Quattro grandi artisti ispirano Alejandro Fasanini

Nel disco Let it appear il compositore argentino omaggia Federico Fellini, Vincent van Gogh, Walt Whitman e Luis de Pablo

Orchestra Artphonus diretta da Ivan Gambini (foto Teatro della Fortuna di Fano, pannelli dipinti durante la registrazione da Giuliano del Sorbo)
Orchestra Artphonus diretta da Ivan Gambini (foto Teatro della Fortuna di Fano, pannelli dipinti durante la registrazione da Giuliano del Sorbo)
Disco
classica
Alejandro Fasanini
Let it appear
Sonicart Music Production/Etnica edizioni
2022

Con Let it appear, l’ultimo disco di Alejandro Fasanini, edito da Sonicart Music Production /Etnica edizioni, ancora una volta l’ispirazione musicale è cercata nelle figure di alcune grandi personalità che hanno segnato la storia: se con Sonatas para vivir (recensito su questo sito) erano uomini e donne distintisi per il loro impegno civile, ora sono quattro grandi artisti, per altrettanti concerti per orchestra, a stimolare la corda creativa del compositore argentino. Quattro artisti molto diversi (Federico Fellini – Vincent van Gogh – Walt Whitman – Luis de Pablo) e attivi in campi diversi del mondo artistico, che affascinano Fasanini per il loro modo originale di esprimersi e per ciò che rappresentano.

Nel brano intitolato a Fellini (Fell in I love) è l’aspetto onirico e simbolico dei suoi film e la libertà nella percezione della realtà a stimolare la creazione musicale;  per Whitman e van Gogh sono invece  le circostanze legate alla loro morte ad esercitare in qualche modo una seduzione sul compositore, mentre Depableando è un omaggio al proprio maestro.

Apre il disco Twice - born Vincent, che dice Fasanini essere legato ad un episodio particolare della biografia di van Gogh: figlio di un pastore presbiterale, Vincent nacque il 30 marzo del 1853, esattamente un anno dopo la nascita del fratello maggiore, nato morto, anche lui chiamato Vincent, e per beffarda coincidenza registrato allo stato civile sotto lo stesso numero, il 29. Il fratello venne sotterrato in una tomba, in cui era scritto “Vincent Van Gogh, 30 marzo 1852”, vicino alla canonica dove il padre celebrava i riti; Vincent, non   appena ebbe imparato a leggere, riconobbe il proprio nome sulla stele funeraria.  Non avendo i genitori rispettato l’anno di lutto per la morte del primo figlio, Vincent si sentì tutta la vita un suo doppione e anche depositario della colpa e vergogna dei genitori. Questa duplicità  si avverte nel brano a lui ispirato, che si apre con la melodia cantabile del violoncello stagliata contro un indistinto tessuto sonoro nel registro sovracuto dell’orchestra, che contrasta con la sezione successiva dove prevalgono fiati e percussioni, in un discorso spezzato per accordi di diverso colore timbrico.

In Captain Whitman invece viene rievocato il famoso funerale dello scrittore americano attraverso le parole di Guillaume Apollinaire, che racconta di una giornata memorabile in cui tremilacinquecento persone accorsero per rendere omaggio al suo feretro: tra barbecue, bevute, scazzottate e musica il grande poeta democratico fu sepolto. Qui la musica inizia cupa, piena di tensione, su un continuum sonoro, un magma indistinto che fa da sfondo agli interventi di strumenti solisti. In primo piano ci sono sempre la ricerca timbrica e coloristica, che chiede agli strumenti effetti sonori suggestivi, e ritmica, qui sottolineata dall’uso importante delle percussioni.

Contrasti di tessitura (dall’irruento ripieno orchestrale alla rarefazione di sezioni con pochi strumenti) scrittura complessa in contrappunto che intreccia le voci strumentali, ricerca di sonorità particolari: questi i caratteri anche di Fell in I love; mentre Depableando è un omaggio a  Luis de Pablo,  verso cui Fasanini provava una profonda riconoscenza e a cui era legato da un forte legame di affetto. Fasanini riuscì a far vedere la partitura di questo concerto al suo maestro, che morì poco dopo.  Anche questo brano si apre con un continuum sonoro su cui emergono il fagotto e l’oboe, seguito da un assolo di violoncello che introduce a sua volta una sezione molto ricca timbricamente e di grande vivacità ritmica.

Fasanini  definisce questi quattro concerti per orchestra “concerti di musica classica di inizio secolo”:  il suo linguaggio è sicuramente legato alla tradizione della musica colta del primo Novecento, ed esprime grande rigore e perizia soprattutto nelle pagine di densa polifonia contrappuntistica. Certo non è musica per tutti, per la mancanza di un accattivante tematismo che possa sedurre l’orecchio, e di un centro tonale che crei dei riferimenti; ma la difficoltà di ascolto, nonché quella esecutiva, si stempera attraverso il fascino della ricerca del colore musicale, che avviene non solo attraverso le scelte timbriche, ma anche per mezzo  della texture armonica e la continua implacabile varietà dei ritmi. L’impulso creativo, dice Fasanini, può nascere in lui da una mescolanza di timbri, che crea  a sua volta un’emozione, o magari da un singolo intervallo melodico, su cui viene costruita “una torre di intervalli”.  E tutto nella massima libertà tonale.

Suona l’orchestra Artphonus diretta da Ivan Gambini.

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