L’ultimo Debussy per il debutto di Axel Trolese

Il giovane pianista affronta gli ultimi due cicli del compositore francese nel suo primo disco

Axel Trolese - the Late Debussy
Disco
classica
Axel Trolese
The late Debussy
Movimento Classic
2017

Il clima che avvia i festeggiamenti dell’anno debussiano, a un secolo dalla morte del compositore, invita a riprendere il lavoro che ha segnato l’esordio discografico di Axel Trolese, The late Debussy. Pensato inizialmente per commemorare il centenario della Grande Guerra, il disco raccoglie gli ultimi due cicli pianistici scritti dal compositore francese nel 1915, le Six Épigraphes Antiques nell’elaborazione per pianoforte solo e l’integrale degli Studi pianistici. Non vi è dubbio quanto l’ascolto possa tradire l’identità anagrafica del pianista, appena ventenne, formatosi con gli esponenti di quella che si può oggi definire la Nuova Scuola Pianistica Italiana, che conta tra i suoi esponenti Maurizio Baglini e Roberto Prosseda, prima di incontrare Denis Pascal a Parigi e Benedetto Lupo all’Accademia di Santa Cecilia a Roma.

La capacità del suono di fondersi a un pensiero musicale così ben definito si addice infatti maggiormente a un pianista già ben avviato, capace di far rivivere questa musica da un’attenta coesione dei vari elementi che la compongono, animati da un’innata capacità di cogliere il senso del minimo dettaglio. Un’attitudine che si evidenzia nell’intera serie degli Studi, a partire dal primo Pour les cinq doigts d'après monsieur Czerny, in cui lo sberleffo riservato al grande didatta sottende esplosioni timbriche di straordinaria efficacia. L’esercizio sulle terze fa dimenticare ben presto l’impegno tecnico richiesto pur di mostrarsi in tutta la sua liricità, mente il “librement rythmé” del Pour les octaves sembra anticipare perfettamente la vivacità del “moto leggiero” del successivo, contraddistinto da un gesto capace di preservare la scrupolosa dizione che avvolge ogni singola nota prima di fluttuare da una regione all’altra della tastiera.

Su tali presupposti si avvia l’esecuzione dei rimanenti sei Studi dal secondo libro, la cui freschezza interpretativa rivela una rinnovata aderenza al testo, arricchito da suggestioni capaci di rievocare il suono, seppur lontano, di interpreti del calibro di Samson François. Ne è la prova il penultimo studio, Pour les arpèges composés, in termini di varietà timbrico, controllo e capacità di piegare l’esuberanza virtuosistica al servizio di una musicalità che sembra non volersi prosciugare mai.

Se i dodici Études finiscono per confrontarsi con le esecuzioni dei pianisti che hanno solcato la scena per un secolo intero, la serie delle Épigraphes si colloca nella discografia insieme a poche altre rarissime incisioni, se non nella più nota versione per pianoforte a quattro mani. Come ben riportato all’interno del booklet curato dallo stesso Trolese, la raccolta è il risultato dell’elaborazione di altri pezzi dello stesso Debussy. Un motivo in più per immergersi nel catalogo di questo immenso compositore, in compagnia di un interprete tra i più raffinati della sua generazione.

 


 

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