espressiva.

Il compito d’introdurlo spetta all’eloquente “Gospel for a New Century”: numero funk dall’andamento claudicante che attraverso una linea melodica di micidiale efficacia mette in mostra un fascino conturbante, raffigurato coerentemente dall’atmosfera equivoca e allucinata del video che lo accompagna.

Siamo in una zona in cui s’incrociano lo Sly Stone dei momenti tenebrosi, il Prince più malfamato e la memoria remota dello Shuggie Otis nel classico di culto Inspiration Information, ovvero – per allinearsi alla contemporaneità – il recente esempio di Moses Sumney, tanto sul piano dell’inclinazione musicale quanto in termini di approccio alle questioni di genere (ecco a tale proposito il cupo R&B di “Identity Trade”). “Posso essere qualsiasi cosa”, afferma perciò nel verso iniziale di “Kerosene!”: languida ballata soul dove duetta con la voce femminile di Diana Gordon, prima dell’irruzione prepotente di una chitarra elettrica che sposta l’asse del suono in direzione rock.

La medesima combinazione di fattori informa pure “Super Stars” e – all’epilogo – “A Greater Love”, episodi nei quali il protagonista sfodera un falsetto ostentatamente sensuale, al suo apice erotico in “Strawberry Privilege”.

Durante il viaggio, scandito da 12 tappe e lungo 36 minuti e mezzo, Yves Tumor osserva il fenomeno ottico delle Luci di Hasdallen, intona un Blues a un Asteroide e cita persino – in “Medicine Burn” – la diabolica creatura con “la testa mozzata e seicento denti” evocata dal visionario Hunter S. Thompson in Better Sex. Ottiene così un cocktail con pari dosi di glamour e radicalità: esercizio di equilibrio raro e ammirevole.

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